Totti uno di noi: se vince sfotte, se perde è frustrato

Tredici espulsioni e l'Inter in cima alle sue preferenze. Il cartellino rosso di mercoledì sera all'Olimpico per il calcio cattivo a Balotelli, con lo sguardo che hanno le giubbe rosse nei fumetti di Bleck Macigno, gli ha consegnato la terza espulsione della carriera contro i nerazzurri

Totti uno di noi: se vince sfotte, se perde è frustrato

«Se sta bene io a Totti lo chiamerei sempre in nazionale». Sì, ma sta male, lasciamo perdere.
È la tredicesima espulsione in campionato, se ne parla con riguardo, facendo attenzione a non urtare la porcellana e la suscettibilità di casa Totti, intesa come dinastia Sensi, Trigoria, Vodafone, villa Stuart, le Iene, e via tutta la filiera legata al miglior talento espresso dal nostro calcio in questi ultimi anni, diciamo venti. Tutti concordi, verità acclarata, Francesco Totti è stato fantastico, completo, lontano dall'abatino che faceva da stereotipo al calciatore italiano. Numeri da top player sui quali pesano anche quelli da frustrazione, come viene definita per pudore, ogni sua macchia. Un tentativo fallimentare di tenerlo lontano dai truci picchiatori che non si ciucciano il dito ma mostrano i ferri del mestiere senza sotterfugi, ammettono che la cicatrice sulla gamba nemica è il loro timbro, l'eden del fabbro. Scoprire Totti sulla terra come noi comuni, non è una sorpresa, perdere non piace a nessuno, ne ha prese tante e le ha restituite sempre, specialmente quando si è sentito frustrato. Tredici espulsioni e l'Inter in cima alle sue preferenze, il cartellino rosso di mercoledì sera all'Olimpico per il calcio cattivo a Balotelli, con lo sguardo che hanno le giubbe rosse nei fumetti di Bleck Macigno, gli ha consegnato la terza espulsione della carriera contro i nerazzurri. Mercoledì sera quattro interventi da cartellino rosso: il pestone di reazione a Milito a palla lontana, il calcio con la punta della scarpa sulla nuca a Thiago Motta mentre era a terra, stessa dinamica con Balotelli, farcita dal precedente calcione che gli è costato il rosso a due minuti dal termine.
Francesco Totti ha raccontato che Balotelli a San Siro aveva fatto la lingua alla curva romanista, aggravando la sua posizione in quanto il gesto a quel punto risulta premeditato e non dettato da una estemporanea frustrazione. Balotelli con quella linguaccia deve aver imparato da lui, Totti è diventato ancora più simpatico per i suoi sfottò, dalle purghe alle quattro dita, ai pollici versi. In tanti si sono schierati dalla sua parte: adesso non mettiamolo in croce, adesso non scarichiamo tutto su di lui, siamo tutti colpevoli.
Proprio tutti, no. C'è un mucchio di gente che va allo stadio e guarda le partite e non si sente colpevole per niente. Sono quelli che bisognerebbe ascoltare con più attenzione, disprezzano la maglia gettata per terra, i giocatori cammelli e muli, inteso come sputi e calci.
Attraverso il suo blog, Totti ha confermato la premeditazione: «In una partita di calcio e soprattutto in momenti così importanti della stagione credo possa capitare di essere nervosi». Totti non nomina mai Balotelli ma lo definisce un provocatore sistematico: «Va anche detto che sul campo non si riescono sempre ad ignorare offese così pesanti, alcune personali e altre dirette ad infangare una città ed un intero popolo. Soprattutto poi quando questi continui e costanti insulti -dice Totti- provengono sempre dalla stessa persona, che fa della provocazione sistematica il suo biglietto da visita». Infangata una città e un intero popolo...Totti improvvisamente ci piace solo quando fa la reclam della Vodafone, il suo mestiere di calciatore ormai è una copertura.
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