Il tumore al seno è una delle emergenze sanitarie più incisive del nostro Paese e i numeri sono in aumento: stiamo parlando di 60mila nuovi casi all'anno. Eppure mancano 2mila chirurghi specializzati in senologia. E questo significa: attese più lunghe e una risposta che non sempre è quella che le pazienti si meritano. Non solo: la carenza di personale in alcune aree spinge i pazienti a spostarsi per ricevere le cure adeguate, o costringe i chirurghi a migrare da un ospedale all'altro per sopperire alle mancanze del territorio.
SOLO SEI MESI
Come mai così tanti pazienti e così pochi medici? Perché non esiste una scuola di specilizzazione dedicata alla senologia. I giovani medici quindi per formarsi possono contare su un modulo opzionale di sei mesi all'interno della chirurgia generale, oppure si iscrivono a master e esperienze all'estero. Dove spesso rimangono. "Sei mesi opzionali non bastano per una disciplina complessa che coinvolge più specialità" sostiene la deputata della Lega Tiziana Nisini che si è fatta promotrice della proposta di legge per istituire una scuola di specializzazione in chirurgia generale a indirizzo senologico. Ad oggi solo una parte dei centri italiani tratta il volume minino raccomandato di casi all'anno ma - lo impongono i numeri - è più che mai necessario garantire una risposta adeguata alla richiesta di cure.
Il nodo è duplice: da un lato la necessità di rafforzare la rete dei Centri di senologia, indicata dal Piano oncologico nazionale 2023- 2027 come modello di efficienza. Dall'altro la mancanza di un percorso universitario strutturato che prepari i chirurghi destinati a lavorare in quelle équipe multidisciplinari. Senza formazione stabile, anche la rete rischia di indebolirsi. La proposta prevede che i ministeri dell'Università e della Salute definiscano profili formativi e percorsi didattici entro 90 giorni dall'approvazione della legge. Il testo contiene anche una clausola "finanziaria": non nuovi costi per lo Stato, ma una riorganizzazione della formazione.
LA MAPPA DEI CENTRI
Ad oggi in Italia non esiste una legge unica, ma una rete di accordi Stato-Regioni (tra cui l'Intesa del 2014) e direttive del Ministero della Salute. Queste normative impongono alle strutture di conformarsi agli standard europei di Eusoma (certificazione per la cura del tumore al seno) con regole e soglie precise per i centri di senologia: ogni centro deve trattare almeno 150 nuovi casi di tumore maligno all'anno (minimo standard di garanzia per la qualità delle cure). È previsto un centro ogni 250mila abitanti. Nel centro deve essere sempre presente un'equipe dedicata formata da almeno 6 figure specializzate: radiologo, chirurgo senologo, patologo, oncologo, radioterapista e data manager.
I centri devono garantire supporto genetico, psiconcologia e percorsi di riabilitazione post-operatoria.
A dichiarare "una priorità assoluta" la lotta al cancro è lo stesso ministro alla Salute Orazio Schillaci che, nella legge di bilancio 2026 (approvata a fine 2025), ha voluto dedicare 200 milioni di euro per migliorare la diagnosi precoce dei tumori e la ricerca oncologica. A gennaio 2026 è entrata in vigore la legge 106, che potenzia le tutele per lavoratori pubblici e privati con malattie oncologiche, croniche o invalidanti.