Caro Feltri, il grave malore che ha colpito Alessandro Di Battista a Cuba ha suscitato messaggi di solidarietà praticamente da tutto il mondo politico. È possibile che servano la malattia e la paura della morte per renderci nuovamente capaci di umanità?
Alberto Rossi - Milano
Caro Alberto, non ho mai condiviso quasi nulla delle idee politiche di Alessandro Di Battista e suppongo che lui possa vivere serenamente sapendo di non avere la mia approvazione. Ma che cosa c’entra questo con il malore che lo ha colpito? Assolutamente nulla.
Quando un uomo di 48 anni finisce improvvisamente in ospedale a migliaia di chilometri da casa, dopo avere perso conoscenza, non è più il momento di domandarsi se sia grillino, comunista, liberale o monarchico. È un essere umano che sta male. Punto. E trovo confortante che stavolta la politica italiana, da destra a sinistra, sia riuscita a ricordarsene. Il ministro Tajani si è immediatamente interessato alle sue condizioni, Palazzo Chigi ha predisposto un eventuale volo sanitario per riportarlo in Italia e sono arrivati messaggi di vicinanza da ogni parte. È la normalità. Eppure siamo talmente abituati all’odio che ormai la normalità ci sembra una notizia.
Abbiamo visto, anche in occasione della morte di Silvio Berlusconi, persone incapaci di deporre il rancore persino davanti a una bara. Qualcuno festeggiò, qualcun altro trasformò il lutto in un’ultima occasione per sputare veleno. Non era critica politica. Era miseria umana.
Aggiungo una cosa su Di Battista. Gli si possono rimproverare molte posizioni e io stesso gliene ho contestate parecchie. Ma gli riconosco una qualità che in politica è diventata quasi esotica: ha pagato personalmente alcune delle proprie scelte. Quando avrebbe potuto accomodarsi nella politica professionale, ha scelto più volte strade meno convenienti. Ha lasciato il Movimento quando non ne condivideva più la linea e non ha trascorso gli anni successivi elemosinando una poltrona. Si è dedicato ai suoi reportage continuando a sostenere idee che io spesso considero sbagliate, ma nelle quali evidentemente lui crede.
Forse è anche per questo che oggi tanta gente lontanissima politicamente da Di Battista gli augura sinceramente di guarire. Io sono tra questi. La politica ricomincerà presto a dividerci, com’è giusto che sia. Per litigare con qualcuno, però, bisogna prima augurargli di tornare in piedi. Quindi, Alessandro, rimettiti. Avremo tutto il tempo per tornare a non essere d’accordo.
