Transizione energetica in numeri: quali Paesi puntano più sulle rinnovabili?

Quanto si sta impegnando l'Europa e quali Paesi puntano di più sulle rinnovabili

Transizione energetica: quali Paesi puntano più sulle rinnovabili?

Obiettivo raggiunto per il 2020 con dati importanti tra cui, ad esempio, quello sulla dipendenza energetica da carbone che segna un -18,3% rispetto al 2019 ed un -40% rispetto al 2015. Sempre di più l'Europa punta sulle energie rinnovabili per raggiungere l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e i risultati non stanno tardando ad arrivare.

Le quote di petrolio (34,5%) e di gas naturale (23,7%) sono ancora centrali tra le fonti di combustibile essenziali al mix energetico dell'Ue, ma le fonti rinnovabili, secondo i dati Eurostat per l'anno 2020, crescono esponenzialmente superando il carbone e il nucleare.

Dal 2004 in poi l'Unione Europea ha visto crescere la percentuale delle rinnovabili dal 9,60% sino al 22,09% del 2020, con una crescita in un solo anno di oltre due punti percentuali. Questi dati, logicamente, cumulano quelli provenienti dai vari stati membri e se la media europea è al 22% circa, alcuni Paesi hanno numeri ancor più elevati a partire dalla Svezia che ha una percentuale superiore al 60% di rinnovabili nel mix energetico. Seguono la Lettonia con il 42,13% e l'Austria con il 36,54%. Sempre in ambito europeo allargato l'Islanda la "fa da padrona" toccando l'83,72%, seguita dalla Norvegia al 77,36 e dall'Albania al 45%.

L'Italia, invece, sempre secondo i dati Eurostat per il 2020, tocca quota 20,95% da energie rinnovabili mentre, per il Green Future Index elaborato dal MIT Technology Review (indice che misura la capacità delle nazioni di costruire un futuro sostenibile) il nostro Paese si colloca al 17simo posto nella classifica globale, ottenendo un punteggio pari a 5,53.

Capofila del raggruppamento del MIT (che, a differenza dei dati Eurostat analizza il contesto globale) c'è l'Islanda con 6,92 su 10 mentre all'estremo opposto c'è l'Iran che ottiene 2,67 punti. L'Europa la fa da padrona con 9 Paesi (Islanda, Danimarca, Paesi Bassi, Regno Unito, Norvegia, Finlandia, Francia, Germania, Svezia) posizionati nei primi 10 posti ed è la Corea del Sud ad ottenere la decima posizione con un punteggio di 6.

Tra le grandi potenze industriali del G7 la posizione migliore è quella del Regno Unito (4 posto), poi dalla Francia al 7 posto seguita dalla Germania ad una posizione di distanza, dal Canada (15 posto), dal nostro Paese e poi dal Giappone (19 posto). Occorre scendere sino al 21 posto per trovare gli Stati uniti e trovare, a poca distanza, la Cina al 26 posto.

La Russia, invece, è solo al 64 posto.

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