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La stanza di Feltri

Non è neanche un campo largo, è un recinto di conformisti

Un tempo si parlava al proletariato, oggi si strizza l’occhio a chiunque possa garantire consenso. Operai? Troppo pochi. Allora insegnanti, artisti, magistrati, intellettuali, associazionismo, minoranze, nuove identità

Pace, lavoro, verde. I tormentoni estivi del centrosinistra in cerca di un nome

Caro direttore Feltri, il «campo largo» è un campo di gramigna: i partiti che lo compongono raccolgono l’eredità del vecchio Pci, portatore di un’ideologia infestante che ha provocato enormi danni al paese e che continua a provocarne. Mediante un’abile politica comunicativa, ha dapprima catturato il favore di operai e contadini facendo loro credere che sarebbero diventati i protagonisti della storia, dedicandosi poi, una volta diminuito il peso elettorale di tali categorie, ad altre classi sociali usando la sempreverde antifona dell’antifascismo e/o assicurando favori e protezione. In tal senso va letta la corposa adesione di magistrati, artisti, mondo Lgbtq, corpo insegnante e ora, ahimè, anche mussulmani, alla loro scellerata ideologia. Un gregge di pecoroni che si credono più intelligenti, più bravi, più giusti, più democratici, perfino più belli, per il solo fatto di dichiararsi di sinistra. Un’antica tattica comunista per catturare voti. Che tristezza constatare quanti ingenui cadano nelle loro perverse trame.

Alberto Tonini- Milano

Caro Alberto, la sua metafora della gramigna è efficace, ma rischia di essere troppo benevola: la gramigna, almeno, serve a qualcosa, mentre certe ideologie sembrano avere come unica vocazione quella di sopravvivere a se stesse. Il vecchio comunismo italiano è morto da un pezzo, almeno sulla carta, ma i suoi fantasmi continuano a circolare con sorprendente vitalità, cambiando abito a seconda delle convenienze.

Un tempo si parlava al proletariato, oggi si strizza l’occhio a chiunque possa garantire consenso. Operai? Troppo pochi. Allora insegnanti, artisti, magistrati, intellettuali, associazionismo, minoranze, nuove identità. Basta sostituire la vecchia falce e martello con qualche parola d’ordine aggiornata e il gioco è fatto. L’importante è conservare il principio fondamentale: noi siamo i buoni, gli altri sono gli impresentabili. E guai a dissentire. Chi non si adegua viene immediatamente sistemato nella casella degli ignoranti, dei retrogradi, dei fascisti, quando non addirittura dei nemici della democrazia. È una tecnica vecchia come il cucco: non convincere l’avversario, delegittimarlo. Funziona ancora, perché il conformismo, contrariamente a quanto si pensa, non è affatto morto. Anzi, gode di ottima salute. Il problema, però, non sono solo i pastori. Sono anche le pecore che accettano volentieri di farsi guidare, purché qualcuno prometta loro di essere dalla parte giusta della storia. E questa, più che una tragedia politica, è una miseria intellettuale. Alberto, altro che campo largo: qui siamo davanti a un recinto piuttosto affollato. E il recinto, purtroppo, è sempre lo stesso.

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