Bersani si autoconvince: "Mi prendono per matto ma vinceremo a Milano"

Il leader del Pd certo della vittoria a Milano e in Lombardia. Per le regionali 2010 era convinto della stessa cosa, ma finì diversamente. Sull'esposto dell'Agcom: "Se non arrivano provvedimenti, salgo sui tetti"

"A Milano si vince". Il leader del partito democratico è sicuro della vittoria del candidato Giuliano Pisapia alle amministrative di Milano e i superstiziosi già toccano ferro. Perché le profezie bersaniane sono state spesso latrici di sventura. L'ultimo vaticinio, il leader democratico lo lanciò prima delle elezioni regionali dello scorso anno. “Abbiamo acceso i motori e i motori girano", "Il vento sta cambiando": frasi sciorinate con forza e ostentazione davanti ai propri sostenitori. Peccato che poi il risultato elettorale fu l'esatto opposto delle predizioni di Bersani. Fu infatti il centrodestra a strappare addirittura alcune regioni che erano prima governate dal centrosinistra: Piemonte e Lazio su tutte. Forse è per questo che l'ottimismo di Bersani non galvanizza la base del Pd e tranquillizza il popolo del Pdl. Ma il segretario del Pd tira dritto per la sua strada, ancora più convinto che questa sia la volta buona per strappare la roccaforte berlusconiana del capoluogo lombardo e non solo. 
"Sono tre mesi che dico che a Milano si vince - ha detto il leader del Pd oggi a Pavia per sostenere il candidato alla Provincia Daniele Bosone- mi prendevano per un matto tre mesi fa, ma io lo ribadisco. Mi aspetto uno splendido risultato. È un pò di mesi che dico che siamo molto più forti di quel che si pensa comunemente. C’è un’aria buona e in Lombardia ci toglieremo una soddisfazione".

L'esposto all'Agcom Tutto questo, aggiunge Bersani, nonostante la sproporzione dell’investimento fatto dal centrodestra per la campagna elettorale, soprattutto a Milano. "Il rapporto di forza in termini di spese elettorali è 10 a 1, Davide contro Golia. Così come il rapporto di forza nelle Tv, nei Tg, è assolutamente inaccettabile, spropositato". Ed ecco che Bersani affonda anche sul lato dell'esposizione televisiva del premier e del suo governo e sull'esposto fatto all’Agcom, l’Autorità garante per le telecomunicazioni per "la vergogna della sproporzione della presenza nei telegiornali e anche, la furbesca impaginazione delle notizie". E cosa fa? Lancia un avvertimento: "O arriva una risposta o mi arrampico sul tetto del garante per la comunicazione".

Bersani pronto a salire sui tetti Insomma, o arrivano provvedimenti oppure Bersani sarà costretto a prendere di nuovo la scala e a salire sui tetti. D'altronde, dice lui, "si è visto che sono capace a farlo. Non succeda quest’ultima settimana quello che è successo alle regionali. Né sui Tg nazionali, né su quelli regionali, perché siamo allo scandalo. Qui non è la Bielorussia". "Io non voglio sante alleanze difensive, come dice Casini. Ma avverto: attenzione, se Berlusconi fa il presidente della Repubblica, io non rincorro lui ma chi è stato schizzinoso". Lo dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, al Mattino. "Noi - ricorda Bersani - abbiamo già governato, non siam mica degli avventizi. E Napolitano è la prova vivente che il centrosinistra non solo è in condizione di far governo ma anche di offrire presìdi alla Costituzione come nessun altro».

Le proposte del Pd Bersani non perde occasione per ricordare le proposte del centrosinistra: "Noi puntiamo sull’abbassamento fiscale per redditi bassi e pensionati ed un piano per le piccole opere che possa aiutare i Comuni. E, per favore, il centrodestra non ci venga a spiegare il rigore: noi abbiamo sempre sistemato i conti che loro avevano disastrato. È uno scandalo che l’Italia sia il paese che cresce meno in Europa e, allo stesso tempo, continui ad essere in testa alla classifica dell’inflazione. C’è troppo lavoro precario in giro: lo conferma il 30% della disoccupazione giovanile. La nostra proposta è quella di ridurre le spese per le imprese che garantiranno lavoro stabile ed aumentarle invece per chi impiega solo precari".