«Raccontare in teatro un uomo che decide di non agire è una sfida ardua» dice Mario Scandale, regista di «La casa in collina» di Cesare Pavese, che sarà in scena al museo Bagatti Valsecchi dal 14 al 18 ottobre. Questa mattina, un’anteprima aperta al pubblico, con una lettura scenica: «Leggiamo stralci dal romanzo e facciamo vedere come li abbiamo tradotti. Ci stiamo avvalendo del supporto della Fondazione Pavese e stiamo cercando di rispettare più possibile l’humus dell’opera, siamo stati a Santo Stefano Belbo e in residenza al Teatro di Asti, con la volontà di rispettare temi e lingua pavesiani. Ma siamo costretti a tradire, come in ogni traduzione».
L’adattamento, curato da Giulia Bartolini, sarà molto semplice, e si concentra sui due personaggi e sul rapporto tra Corrado e Cate, il protagonista e la ragazza ritrovata in collina, mentre a Torino infuria la guerra. Sono Christian La Rosa e Noemi Apuzzo. E c’è il figlio di lei, Dino, sulla cui paternità Corrado non ha il coraggio di fare chiarezza. «Dino non è in scena ma viene evocato moltissimo, come racconto di entrambi - illustra Scandale -. Anzi, l’adattamento parte da una domanda: immaginiamo che Corrado di ritrovi davanti a Dino sei mesi dopo la fine del romanzo e gli chieda che cosa deve fare un uomo quando arriva la guerra».
C’è molto di autobiografico di Pavese nel romanzo e molto di autobiografico di Scandale nello spettacolo: «In questo momento storico della mia vita, a quarant’anni, sento che la guerra è intorno a me e non riesco ad agire. Vedo guerre intorno a me e non riesco a far nulla. Ho la guerra molto vicina al naso, sui social, eppure mi sento inerme, forse spaventato. In questo romanzo ho trovato quest’emozione e ho deciso di parlarne. Corrado non accetta la guerra ed è lungimirante: anche quando sembra che si possa ribaltare tutto, vede la distruzione che arriva. Ci fa stare con i partigiani ma l’unico morto che ci racconta è un morto fascista, così ci fa vedere che ogni ragazzo morto è uguale».
E poi c’è il tema della paternità: «Riscontro in me la difficoltà di diventare qualcuno che si assume la responsabilità di essere padre. Corrado non riesce a prendersi la responsabilità della paternità di Dino, davanti a una paternità sceglie di diventare ragazzo. Anche quando inizia a rapportarsi con le persone che frequentano la casa, predilige i giovani. La giovinezza mancata e il tentativo di recuperarla è un grande tema pavesiano in generale».
