È morta nella notte a Roma Silvia d’Amico, produttrice cinematografica e sceneggiatrice, figlia della celebre autrice Suso Cecchi d’Amico e del musicologo Fedele d’Amico. Nata nella capitale il 2 dicembre 1940, aveva 85 anni. La notizia della scomparsa è stata annunciata dalla Fondazione Franco Zeffirelli, che ha espresso il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia. Nel corso della sua carriera d’Amico ha lavorato tra cinema e televisione, collaborando con registi come Roberto Rossellini, Luigi Magni e Mario Monicelli e firmando produzioni che hanno attraversato diversi decenni della cinematografia italiana.
Gli esordi tra cinema e televisione
Dopo gli studi in filologia e letteratura russa all’Università di Roma, si avvicinò al cinema nei primi anni Sessanta. Il suo esordio professionale è legato alla sceneggiatura; lavorò al fianco di Renato Castellani per “Il brigante” del 1961. Negli anni successivi si dedicò anche alla televisione, partecipando a progetti come “La famiglia Benvenuti” e “Tre donne”, con Anna Magnani. Come soggettista e sceneggiatrice firmò inoltre “Dedicato a un pretore” e “Vita di Antonio Gramsci”, realizzato insieme alla madre. Per una parte della sua attività professionale utilizzò il nome Silvia Bendicò, prima di tornare a firmarsi con il cognome d’Amico. Il nome Bendicò era un riferimento al cane del principe di Salina ne “Il Gattopardo”, romanzo e film particolarmente legati alla storia della sua famiglia.
La collaborazione con Roberto Rossellini
Tra gli incontri più significativi della sua carriera ci fu quello con Roberto Rossellini. d’Amico seguì come produttrice “Anno Uno” del 1974 e “Il Messia” del 1975. Per il regista curò inoltre la produzione di “Concerto per Michelangelo”, realizzato per la Rai, occupandosi anche della sceneggiatura. Con Rossellini lavorò anche a “Lavorare per l’umanità”, progetto dedicato all’amicizia giovanile tra Karl Marx e Friedrich Engels e rimasto incompiuto. Una sceneggiatura di questo progetto, attribuita a Silvia D’Amico Bendicò, è conservata anche nelle collezioni della Biblioteca Braidense. Il rapporto tra i due non fu soltanto professionale, la loro collaborazione si intrecciò con una relazione sentimentale, durata fino agli ultimi anni di vita del regista.
I film prodotti
La sua filmografia comprende numerosi titoli. Tra questi “State buoni se potete” di Luigi Magni, “Le due vite di Mattia Pascal” e “Verona” di Mario Monicelli, “I soliti ignoti vent’anni dopo” di Amanzio Todini e “Oci ciornie” di Nikita Mikhalkov, con Marcello Mastroianni. I principali crediti produttivi confermano la sua presenza in queste opere. Nel suo percorso figurano anche “Caccia alla vedova” di Giorgio Ferrara, “Il naso” di Lina Wertmüller e “Il cielo cade” di Andrea e Antonio Frazzi. La sua attività è proseguita negli anni successivi con documentari e opere cinematografiche, tra cui “Tormenti - Film disegnato”, “Saremo Film” e “Gli anni belli”. Quest’ultimo, diretto da Lorenzo d’Amico de Carvalho e uscito nel 2022, la vide tra i produttori attraverso la società Bendico, di cui era general manager.
L’eredità di una grande famiglia del cinema
La storia professionale di Silvia d’Amico si è sviluppata all’interno di una delle famiglie più legate alla cultura cinematografica italiana del Novecento. La madre Suso Cecchi d’Amico fu tra le più importanti sceneggiatrici italiane e lavorò con i più grandi registi da Luchino Visconti, a Vittorio De Sica, da Michelangelo Antonioni, a Mario Monicelli, Francesco Rosi e Luigi Comencini. Tra le sceneggiature firmate con Visconti figurano “Bellissima”, “Senso”, “Rocco e i suoi fratelli”, “Il Gattopardo” e “Ludwig”. Suso Cecchi d’Amico collaborò inoltre con Franco Zeffirelli a “La bisbetica domata”, “Fratello Sole, Sorella Luna” e “Gesù di Nazareth”. Il legame tra la famiglia d’Amico e Zeffirelli fu anche personale e affettivo. Per questo la Fondazione Franco Zeffirelli, nell’annunciare il proprio cordoglio, ha ricordato Silvia come una professionista che ha attraversato decenni della cultura cinematografica italiana e ha espresso vicinanza alla sorella Caterina d’Amico, direttrice del Museo Franco Zeffirelli, e a tutti i familiari.
