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La stanza di Feltri

La politica del pagate voi che poi... ci pensiamo noi

La differenza è soltanto una: quando Trump mette mano alla spesa pubblica, si parla di populismo. Quando lo fanno i nostri fenomeni, si parla di politica economica

US President Donald Trump speaks to the media prior to boarding Air Force One at Joint Base Andrews, Maryland on September 11, 2026. Trump is flying to Ireland where he will attend the Irish Open golf tournament at his family's course at Doonbeg over the weekend. (Photo by Brendan SMIALOWSKI / AFP)

Caro direttore Feltri,

tutti a meravigliarsi dell’offerta di scambio di 5mila dollari proposta da Trump agli elettori americani: costo 1200 miliardi. E allora è il caso di ricordare agli smemorati che il premier per caso Conte per raccogliere i 170 miliardi che gli ci vollero per far sfoggio dello sciagurato bonus 110 prese circa la stessa cifra, 4300 euro, dalle tasche di ciascuno di noi. Il grande ballista e Giuseppi dissipatori di pubblico denaro di uguale forza.

Francesco Cigna

.Caro amico,

la faccenda è davvero commovente. Trump promette 5.000 dollari agli americani e improvvisamente i custodi della morale pubblica scoprono che i soldi dello Stato, costano denaro. Che rivelazione. Peccato che la memoria, quando serve a fare le pulci agli avversari, sia sempre prodigiosa, mentre quando bisogna ricordare le proprie imprese diventi selettiva come un commercialista sotto processo. Da noi abbiamo avuto il mirabolante Superbonus 110%, quella geniale trovata per cui lo Stato pagava più di quanto il lavoro costasse e il conto, naturalmente, finiva sulle spalle dei contribuenti. Un meccanismo talmente brillante che, a forza di regalar soldi, siamo riusciti nell’impresa di scoprire che prima o poi qualcuno quei soldi deve tirarli fuori. E quel qualcuno, guarda caso, non era Babbo Natale. La differenza è soltanto una: quando Trump mette mano alla spesa pubblica, si parla di populismo. Quando lo fanno i nostri fenomeni, si parla di politica economica. Quando lo fa l’avversario è clientelismo. Quando lo facciamo noi è redistribuzione. Quando paga Trump è uno scandalo. Quando paghiamo noi è solidarietà. Naturalmente

la solidarietà, in Italia, ha sempre la curiosa abitudine di partire dal portafoglio degli altri. Alla fine la politica ha inventato una formula meravigliosa: promettere soldi a tutti senza mai pronunciare la parola «conto». Perché il conto arriva sempre, dopo. E, soprattutto, arriva sempre a qualcun altro. Dunque non stupiamoci se americani e italiani applaudono chi promette regali. Il vero miracolo non è distribuire denaro: è riuscire a far credere a chi paga di essere quello che riceve. E in questo campo, diciamolo, abbiamo avuto maestri insuperabili. Altro che America First. Da noi vige da anni il più prosaico: «Pagate voi, che poi ci pensiamo noi».

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