Stanco e un po' nervoso. La prima volta del Milan senza il miglior Ibra

Zlatan, i duelli persi e le accuse al gruppo. Anche Pioli nel mirino per le scelte tattiche

C'è sempre una prima volta. C'è una prima volta del Milan che rimane a secco di gol dopo una striscia che durava da una vita, dal giugno 2020, e che sembrava fosse diventata il marchio di fabbrica. Un errore di Ibra sotto porta, una girata di Mandzukic deviata da Gollini e un palo esterno scheggiato da Diaz in pieno recupero sono stati gli unici segnali di vita. Troppo poco. È questo il dato su cui da ieri mattina Pioli e lo staff tecnico del Milan hanno cominciato a riflettere e a discutere per coglierne le spiegazioni autentiche. C'è sempre una prima volta anche per Stefano Pioli, fin qui colmato di lodi e di onori e censurato dopo la sfida con l'Atalanta in particolare per la scelta iniziale di Meitè trequartista decisa dopo qualche test veloce a Milanello, a dimostrazione che nel calcio moderno si può anche improvvisare ma senza immaginare che ci siano meccanismi, intese e compiti particolari che si possono mandare a memoria in poche ore. Se la motivazione, come appare evidente, era quella di opporre fisicità alla fisicità dell'Atalanta, forse la posizione di Meitè più giusta sarebbe stata al fianco di Kessiè, al posto di Tonali risultato soffocato dalla concorrenza di Pessina, altro esponente del vivaio milanista sacrificato nell'era Fassone-Mirabelli per l'affare Conti.

C'è una prima volta anche per Ibrahimovic, pronto a presentarsi dinanzi ai microfoni dopo la pesante lezione ricevuta ma autore di osservazioni tecniche che hanno inaugurato un registro calcistico completamente diverso rispetto a quello precedente da lui utilizzato all'alba di questa nuova esperienza milanista. Per la prima volta, appunto, Ibra invece di guardare alla sua prova e ai tanti duelli persi con Romero, autore tra l'altro del gol dell'1 a 0 che ha spostato subito l'inerzia della partita dalla parte dell'Atalanta, ha puntato il dito sul proprio isolamento e sulla fragilità - temperamentale - del gruppo. Certo: la fragilità è un segno caratteristico del gruppo giovani e quelli del Milan l'hanno fin qui superata grazie al contributo dei più stagionati. Hanno bisogno di essere trascinati: si esaltano quando i più esperti tra di loro alzano l'asticella, si deprimono quando scoprono negli stessi una giornata di discutibile vena. C'è infine una prima volta nel cogliere qualche sintomo di evidente stanchezza fisica, smentita da Pioli, che pure parrebbe giustificata dagli impegni fin qui scanditi da tre partite in più (con annessi supplementari e rigori all'ultimo appuntamento) per scollinare i preliminari di Europa league. Il derby di coppa Italia di domani sera sarà il primo banco di prova sul tema e si coglieranno molte verità (se puntare sulla coppa o preservare il campionato) dallo schieramento scelto da Pioli nel quale, al netto della squalifica di Donnarumma, dovrebbero arrivare molte novità. Assente sicuramente Kalulu dopo il trauma contusivo al muscolo obliquo dell'addome che rallenta il trasferimento di Musacchio al Parma (l'argentino sta riflettendo e vorrebbe restare fino a fine stagione).

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Commenti

widmer.v.r

Lun, 25/01/2021 - 13:13

con una formazione sballata fin da subito, stavolta Pioli non ha fatto il meglio; il milan ha giocato con troppa "flemma" nei suoi centrocampisti che sono apparsi lenti e sempre in ritardo, considerata anche sempre l'inferiorità numerica nel mezzo: giocare con 2 attaccanti più castillejo contro una squadra forte e che corre a mille è stato un azzardo che ha massacrato il milan; Ibra non può cantare e portare la croce sempre da solo.