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Storia

Il contrabbandiere che ingannò un’intera armata: così la spia di Napoleone fece cadere Ulma

Nel 1805 Karl Ludwig Schulmeister si infiltrò nello stato maggiore austriaco e conquistò la fiducia del generale Mack. Le sue false informazioni contribuirono a una disfatta storica

spia napoleone

Nel 1805 una spia francese con un passato tutt’altro che nobile riuscì a infiltrarsi nello stato maggiore austriaco, conquistando la fiducia del feldmaresciallo che era al comando della piazzaforte di Ulma e dell’armata austriaca di Baviera. Le false informazioni che fu in grado di fornire contribuirono a una delle più clamorose sconfitte dell’esercito imperiale nelle guerre napoleoniche. Rispondeva al nome di Karl Ludwig Schulmeister, ma molti lo conoscevano come “Monsieur Charles”, il leggendario doppiogiochista di Bonaparte.

Il 12 ottobre del 1805, nella città fortificata di Ulma, il generale Karl Mack von Leiberich presenta ai suoi ufficiali un uomo che considera “uno dei migliori agenti segreti” al suo servizio. Egli era appena rientrato da una missione in Alsazia e portava preziose informazioni sui movimenti delle armate francesi e sul clima politico che sconfortava Parigi. Il suo nome è Karl Ludwig Schulmeister, parla perfettamente tedesco e francese, conosce come le sue tasche le terre di confine e sembra avere accesso a notizie riservate grazie a fonti di alto livello che non dubitano della sua fedeltà nei confronti dell’imperatore. Un’affermazione corretta, se non si specifica “quale”, poiché Schulmeister non presta la sua lealtà agli Asburgo, bensì all’intrepido corso che si è proclamato imperatore dei francesi appena un anno prima.

Nessuna delle candide giubbe bianche e celesti che occupavano la roccaforte bavarese poteva immaginare che dietro quell’uomo benvoluto si celasse un bonapartista convinto con un lungo passato da contrabbandiere latitante, un doppio agente che attraverso i suoi stratagemmi e la sua maestria nell’arte del travestimento si era infiltrato nello stato maggiore austriaco, presentandosi come un “nobile ungherese ostile a Napoleone”, conquistando a tal punto la fiducia del generale Mack da essere considerato come una delle figure di spicco della sua intelligence.

Fu da quella posizione autorevole che Schulmeister, alias Monsieur Charles, fornirà false informazioni accuratamente manipolate per convincere Mack a mantenere la sua armata a Ulma, mentre la Grande Armée avanzava separata per accerchiarlo. Un piano facile quanto audace: persuadere il nemico a prendere la decisione sbagliata attraverso la “disinformazione” con una punta di guerra cognitiva. Un aspetto dei conflitti bellici che allora poteva essere al più considerato come una semplice arte dell’inganno. Una prerogativa dei bari di professione.

Nato nel 1770 nel paese di Baden, figlio di un pastore luterano, Schulmeister non sembrava destinato a diventare una delle spie più celebri della sua epoca. Al contrario, aveva cominciato la sua vita da uomo lavorando come commerciante di ferro sulle rive del Reno, prima di trasferirsi a Strasburgo dove divenne commerciante, per poi intraprendere un’attività assai più redditizia: quella di contrabbandiere.

Tra le due sponde del Reno, Schulmeister aveva costruito una rete di uomini, contatti e informatori che gli permetteva di spostare merci eludendo i controlli doganali. Conosceva i sentieri meno battuti, gli orari delle pattuglie, i luoghi più adatti a nascondere i carichi e, soprattutto, sapeva come trattare le persone. Era un uomo capace di farsi benvolere, di ottenere informazioni, comprare complicità e muoversi tra ambienti differenti, il tutto senza attirare eccessiva attenzione su di sé. Qualità essenziali per una spia.

Nel 1804 la sua attività commerciale fallì e in seguito venne arrestato dalle autorità doganali. Il prefetto del Basso Reno arrivò a dichiararlo persona non gradita, disponendone l’espulsione. La carriera del contrabbandiere sembrava essere giunta all’epilogo, come la sua rispettabilità. Fu allora che la guerra gli offrì un’occasione inaspettata. Nell’estate del 1805 Napoleone aveva rinunciato ai preparativi per l’invasione dell’Inghilterra e si apprestava a rivolgere la Grande Armée contro la Terza coalizione, formata dalle potenze europee decise a contrastare l’espansione francese. L’Austria aveva mobilitato le proprie forze in Germania meridionale, mentre i russi avanzavano per sostenere l’alleato. Per l’imperatore francese era fondamentale conoscere le intenzioni del nemico, individuare i suoi punti deboli e anticiparne le mosse.

A Strasburgo, il generale Anne Jean Marie René Savary, uno degli uomini di fiducia di Napoleone, era entrato in contatto con Schulmeister e, sebbene non ci siano informazioni certe su come avvenne l’incontro, e se il contrabbandiere austriaco avesse già svolto “missioni clandestine” per conto della Francia o di altri, la sua conoscenza del francese e del tedesco, unita alla sua rete di relazioni costruita attraverso anni di attività illegali, lo rese adatto all’intelligence militare francese del tempo, che decise di impiegarlo in una missione particolarmente delicata: infiltrarsi nello stato maggiore austriaco. Secondo la ricostruzione dello storico Gérald Arboit, Schulmeister fu in grado di procurarsi un’uniforme austriaca convincendo un militare a cedergliela dopo aver attraversato il confine; poi, spostandosi di locanda in locanda e presentandosi come un ufficiale dello stato maggiore imperiale, raggiunse Ulma dove riuscì a infiltrarsi con la versione del “nobile ungherese” che, sarà una suggestione, rimanda molto alla vicenda romanzesca che unì nell’inganno lo Chevalier de Balibari e Barry Lyndon.

Il suo compito non era semplicemente raccogliere informazioni per conto del nemico. Doveva convincere gli austriaci a credere a una realtà inesistente. Per riuscire nel suo scopo, Schulmeister adottò un metodo che sarebbe diventato caratteristico delle moderne operazioni di disinformazione: mescolare notizie autentiche a informazioni inventate. Nei rapporti destinati a Mack inseriva documenti realmente provenienti dallo stato maggiore francese, accompagnandoli con notizie false sulla situazione interna della Francia. Secondo queste informazioni, Strasburgo era attraversata da agitazioni rivoluzionarie e il potere di Napoleone appariva sempre più fragile. Una rapida avanzata austriaca avrebbe potuto approfittare del malcontento e contribuire al rovesciamento del governo. A quanto pare, era esattamente ciò che il feldmaresciallo Mack voleva sentire. Convinto che l’imperatore francese potesse essere costretto a ritirare le proprie truppe per fronteggiare una crisi interna, il generale decise di attendere. Le informazioni erano considerate talmente delicate che vennero trasmesse ai superiori, mentre l’esercito rimaneva concentrato a Ulma. Nel frattempo, la Grande Armée stava eseguendo una vasta manovra di aggiramento e accerchiamento, che vide le colonne francesi avanzare separate e con grande rapidità verso il Danubio con l’obiettivo di sbarrare la strada ai portaordini e impedire una ritirata. Schulmeister, munito di lasciapassare che gli consentivano di attraversare le linee austriache, continuava a muoversi tra i due schieramenti.

Il 17 ottobre raggiunse i francesi portando notizie veritiere sulla situazione del nemico, mentre Mack, caduto nello sconforto più totale senza neanche combattere dopo la sconfitta subita in una piccola scaramuccia tra un distaccamento austriaco e una formazione francese, capitolò, consegnando a Napoleone 30.000 prigionieri, un buon numero di cannoni, un ingente quantitativo di materiale militare e uno dei più brillanti successi strategici della storia.

Il ruolo esatto di Schulmeister nella vittoria di Ulma sarebbe diventato oggetto di discussione tra gli storici. La narrazione degli eventi attribuì alla spia di Napoleone un’influenza quasi decisiva sulla condotta dello “sventurato generale Mack” che verrà citato anche in Guerra e Pace di Tolstoj trasformandolo in una sorta di genio dell’inganno e, per l’appunto, della guerra cognitiva. Alcuni ritengono, tuttavia, che la resa austriaca sia stata soprattutto il risultato delle manovre strategiche della Grande Armée, che seppe approfittare dell’immobilismo del nemico. È comunque indubbio che l’operazione d’intelligence condotta da Monsieur Charles Schulmeister abbia contribuito a disorientare quello che aveva scelto come nemico.

Dopo la campagna di Ulma, l’ex contrabbandiere continuò a servire il suo imperatore. Durante l’occupazione francese di Vienna, venne nominato commissario di polizia, occupandosi della sicurezza, della ricerca di depositi militari nascosti e della raccolta di informazioni, facendo sempre affidamento su un’efficiente rete di agenti e informatori che operavano anche oltre i confini della sua giurisdizione. Partecipò successivamente ad altre campagne napoleoniche, continuando a svolgere gli incarichi clandestini per i quali era più portato. La sua reputazione crebbe fino a renderlo uno dei personaggi più misteriosi del neonato apparato informativo francese.

Intorno al suo nome cominciarono a circolare racconti di travestimenti, identità fittizie e imprese straordinarie, non sempre sostenuti da testimonianze verificabili, che è quanto basta per collocare la sua figura accanto a personaggi celebri e misteriosi come il Conte di Saint-Germain. Gran parte di quanto narrato è in ogni caso merito di un accurato studio condotto dalla Direction du renseignement militaire francese che ha dedicato ampie ricerche alla storia dell’intelligence napoleonica, riconoscendo il ruolo di Schulmeister, ma ridimensionando gli aspetti più romanzeschi della sua leggenda.

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