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Terrorismo

“Rischio di assalti jihadisti”. Ora è allerta massima anche per gli 007 spagnoli

Al di là del governo Sánchez, l’asse tra i servizi di Italia e Madrid funziona. Continuo scambio di informazioni. E i punti critici in agosto sono proprio Ceuta e Melilla

Il piano di Squadra Fiore: "centrale di spionaggio"

L’allerta è massima e i punti critici si chiamano Ceuta e Melilla. Lembi d’Europa incastonati nel Maghreb trasformati in una polveriera diplomatica e di sicurezza. L’esecutivo spagnolo mantiene attivo il Livello 4 su 5 di allerta antiterrorismo (Riesgo Alto), una condizione di pre-allarme permanente che testimonia la gravità della situazione. Sui social media — TikTok, WhatsApp, Instagram — rimbalzano da giorni chiamate all’azione per un assalto di massa fissato prima del 15 agosto, con la cittadina marocchina di Castillejos (Fnideq) scelta come punto di raduno strategico.

Ma la vera emergenza va ben oltre la pressione migratoria: la vera insidia è il rischio terrorismo e la creazione di pericolosissime falle di sicurezza.

Quando migliaia di persone provano a violare simultaneamente i varchi di confine, anche con sistemi rudimentali come mute, ganci artigianali e pinne, l’apparato di controllo rischia il collasso. L’identificazione biometrica e il controllo fotodattiloscopico diventano impraticabili sul momento. Si creano così «finestre di vulnerabilità» che reti criminali ed elementi radicalizzati possono sfruttare per penetrare in territorio europeo senza lasciare alcuna traccia. Un allarme fondato, tanto che il Dipartimento di Stato americano ha innalzato a Livello 3 (Reconsider Travel) l’allerta viaggi per Ceuta, segnalando un rischio concreto e imminente. A preoccupare gli analisti del Real Instituto Elcano è soprattutto la miscela esplosiva tra il contesto locale — quartieri ad altissima complessità come El Príncipe, storici incubatori di auto-radicalizzazione — e la convergenza d’interessi tra trafficanti di esseri umani e agitatori digitali dell’estremismo islamico.In questo scenario ad alto rischio, emerge un paradosso tipicamente europeo: mentre la politica divide, l’intelligence unisce. Nonostante le distanze ideologiche, la freddezza e le frequenti ripicche politiche del premier spagnolo Pedro Sánchez nei confronti del governo italiano, sottotraccia la cooperazione tra i servizi segreti di Roma e Madrid funziona come un ingranaggio perfetto. Quando si tratta di proteggere i confini dell’Europa dalla minaccia salafita e jihadista, le asimmetrie e le divergenze di palazzo lasciano il passo al pragmatismo spietato degli apparati operativi.

L’asse tra la rete dell’intelligence italiana e i servizi spagnoli (Cni e Citco) rappresenta uno dei pilastri più solidi della difesa dell’Unione. L’Italia, priva di varchi terrestri diretti con il Nord Africa ma esposta sul fronte marittimo, gestisce la minaccia attraverso la regia del Casa (Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo), il «cervello operativo» incardinato presso l’Ucigos del Ministero dell’Interno. Al tavolo del Casa siedono settimanalmente Aisi, Aise, Forze di Polizia e Polizia Penitenziaria per analizzare in tempo reale ogni singola ombra informativa.

L’interscambio con Madrid è costante e strategico. Se il Cni intercetta a Ceuta, Melilla o in territorio marocchino notizie su soggetti radicalizzati pronti a mimetizzarsi nei flussi migratori, il dato rimbalza immediatamente a Roma.

Ed è ciò che è avvenuto solo pochi giorni fa con la segnalazione da parte spagnola di una quindicina di marocchini segnalati come jihadisti e soggetti radicalizzati. Attraverso l’incrocio costante delle banche dati Sis II, Europol e Interpol, i profili biometrici raccolti negli hotspot italiani e ai valichi spagnoli permettono di smascherare chi tenta di muoversi nell’area Schengen sotto falsa identità. Non solo: sul fronte digitale, le unità ciber di Italia e Spagna conducono quotidiane operazioni congiunte per monitorare e neutralizzare i «canali ponte» usati dagli estremisti per spingere i disordini ai confini meridionali dell’Unione Europea.

Le manovre della politica e la retorica ideologica del governo Sánchez possono anche rallentare la sintonia diplomatica ufficiale, ma la difesa della fortezza europea resiste grazie alla trincea invisibile scavata dagli uomini della sicurezza. Tra le barriere di Ceuta e il filtro del Mediterraneo centrale, la vera barriera contro il terrore passa dalla professionalità e dalla cooperazione senza filtri tra le nostre intelligence.

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