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Terrorismo

“Non associate gli attacchi all’Islam”: la folle guida delle scuole Usa sull’11 settembre

In Virginia una guida invita i docenti a non collegare gli attentati del 2001 all’Islam e a creare “spazi sicuri” per gli studenti musulmani

september 11
FILE - In this Sept. 11, 2001 file photo, smoke rising from the burning twin towers of the World Trade Center after hijacked planes crashed into the towers, in New York City. Every American of a certain age has a 9/11 story _ vivid memories of where they were, what they saw, how they felt on that awful day. Donald Trump is one of them. And for New Yorkers like him, 9/11 melds first-hand experience with what they felt in their guts, what they saw on television and what was playing out in the lives of friends and loved ones in a city under siege. (ANSA/AP Photo/Richard Drew, File) [CopyrightNotice: AP2001]

Venticinque anni dopo l’11 settembre perfino raccontare chi furono gli attentatori rischia di diventare un esercizio di equilibrismo linguistico. Succede in Virginia, dove il distretto scolastico pubblico della contea di Fairfax ha distribuito agli insegnanti una guida di sei pagine per commemorare gli attacchi del 2001. Il documento invita i docenti a non associare gli attentati all’Islam o ai musulmani e a creare “spazi sicuri” per gli studenti musulmani e mediorientali. L’obiettivo dichiarato è evitare generalizzazioni e discriminazioni. Ma il risultato, secondo molti, rischia di essere una ricostruzione sterilizzata della storia.

Intitolata “25th Anniversary and Commemoration of 9/11”, la guida dedica infatti ampio spazio alla prevenzione del razzismo anti-musulmano, dell’islamofobia e dei pregiudizi verso gli studenti mediorientali. Agli insegnanti viene chiesto di intervenire nel caso emergano espressioni ritenute islamofobe e di non “centrare” la lezione sugli estremisti o sulle loro azioni. La commemorazione, secondo il documento reso noto da Fox News, dovrebbe concentrarsi soprattutto sulle vittime e sui soccorritori.

Fin qui nulla di sorprendente. Il problema arriva quando la prudenza diventa quasi una rimozione del contesto. Tra le indicazioni compare infatti l’invito esplicito a non “associare gli attacchi dell’11 settembre all’Islam o ai musulmani” e a non trasformare la lezione in un esame dell’Islam. Il timore è che ciò possa trasmettere il “messaggio dannoso” secondo cui tutti i musulmani sarebbero responsabili degli attentati.

Una preoccupazione legittima, naturalmente. Nessuno può confondere una religione praticata da miliardi di persone con un’organizzazione terroristica. Ma al Qaeda non era neppure un gruppo nato nel vuoto. Osama bin Laden e i 19 dirottatori giustificarono gli attentati attraverso un’interpretazione estremista dell’Islam e inserirono la loro guerra agli Stati Uniti dentro una cornice religiosa e politica precisa. Togliere questo elemento significa rischiare di raccontare l’11 settembre senza spiegare fino in fondo perché avvenne.

A contestare l’impostazione è Lou Crenshaw, viceammiraglio della Marina in pensione che quel giorno si trovava all’interno del Pentagono quando il volo American Airlines 77 si schiantò contro l’edificio. Per lui la guida propone una versione troppo edulcorata della vicenda. “Dobbiamo assicurarci che i ragazzi abbiano imparato una lezione”, la sua analisi. E questo, secondo Crenshaw, diventa difficile se “si limano i fatti al punto che non è più chiaro di cosa stiamo parlando”.

Il distretto scolastico ha replicato ricordando il proprio legame diretto con la tragedia: Fairfax si trova a pochi chilometri dal Pentagono e ospita numerose famiglie di militari. In una nota ha commemorato i quasi tremila morti, i 184 caduti al Pentagono, i sopravvissuti e i soccorritori, ribadendo allo stesso tempo l’impegno per un ambiente scolastico inclusivo.

Il punto, però, resta. Proteggere gli studenti musulmani da generalizzazioni e pregiudizi è sacrosanto. Ma una cosa è impedire che l’Islam venga identificato con il terrorismo, un’altra è evitare di spiegare che il terrorismo di al Qaeda nacque anche da un’ideologia islamista estremista. Nel giorno in cui l’America ricorda uno degli attacchi più sanguinosi della propria storia, il rischio del politicamente corretto è sempre lo stesso: nel tentativo di non urtare nessuno, finire per smussare anche i fatti.

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