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Storia

Amelia Earhart, il misterioso oggetto non è il suo aereo: la scoperta che riapre il caso

La recente spedizione svolta sulla remota isola del Pacifico meridionale non ha dato alcun esito. Il Taraia Object non è l’aereo di Amelia Earhart

Unica, bella e impossibile: Amelia, la regina dei cieli, che vola tra i misteri

La spedizione “Taraia Object” non ha rinvenuto prove conclusive a sostegno dell’ipotesi che i resti del Lockheed Electra 10-E di Amelia Earhart si trovassero nella laguna di un atollo remoto nel Pacifico meridionale. Il team di ricercatori dell’Archaeological Legacy Institute e della Purdue Research Foundation della Purdue University ha dichiarato di non aver trovato “alcuna prova” del fatto che la celebre aviatrice abbia condotto il suo aereo sull’atollo, o nelle sue vicinanze, e che sia sopravvissuta cercando la salvezza sull’isola di Nikumaroro, dove era stato notato, nel 2020, un misterioso oggetto riconducibile alla linea di un aereo semisommerso. A confermare la possibilità che si trattasse di un oggetto di altra natura, probabilmente un albero, anche le foto ad alta risoluzione scattate da un ricognitore neozelandese che sorvolò l’isola un anno dopo la scomparsa della Earhart.

La ricerca del relitto dell’aereo di Amelia Earhart sulla remota isola nell’Oceano Pacifico si era arrestata a causa del maltempo, ma ieri il team composto da 17 tecnici e ricercatori che il 12 ottobre avevano raggiunto l’isola di Nikumaroro sperando di risolvere il mistero della scomparsa della famosa aviatrice per indagare sul cosiddetto Taraia Object ha dato comunicazione dell’esito negativo della missione. Già questa notte la Purdue University ha reso noto in un comunicato che la spedizione “non ha rinvenuto prove conclusive a sostegno dell’ipotesi che i resti” dell’aereo della Earhart si trovassero “nella laguna di un remoto atollo nel Pacifico meridionale”.

L’esito parzialmente fallimentare della spedizione, che si avvale comunque del risultato di aver ispezionato la penisola dove era stato avvistato l’oggetto misterioso per confermare che non si trattava del relitto di un aereo, finisce per confermare, al contrario, la tesi dell’anomalia visiva notata per la prima volta nelle immagini satellitari sei anni fa e per allinearsi con la tesi avanzata da molti: probabilmente un accumulo di grandi alberi, depositatisi lungo la lingua di sabbia della penisola.

Molti esploratori erano scettici rispetto all’ipotesi che dietro il Taraia Object si celasse la soluzione del mistero e che potesse far luce sulla tragica sorte di Amelia Earhart e del suo navigatore, Fred Noonan, scomparsi durante il tentativo di circumnavigazione del globo intrapreso nel 1937.

Nei giorni scorsi l’interesse per la nuova spedizione di ricerca aveva spinto il Museo dell’Aeronautica della Nuova Zelanda a cercare e diffondere le foto ad alta risoluzione scattate da un idrovolante della Royal New Zealand Air Force nel corso di una ricognizione sull’arcipelago delle Isole della Fenice. Le foto, risalenti al 1° dicembre 1938, furono scattate nel corso di un rilevamento militare volto a individuare possibili siti per basi aeree e mostrano chiaramente l’atollo di Nikumaroro e la presenza del relitto della SS Norwich City, una nave mercantile britannica che si arenò sull’isola durante una tempesta nel 1929, causando la morte di 11 marinai, ma non mostrano alcuna traccia del misterioso Oggetto di Taraia, che non appare in nessuna delle fotografie e, se si considera l’ipotesi dell’ammaraggio nella laguna dell’atollo un anno prima, dovrebbe risultare non solo come una sagoma coperta da sabbia e coralli, ma come la distinguibile carcassa di un aereo che giaceva da un anno a meno di due metri di profondità e a tre metri dalla costa.

Il team di ricercatori dell’Archaeological Legacy Institute e della Purdue Research Foundation resta comunque focalizzato su Nikumaroro, asserendo che le prove a sostegno dell’ipotesi del naufragio rimangono “estremamente solide”.

“Riteniamo molto probabile che Amelia e il suo navigatore, Fred Noonan, siano effettivamente finiti qui, sull’isola di Nikumaroro”, ha ribadito l’archeologo e leader del team di ricerca Rick Pettigrew, mentre Steve Schultz, consulente legale della Purdue University e assistente sul campo, ha affermato che, sebbene i ricercatori possano escludere che il Taraia Object fosse l’aereo della Earhart, ciò “non sminuisce le prove già esistenti, estremamente solide e convincenti, a favore dell’ipotesi del naufragio” sull’atollo.

“L’isola di Nikumaroro è stata perlustrata più di 15 volte, senza alcun esito”, ha dichiarato Dorothy Cochrane, esperta studiosa della vita di Amelia Earhart e curatrice in pensione dello Smithsonian National Air and Space Museum di Washington, D.C. “Anche loro, come tanti altri, non sono riusciti a trovare prove concrete dell’esistenza dell’Electra, di Amelia o di Noonan a Nikumaroro”, ha aggiunto, riferendosi alla spedizione che si è appena conclusa.

I ricercatori hanno precedentemente trovato prove di una presenza umana sull’isola intorno al periodo della scomparsa di Earhart, ma potrebbe anche trattarsi di oggetti e manufatti risalenti alla stessa epoca dei fatti, portati sull’isola dalle forti tempeste che hanno rallentato anche la spedizione.

Nel 2024, un gruppo di ricercatori pensò di aver trovato il relitto dell’aereo, un bimotore Lockheed Electra, a circa 4.877 metri di profondità nelle acque al largo dell’isola di Howland. L’imaging sonar sembrava confermare la scoperta, ma in seguito è stato confermato che si trattava di una formazione rocciosa. Un’altra spedizione guidata dall’oceanografo Bob Ballard, celebre per aver ritrovato il Titanic nel 1985, fallì nel 2019 dopo aver provato a indagare sulla foto di quello che sembrava essere “un carrello di atterraggio che sporgeva dall’acqua vicino a Nikumaroro”.

La domanda più semplice che era stata sollevata all’inizio di questa nuova spedizione per indagare sull’oggetto di Taraia è sempre stata la stessa: come fosse possibile che, pur trovandosi in un settore relativamente remoto del Pacifico meridionale, nessun aereo da ricognizione impiegato prima e dopo la Seconda guerra mondiale avesse mai segnalato la presenza dei resti di un aereo che sarebbe stato abbastanza visibile per chiunque avesse sorvolato l’area. Questo sempre se si ritiene che la Earhart avesse tentato un atterraggio d’emergenza sulla sottile lingua di terra e non fosse precipitata nel bel mezzo della laguna o al largo dell’atollo di Nikumaroro.

Le ricerche del velivolo di Earhart non si fermeranno qui. La società di esplorazione sottomarina Nauticos sta cercando di raccogliere gli 8 milioni di dollari necessari per finanziare quella che spera possa essere la spedizione definitiva nelle acque circostanti l’isola di Howland. Destinazione del volo di quel tragico 2 luglio 1937. L’area di ricerca è stata circoscritta grazie a nuove informazioni emerse da esperimenti condotti con una replica del sistema radio utilizzato da Earhart. Dal 2002, la società ha già condotto tre campagne di ricerca nei pressi dell’isola. Nessuna ha mai portato esiti rilevanti o decisivi.

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