Il giorno dopo, a Milano, la grandine ha lasciato meno segni sull'asfalto di quanti ne abbia lasciati nella polemica politica. Perché se la tempesta che ha travolto sabato sera il concerto di Bad Bunny all'Ippodromo è durata pochi minuti, le sue conseguenze organizzative, amministrative, perfino tariffarie si trascinano ancora, tra accuse incrociate e domande rimaste senza risposta.
Il primo fronte è quello della gestione dell'emergenza. Ottantamila persone in fuga da un ippodromo diventato in pochi istanti una palude, con la fermata della metropolitana "Uruguay" chiusa in anticipo rispetto al previsto e il flusso dei pedoni dirottato verso Lampugnano, tra spintoni, ombrelli rotti e il fango che risaliva le scarpe. Chi non ha trovato posto sui mezzi pubblici ha cercato rifugio nell'unica alternativa rimasta: l'auto a chiamata.
Ed è qui che si consuma il secondo, meno raccontato, disagio della serata. Le richieste di corse tramite app sono schizzate in pochi minuti, moltiplicando le attese e, con esse, le tariffe: chi ha provato a prenotare un'auto nei pressi della Maura si è trovato davanti a prezzi lievitati, gonfiati dalla legge elementare della domanda che esplode e dell'offerta che non basta. Un classico delle grandi emergenze urbane, che a Milano si ripete puntuale ogni volta che decine di migliaia di persone si riversano nello stesso punto della città nello stesso istante.
Ma è sul piano politico che la vicenda si è fatta più tagliente. A intervenire, con una nota che non le manda a dire, è Francesco Rocca, consigliere comunale di Fratelli d'Italia. Per Rocca, quanto accaduto sabato sera "ha affermato una scomoda verità per l'amministrazione comunale": La Maura, scrive, "non è un luogo adatto per concerti da 80mila persone". Un giudizio che va dritto al cuore del modello che ha reso l'ippodromo milanese uno degli hub concertistici più redditizi d'Europa, ma che secondo l'esponente del centrodestra mostra ormai tutti i suoi limiti strutturali.
Il consigliere allarga poi il bersaglio, spostandolo dal concerto alla città intera. "Il nubifragio su Milano è stato violentissimo sottolinea ma diversi disagi potevano essere evitati": gli allagamenti registrati in più quartieri, secondo Rocca, sono legati "soprattutto alla mancanza di una corretta manutenzione dei tombini e delle bocche di lupo".
Gli fa eco Alessandro Giungi, consigliere comunale del Pd: "Sono anni che Comitati, cittadini, politici milanesi e in particolare il Municipio 8 denunciano le condizioni di pericolosità e insicurezza del permettere di tenere concerti alla Maura con 80mila spettatori. Personalmente sono intervenuto due settimane fa in Consiglio comunale per chiedere che la Maura sia finalmente destinata a parco. Ieri si è rischiata una tragedia. Purtroppo annunciata. È ora che l'amministrazione comunale intervenga per vietare altri concerti alla Maura".
Dall'altra parte, a difendersi, è l'organizzazione dell'evento. Live Nation, in una nota diffusa nelle ore successive alla cancellazione definitiva del concerto, ha spiegato che la decisione di interrompere e evacuare è arrivata "a causa delle condizioni meteorologiche avverse, tra cui temporali e grandine", ribadendo che "la sicurezza di tutti i presenti è sempre la nostra massima priorità". Parole a cui si è accompagnata la promessa concreta: rimborso integrale per tutti i possessori di biglietto, comprensivo del prezzo pagato e dei diritti di prevendita, senza alcuna possibilità di recupero della data.
Resta, sullo sfondo, la sensazione di un copione già visto. Non è la prima volta che un maxi-evento alla Maura si chiude tra le polemiche bastano i social della sera prima, quella del tutto esaurito senza pioggia, a ricordarlo, tra spettatori lamentosi per le visuali negate e le code interminabili.
Stavolta, però, il maltempo ha trasformato un malumore ricorrente in un caso che chiama in causa la sicurezza, la manutenzione urbana e, ancora una volta, la domanda di sempre: chi decide, a Milano, cosa la città può davvero reggere.
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