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Storia

Una tavoletta di cioccolato per uccidere Winston Churchill

Nel 1943 il controspionaggio inglese scoprì un piano per assassinare Winston Churchill attraverso una tavoletta di cioccolato esplosivo.

L'ora più buia dello statista tra trionfo e furia popolare

Una raffinata confezione di cioccolato fondente impreziosita da eleganti scritte dorate che avrebbe fatto gola a chiunque in tempi di razionamento, anche al primo ministro britannico Sir Winston Churchill, un uomo di ferro che difficilmente avrebbe rinunciato a una piccola debolezza a fine pasto. Era questo il principio alla base di uno dei più strani complotti attribuiti all’intelligence della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale: assassinare il primo ministro servendogli una tavoletta di cioccolato esplosiva.

La storia risale al 1943, quando la guerra era ormai entrata in una fase decisiva e il primo ministro britannico rappresentava uno dei principali obiettivi delle sfortunate spie tedesche. Eliminare l’uomo che aveva ispirato la strenua resistenza della Gran Bretagna durante i giorni più difficili del Secondo conflitto mondiale, quando tutto appariva perduto, avrebbe significato infliggere un colpo durissimo alla leadership politica britannica e, potenzialmente, compromettere gli equilibri all’interno dello schieramento alleato che divergeva sui piani strategici da opporre all’Asse.

Secondo le informazioni ottenute dall’MI5, il servizio di controspionaggio inglese, gli agenti tedeschi avevano studiato un piano per introdurre in Inghilterra delle “tavolette di cioccolato” opportunamente modificate per essere sistemate alla tavola del primo ministro inglese ed esplodere una volta che lui, o uno dei suoi più stretti collaboratori, avesse deciso di prenderne un pezzo. Il piano faceva affidamento su un espediente tanto semplice quanto insidioso: nascondere un ordigno in un prodotto alimentare particolarmente desiderabile in un Paese sottoposto da anni al razionamento; quale alimento scegliere, se non una tavoletta Peter’s Chocolate, presentata con il suo bell’involucro nero e dorato che non avrebbe destato particolari sospetti, ma, al contrario, avrebbe suscitato l’interesse di ogni goloso.

A scoprire le intenzioni attribuite ai tedeschi pare sia stato il barone Victor Rothschild, esponente della celebre famiglia di banchieri, biologo e appassionato giocatore di cricket che, allo scoppio della guerra, aveva messo le proprie competenze al servizio della 5ª Sezione del Military Intelligence, diventando capo della sezione B1C, specializzata nello studio degli esplosivi e delle tecniche di sabotaggio, un incarico che lo portava a confrontarsi con alcuni dei congegni più ingegnosi sviluppati dagli specialisti tedeschi.

Nel corso del conflitto, infatti, l’intelligence britannica dovette occuparsi non soltanto delle tradizionali attività di spionaggio, ma anche della minaccia rappresentata dagli ordigni camuffati all’interno di oggetti di uso quotidiano. Dietro un contenitore apparentemente innocuo potevano nascondersi meccanismi concepiti per colpire profili di alto livello dell’apparato militare o politico.

Dopo aver ricevuto le informazioni su un possibile attentato attraverso la “cioccolata esplosiva”, Rothschild si rivolse a Laurence Fish, un illustratore britannico al quale commissionò alcuni disegni per riprodurre l’aspetto esterno della confezione e, soprattutto, il funzionamento del meccanismo nascosto al suo interno.

A documentare questa richiesta, una lettera datata 4 maggio 1943, inviata da Rothschild al pittore dagli uffici governativi di Parliament Street, a Londra. Nella corrispondenza, classificata come segreta, il nobile agente dell’MI5 descriveva le caratteristiche dell’ordigno e chiedeva a Fish di realizzarne una rappresentazione sufficientemente precisa da consentirne l’identificazione al fine di “disinnescare” il pericolo e mettere in guardia anche i palati più indifesi.

“Mi chiedevo se potesse disegnare per me una tavoletta di cioccolato esplosiva”, scriveva Rothschild, spiegando che il controspionaggio aveva ottenuto informazioni secondo le quali il nemico stava progettando l’impiego di tavolette realizzate con un involucro d’acciaio ricoperto da un sottile strato di vero cioccolato ben confezionato. All’interno della struttura metallica, proseguiva la lettera, si sarebbe trovata una carica ad alto potenziale collegata a un dispositivo di accensione ritardata. Il particolare più interessante riguardava proprio il sistema d’innesco, concepito per sfruttare il gesto abituale compiuto da chiunque si accinga a mangiarne un pezzo.

Ossia, rompere una frazione di essa. Il primo segmento, infatti, non era destinato a separarsi normalmente dal resto della barretta. Tentando di spezzarlo, la vittima avrebbe esercitato una trazione su una fettuccia di tela nascosta al suo interno, attivando il meccanismo che avrebbe provocato la detonazione con un ritardo di soli sette secondi. Un intervallo di tempo sufficiente a impedire che l’esplosione avvenisse immediatamente al primo contatto, ma troppo breve per consentire a una persona ignara del pericolo di comprendere quanto stava accadendo e mettersi al riparo dall’ordigno camuffato.

La carica esplosiva, secondo le informazioni raccolte dall’MI5, avrebbe potuto investire mortalmente chiunque si trovasse entro un raggio di circa cinque metri. Se l’ordigno fosse realmente arrivato sulla tavola da pranzo del primo ministro, magari durante una riunione con i suoi più stretti collaboratori, le conseguenze avrebbero potuto essere devastanti. Conseguenze quasi analoghe a quelle che speravano di provocare i cospiratori che, appena un anno dopo, avrebbero affidato al colonnello von Stauffenberg la valigetta esplosiva da sistemare accanto ad Adolf Hitler nella sala riunioni della “Tana del lupo”, il quartier generale del Führer nella Prussia Orientale.

Non sappiamo con certezza fino a che punto i tedeschi fossero riusciti a sviluppare il loro piano, né se uno di questi ordigni sotto forma di cioccolata fosse effettivamente destinato al numero 10 di Downing Street, dove Churchill avrebbe dovuto consumare una colazione letale, tra champagne Pol Roger, whisky Johnnie Walker Black Label e sigari Romeo y Julieta. I documenti testimoniano che i servizi segreti britannici presero comunque in considerazione la minaccia, ritenendola “sufficientemente concreta” da predisporre delle contromisure.

L’episodio, in tutta la sua singolarità, ha costituito un interessante esempio dell’attività svolta dal barone Rothschild durante la guerra, che per i servizi resi nel contrasto e nella neutralizzazione di dispositivi esplosivi impiegati dal nemico in azioni di sabotaggio venne insignito della George Cross. La sua esperienza rappresentò infatti una risorsa preziosa per l’MI5, impegnato a contrastare le operazioni clandestine organizzate dall’intelligence tedesca sul territorio britannico. Lo si evince dalla precisione con cui Fish poté illustrare i diversi meccanismi di innesco nelle sue tavole illustrate.

La storia della tavoletta di cioccolato esplosiva è rimasta sconosciuta per quasi settant’anni. Fino a quando Jean Bray Fish non ritrovò, insieme ai disegni legati al presunto complotto, la corrispondenza segreta tra il defunto marito e Rothschild, suscitando l’interesse della stampa che, visionando le due pagine celesti dattiloscritte con un vistoso timbro riportante la dicitura “top secret”, rivelarono al mondo uno degli episodi più curiosi della guerra segreta combattuta tra la Germania nazista e i servizi britannici.

Questo strano piano, attribuito alla rete di agenti segreti dell’Abwehr che erano riusciti ad infiltrarsi con successo in Inghilterra, è rimasto a lungo confinato nei documenti riservati dell’intelligence inglese, che non era stata certo meno fantasiosa nell’escogitare piani assurdi per combattere i nazisti. Basti pensare all’uomo che non è mai esistito, il cadavere vestito da ufficiale dei Royal Marines con la sua valigetta di documenti classificati che venne letteralmente recapitato ai tedeschi attraverso un sottomarino per indurli a credere che gli Alleati sarebbero sbarcati in Grecia e non in Sicilia come pianificato.

Trasformare un oggetto innocuo in un’arma letale è forse una delle azioni più sleali che caratterizzano la guerra clandestina. Eppure, fare di una semplice pezzo di cioccolata l’ultima colazione di Winston Churchill avrebbe influito sull’andamento del conflitto più di ogni manovra campale.

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