Gli Stati Uniti aprono una nuova fase del conflitto con l’Iran, puntando sulla pressione economica dopo mesi di guerra. Washington chiede anche agli alleati e alla Cina di aderire a una campagna coordinata per isolare Teheran, mentre Donald Trump rivendica i risultati militari e ribadisce che l’Iran non avrà l’arma nucleare. Pechino respinge però la linea americana: sanzioni e pressioni, sostiene il governo cinese, non possono risolvere la crisi, che va affrontata per via politica e diplomatica.
Usa, non sosteniamo l'annessione della Cisgiordania da parte di Israele
Donald Trump, “gli Stati Uniti non sostengono l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele. Una Cisgiordania stabile garantisce la sicurezza di Israele ed è in linea con l’obiettivo di questa Amministrazione di raggiungere la pace nella regione”. Lo ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato ad Axios in merito ai bandi del governo israeliano per un nuovo insediamento nell’area E1 in Cisgiordania.
Araghchi: "Il D-Day economico di Trump è destinato al fallimento"
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che la campagna del presidente Donald Trump contro Teheran, denominata “D-Day economico”, è destinata al fallimento e che l’Iran aveva già subito simili pressioni da parte degli Stati Uniti. Lo riporta Iran International. “Quattordici anni fa: ‘Le sanzioni più devastanti della storia’. Fallito. 8 anni fa: ‘Massima pressione’. Fallito. 5 mesi fa: ‘Resa incondizionata’. Fallito. Oggi: ‘L’operazione economica più devastante di sempre’. Destinata al fallimento”, ha scritto Araghchi su X. Il ministro ha inoltre condiviso un post del 2012 in cui l’allora vicepresidente Joe Biden affermava che le sanzioni contro l’Iran erano “le sanzioni più devastanti nella storia delle sanzioni”. “Abbiamo già visto questo film. Stessa storia. Prepotenti diversi”, ha aggiunto Araghchi.
Centcom, da maggio oltre 660 milioni di barili di petrolio transitati attraverso lo stretto di Hormuz
L’esercito statunitense ha aiutato le petroliere a trasportare oltre 660 milioni di barili di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz dall’inizio di maggio. Lo ha riferito il Comando centrale delle forze armate statunitensi (Centcom) alla Cnbc. Nello stesso periodo, spiega il portavoce del Centcom e capitano della Marina statunitense Tim Hawkins, gli Usa hanno assistito circa 1.300 navi commerciali nel transito attraverso Hormuz. “Diverse rotte rimangono libere e aperte al traffico commerciale”, ha affermato Hawkins. Questo, osserva Cnbc lascia pensare che almeno 160 milioni di barili, ossia oltre 7 milioni di barili al giorno, siano transitati attraverso lo Stretto di Hormuz nelle ultime tre settimane, sulla base delle precedenti dichiarazioni dell’esercito. Il 29 luglio, il Centcom aveva dichiarato che le forze statunitensi avevano assistito il passaggio di 500 milioni di barili attraverso Hormuz dall’inizio di maggio. I volumi restano comunque molto inferiori alle esportazioni precedenti alla guerra, quando attraverso Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi. Tuttavia, i dati forniti dall’esercito statunitense indicano che una quantità considerevole di petrolio continua a transitare attraverso lo Stretto nonostante le minacce e gli attacchi iraniani. Non è chiaro quanto petrolio esca esattamente ogni giorno da Hormuz, poiché il governo statunitense ha fornito stime differenti, generalmente superiori a quelle elaborate dalle società indipendenti di monitoraggio del traffico marittimo. Funzionari statunitensi hanno riferito mercoledì ad Axios che nelle ultime settimane sarebbero usciti dallo stretto circa 10 milioni di barili al giorno. Il segretario all’Energia Chris Wright ha dichiarato l’11 agosto che la media su sette giorni era salita a quasi 9 milioni di barili al giorno. La società di intelligence marittima Windward stima invece che le esportazioni di greggio attraverso Hormuz abbiano raggiunto una media di circa 5 milioni di barili al giorno a luglio, rispetto ai circa 4 milioni di giugno e agli 1,6 milioni di maggio. Secondo Michelle Wiese Bockmann, analista senior di intelligence marittima presso Windward, anche le esportazioni di agosto dovrebbero aumentare rispetto a luglio. “La mia valutazione è che il trend stia crescendo, e rapidamente, nonostante il fatto che l’Iran stia esercitando un’enorme pressione sulla sicurezza marittima”, ha spiegato Bockmann. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), almeno 17 navi commerciali sono state attaccate nello Stretto o nelle sue vicinanze nei mesi di luglio e agosto. Secondo Bockmann, sempre citato da Cnbc, le petroliere che effettuano il transito guadagnano circa 500.000 dollari al giorno.
Iran: "Meglio porre fine alla guerra oggi da una posizione di forza"
“È meglio porre fine alla guerra oggi, quando siamo in una posizione di forza e in dignità e il mondo intero riconosce la nostra vittoria e sottolinea che l’America, contravvenendo a tutte le regole, ha attaccato le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture ed è odiata in tutto il mondo”. Lo ha dichiarato, secondo l’agenzia Isna, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, alla 31ª Assemblea Generale dell’Associazione Islamica della Società Medica Iraniana
Reuters: offerte petrolio Iran alla Cina in calo per inasprimento blocco Usa
Le offerte di greggio iraniano agli acquirenti cinesi sono diminuite e i prezzi sono aumentati questa settimana a causa del blocco statunitense che ha ridotto le spedizioni di Teheran, secondo fonti commerciali, con la minaccia di ulteriori sanzioni da parte di Washington che incombe. Lo riporta il sito della Reuters. Il 13 luglio gli Stati Uniti hanno reintrodotto il blocco navale e portuale iraniano, in seguito al fallimento dell’accordo per porre fine alla guerra tra i due Paesi, nel tentativo di interrompere le vendite di petrolio - la principale fonte di valuta pregiata per Teheran - aggravando le perdite già subite a causa degli attacchi bellici alle infrastrutture energetiche. Il numero di offerte per carichi di petrolio iraniano destinati alla Cina per consegne a settembre e ottobre è diminuito rispetto ai carichi di luglio e agosto, secondo quanto riferito da quattro fonti commerciali a conoscenza della questione. Le offerte sono calate perché i barili già presenti sulle navi in mare sono stati venduti, hanno aggiunto le fonti. Le esportazioni di petrolio iraniano sono diminuite da metà luglio e da allora non si sono registrati attraversamenti dello Stretto di Hormuz da parte di superpetroliere cariche di greggio iraniano, secondo i dati della società di tracciamento navale Kpler, sebbene molte navi disattivino i loro transponder di localizzazione, rendendone difficile il monitoraggio. La crisi minaccia una materia prima fondamentale per le raffinerie indipendenti, note colloquialmente come “teiere”, situate nella provincia orientale cinese dello Shandong, che rappresentano circa un quinto della capacità di raffinazione della Cina e sono i principali acquirenti di petrolio soggetto a sanzioni.
Pechino: "Sanzioni e pressioni statunitensi non sono soluzione problema"
Pechino ha dichiarato che le “sanzioni e le pressioni” statunitensi non sono la soluzione, dopo che gli Stati Uniti hanno esortato i loro alleati e la Cina a unire le forze per piegare economicamente l’Iran. “Le sanzioni e le pressioni non risolveranno il problema”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, durante una conferenza stampa. “La Cina invita tutte le parti interessate ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso i canali politici e diplomatici”, ha aggiunto Lin.
Vance: "Nuova fase guerra, pressione economica e strumento piu efficace"
Gli Stati Uniti sono entrati in una nuova fase" della guerra contro l’Iran, e la pressione economica e ora lo “strumento piu efficace” per raggiungere gli obiettivi americani. Cosi il vice presidente americano JD Vance in un’intervista al podcast ‘Clay Travis and Buck Sexton Show’.
“Ci troviamo ora in una sorta di nuova fase in cui lo strumento piu efficace a nostra disposizione e la pressione economica che possiamo esercitare su di loro”, ha affermato Vance. “Continueremo su questa strada”, ha aggiunto.
“Se riusciremo a estrarre abbastanza petrolio e gas da garantire ad alcuni americani un po’ di sollievo alla pompa e un alleggerimento dei prezzi dell’energia”, ha affermato Vance, cio “eserciterebbe anche una forte pressione economica” sull’Iran e ne modificherebbe i calcoli.
Bessent avverte alleati e Cina, nella guerra economica "con noi o contro di noi"
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha avvertito alleati e avversari della prima potenza mondiale, inclusa la Cina, che Washington si aspetta la loro piena adesione alla nuova campagna di isolamento economico dell’Iran, lanciata dal presidente Donald Trump con l’obiettivo dichiarato di far cedere il governo di Teheran dopo sei mesi di conflitto. “O siete con noi o siete contro di noi”, ha affermato Bessent, definendo l’operazione la piu’ grande campagna coordinata di isolamento economico della storia. Nel corso di una intervista televisiva, Bessent ha sottolineato che gli Stati Uniti stanno chiedendo agli alleati di aderire alla nuova strategia e, interrogato sulla posizione della Cina, ha invitato Pechino a “salire a bordo”.
Il segretario al Tesoro ha lasciato intendere che Washington potrebbe esercitare pressioni anche sulla Cina, pur precisando che “molte conversazioni e’ meglio affrontarle in privato”. L’avvertimento di Bessent giunge mentre l’amministrazione Trump spostando il principale fronte della pressione sull’Iran dal piano militare a quello economico. Il presidente ha annunciato il 19 agosto quella che ha definito la piu’ “devastante” operazione di guerra economica mai condotta contro Teheran, sostenendo che portera’ al collasso del regime. La svolta si verifica a quasi sei mesi dall’inizio della guerra, mentre Trump e’ sottoposto a crescenti pressioni interne per i costi del conflitto e in vista delle elezioni di meta’ mandato.
Trump: "Teheran non avrà arma nucleare"
“Stiamo andando molto bene con l’Iran”. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, in un’intervista radiofonica a Michael Coen, suo ex avvocato. “La marina non c’è più, l’aeronautica non c’è più, la leadership non c’è più”, ha aggiunto il tycoon sottolineando che la perdita dei leader iraniani ha anche complicato la diplomazia perché “nessuno sa chi sia al comando”.
“L’Iran non potrà mai avere un’arma nucleare. È molto semplice”, ha rimarcato l’inquilino della Casa Bianca. “Li abbiamo annientati militarmente”, ha detto ancora Trump, pur ammettendo che Teheran possiede ancora missili e droni. Il presidente Usa ha, quindi, affermato che avrebbe preso la stessa decisione “cento volte” perché, a suo avviso, l’Iran “non può avere un’arma nucleare e non l’avrà”.
Trump: "Abbiamo spazzato via l'Iran, presto avremo il pieno controllo di Hormuz"
“Abbiamo spazzato via l’Iran”. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista telefonica a Michael Cohen, suo ex avvocato e suo grande accusatore nel processo sui rapporti del tycoon con la pornostar Stormy Daniels. Teheran “dispone di alcuni missili e droni ma ha una capacità produttiva limitata”, ha proseguito il presidente Usa, aggiungendo che “gli Stati Uniti controllano sostanzialmente lo Stretto di Hormuz e presto ne avranno il pieno controllo”.
