Mozzarelle blu tedesche: 70mila in mano ai Nas Procura apre un'inchiesta

Settantamila mozzarelle blu sono state sequestrate dai Nas a Torino. La metà degli alimenti sono di provenienza straniera. Coldiretti: "Fenomeno grave, mette a rischio la salute dei consumatori". Il pm Guariniello apre un'inchiesta

Torino - La procura ha aperto un fascicolo sulle mozzarelle blu. L’iniziativa fa seguito alle indagini e alle scoperte dei carabinieri del Nas. A coordinare gli accertamenti giudiziari è il pubblico ministero Raffaele Guariniello, capo del pool dei magistrati torinesi che si occupano di tutela del consumatore.

Coldiretti protesta La vicenda delle 70mila mozzarelle blu "made in Germany" sequestrate dai Nas di Torino è la spia di un fenomeno grave che mette a rischio potenzialmente la salute dei consumatori ingannati: lo dice Coldiretti complimentandosi coi carabinieri. "La metà delle mozzarelle in vendita in Italia, afferma l’associazione, sono fatte in toto o in parte con semilavorati o latte provenienti dall'estero. E per fortuna il parlamento europeo ha votato finalmente a favore dell'obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza per carne, pollame, prodotti lattiero caseari, ortofrutticoli freschi, tra i prodotti che si compongono di un unico ingrediente (che oltre al prodotto agricolo prevedono solo degli eccipienti come acqua, sale, zucchero) e per quelli trasformati che hanno come ingrediente la carne, il pollame ed il pesce. Dalle frontiere italiane sono passati in un anno - sostiene Coldiretti - ben 1,3 miliardi di litri di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 130 milioni di chili di polvere di latte di cui circa 15 milioni di chili di caseina utilizzati in latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori. Il risultato è che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura con cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta. Secondo un’indagine Coldiretti-Swg la quasi totalità dei cittadini (97 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti".

Il formaggio blu La segnalazione sulla mozzarella blu era arrivata ai carabinieri dei Nas di Torino da una signora che ha ripreso col telefonino l’inquietante cambio di pigmentazione del formaggio una volta aperta la bustina. Già l’azienda distributrice, che rifornisce molti discount del Nord, a fronte di numerosi reclami aveva iniziato a richiamare il prodotto, contestando la fornitura allo stabilimento industriale tedesco di provenienza. Secondo i Nas per ora sono ignote le cause del colore da puffì della mozzarella aperta, e non vi sono elementi per configurare ipotesi di reato. L'intera partita di mozzarelle tedesche è stata rintracciata e bloccata.

164 milioni di chili all'anno Gli italiani consumano in un anno 164 milioni di chili di mozzarelle, acquistate nel 39% dei casi nei supermercati, per il 26% negli ipermercati, per il 14% nei discount e per il 21% nel dettaglio tradizionale o nelle superette. È quanto emerge dall'analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea che evidenzia nel 2009 un aumento negli acquisti familiari del 5% rispetto all'anno precedente, nonostante la crisi. La mozzarella è il formaggio più acquistato in quantità ed è presente - stima la Coldiretti - sulle tavole di quasi sei italiani su dieci. Si tratta di un specialità Made in Italy particolarmente apprezzata anche all'estero dove proliferano però le imitazioni, come negli Stati Uniti dove la mozzarella è il formaggio di tipo italiano più taroccato con una produzione di quasi 2 miliardi di chili all'anno.

Una tac per le mozzarelle Coldiretti ha anche collaborato alla prima "Tac salva mozzarella Made in Italy", una tecnologia innovativa che si basa sulla evidenziazione di un "marcatore" che si trova nelle mozzarelle non prodotte con solo latte fresco, messa a punto con la collaborazione dell'Associazione italiana allevatori (Aia) e della facoltà di agraria della Università di Bari.