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Un secolo di Mel Brooks

Il re della commedia nato da una tragedia

Un secolo di Mel Brooks

La commedia come continuazione della guerra al nazismo con altri mezzi. È quello che Mel Brooks, 100 anni tondi tondi domenica 28 giugno (quella sera al Cinema Ritrovato di Bologna il direttore Farinelli lo chiamerà per telefono), ha sempre fatto. L'immenso regista, attore, sceneggiatore, compositore, produttore e comico statunitense che, all'anagrafe a Brooklyn, viene registrato come Melvin James Kaminsky, da genitori ebrei immigrati dalla Germania e dall'attuale Ucraina. Così ricorda Mel Brooks quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, si trovò a combattere in Germania: "Mio padre si chiamava Maximilian. È nato a Danzica. Quindi, quando i tedeschi hanno attaccato, ho detto: Aspetta un attimo, siamo tedeschi. Poi, più tardi, dopo averci riflettuto: Siamo tedeschi, siamo tedeschi, siamo tedeschi; ma siamo ebrei. Quindi dimentichiamo quella prima parte". Stacco. Quasi trent'anni dopo, ecco la vendetta. Scrive The Producers che, da noi, con la solita inventiva dei titolisti dadaisti, diventa Per favore, non toccate le vecchiette!. È il 1968 e il suo film d'esordio (subito Oscar per la migliore sceneggiatura originale) racconta di due produttori di Broadway (i suoi attori già feticcio, Zero Mostel e Gene Wilder) che cercano di truffare gli investitori mettendo in scena un musical flop, scritto da un fervente reduce nazista per riabilitare il suo amato Führer, intitolato Springtime for Hitler, una ridicola apologia del nazismo. Solo che, come spesso accade, il pubblico la scambia per satira geniale, l'annunciato disastro diventa un inaspettato successo. "Per la sofferenza degli ebrei, il bisogno di ridere è fondamentale per la sopravvivenza della razza" ha avuto modo di dire Mel Brooks che viene da una famiglia ebrea della classe operaia. Incredibile però che anche la derisione di Hitler da alcuni fu criticata perché riduceva il male assoluto a uno scherzo ma probabilmente nessuno dei suoi detrattori aveva combattuto il nazismo sul campo, sotto le bombe, e non sapeva che la commedia di Mel Brooks era un'arma bella e buona (lo rifarà incidendo il brano satirico To Be or Not To Be (The Hitler Rap) in Essere o non essere, remake dell'83 del capolavoro di Lubitsch).

Così, con The Producers, che porterà con successo strepitoso a Broadway negli anni duemila, inizia la carriera cinematografica del geniale Mel dopo una lunga gavetta che, negli anni '50, lo ha visto esibirsi da cabarettista nei locali notturni newyorchesi. Poi inizia a scrivere per alcuni importanti show televisivi, come Your Show of Shows di Sid Caesar, dove, tra gli autori, compariva anche un diciannovenne Woody Allen (ma c'erano anche Carl Reiner, Neil Simon...): "Era così saggio e intelligente. Aveva questa piccola mente complicata e ti sorprendeva che poi è il trucco per essere un buon scrittore di commedie" ha detto Mel di Woody.

In mezzo tre figli e un matrimonio durato appena dieci anni, dal 1953 al 1962. Subito dopo arriva Anne Bancroft, già Premio Oscar per Anna dei miracoli di Arthur Penn, che sarebbe diventata la protagonista de Il laureato accanto a Dustin Hoffman, insieme lo hanno spinto a lanciarsi nel cinema. Da questa unione è nato il figlio Max, con il nome di suo padre, che è autore televisivo di successo, vincitore di un Emmy Awards per la collaborazione al Saturday Night Live, ma anche sceneggiatore a Hollywood (World War Z). Insieme, durante il lockdown, hanno girato dei video molto divertenti sull'importanza del distanziamento sociale e del voto per Biden. A proposito di Emmy, lo stesso Mel Brooks è uno dei 16 artisti che, oltre ad averne vinto quatto, ha ottenuto tre Grammy, due Oscar e tre Tony Award diventando così un EGOT (acronimo dei quattro prestigiosi premi).

Un successo planetario che affonda le radici più vive e ironiche nel teatro yiddish grazie al quale, con l'amico di tutta una vita, Carl Reiner, agli inizi degli anni Sessanta, inventa il personaggio dell'uomo di duemila anni in una serie di dischi di enorme successo. Un'inventiva che, negli anni Settanta, esploderà nelle sue famose parodie, del cinema western con Mezzogiorno e mezzo di fuoco in cui, per la prima volta, c'è uno sceriffo di colore (ma una vecchietta lo apostrofa con uno scorrettissimo: "Vaffanculo negro") tanto che Barack Obama una volta disse a Brooks che quel film da bambino gli dava speranza perché mostrava che poteva esserci uno sceriffo nero, poi il capolavoro Frankenstein Junior che è diventato un genere a sé e un film di culto (anche in Italia grazie al geniale doppiaggio: "Lupo ululà...castello ululì"), a seguire L'ultima follia di Mel Brooks sul cinema muto e, per finire, l'hitchcockiano Alta tensione. Un poker di successo che gli consente di fondare la sua società di produzione, Brooksfilms, per realizzare film completamente diversi da quello che ci si sarebbe aspettato da lui: The Elephant Man con un quasi sconosciuto David Lynch come regista, e La mosca di David Cronenberg.

Poi, gli anni '80 e 90, un po' meno ispirati, con film come La pazza storia del mondo, Che vita da cani!, Robin Hood - Un uomo in calzamaglia, Dracula morto e contento ma in mezzo c'è stato l'irriverente e demenziale Balle spaziali sulla saga di Guerre stellari e l'affettuosa apparizione in Il silenzio dei prosciutti di Ezio Greggio.

A 95 anni Mel Brooks pubblica la sua autobiografia Tutto su di me! (La nave di Teseo) che è un compendio di una vita vissuta in commedia ma che, quando sei un sopravvissuto, si riempie di fantasmi.

Tutti quelli di cui scrive sono morti: Richard Pryor, Gene Wilder, la star televisiva Sid Caesar, il comico Dom DeLuise, il regista Buck Henry. Anche la sua amata Anne Bancroft: "Non decido mai di vedere i suoi film ma se ne trovo uno in tv allora sono catturato, e resto fino alla fine e piango". No, la vita non è una commedia.

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