Il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani torna a parlare ospite a Radio24 di guerra, e lo fa spiegando che la Russia “non vuole una guerra con l’Occidente, altrimenti la perderebbe”, e aggiunge che “gli attacchi al confine con la Polonia sono soltanto provocazioni”. Insomma, mentre in Europa il pensiero è ancora molto instabile, dall’America, Trump, tenta di raffreddare gli animi, come ormai è noto in vista delle elezioni che lo aspettano a breve. Infine l’ennesimo attacco nella città di Sochi, nel sud della Russia, fa cinque feriti.
Tajani: "Non ci facciamo intimidire dalla Russia"
L’attacco russo di ieri a un treno in Ucraina vicino alla frontiera con la Polonia “è un altro segnale della Russia che dice: Attenzione, non aiutate troppo l’Ucraina”. “Certamente la Russia manda segnali, fa provocazioni, testa le reazioni dell’Occidente”, ha aggiunto Tajani, secondo cui “in questo caso bisogna sempre essere fermi” perché “la Russia non può continuare con questa aggressività”, ma “senza perdere” la capacità “di mediazione, di dialogo”. “Certamente non ci facciamo intimidire, ma siamo sostenitori di una forte azione di pace e ci auguriamo che i colloqui si possano realizzare tra Putin e Zelensky e magari con la mediazione americana o ben venga anche mediazioni dell’India, della Cina”, ha aggiunto il ministro. “E’ importante che si raggiunga la pace”, ha anche detto, precisando che l’Italia ”continua a sostenere l’Ucraina".
5 feriti a Sochi, la causa caduta detriti di un drone
Cinque persone, tra cui un bambino, sono rimaste ferite a Sochi a seguito della caduta di frammenti di un drone. Lo riporta il governo del Territorio di Krasnodar. “Un adulto è stato ricoverato in ospedale, gli altri hanno ricevuto le cure mediche necessarie in regime ambulatoriale”, si legge nel post su Telegram. Inoltre, tre abitazioni private sono state danneggiate. Frammenti del drone sono caduti in diversi punti, tra cui vicino a un edificio non residenziale, in una galleria e nel cortile di un’abitazione privata. I servizi di emergenza stanno operando sul posto, ha aggiunto il dipartimento. In risposta agli attacchi nemici, l’esercito russo sta colpendo centri decisionali, fabbriche e magazzini condivisi dalle forze armate ucraine con la Nato.

Il Wall Street Journal scrive: "Mosca innova i propri sistemi d'arma più rapidamente dei suoi avversari"
La Russia sta sviluppando e producendo a ritmo crescente una nuova generazione di armi relativamente economiche e dotate di tecnologie avanzate, riuscendo in alcuni casi ad anticipare Ucraina e Paesi occidentali nella corsa alla modernizzazione dei propri sistemi d’arma, secondo il quotidiano statunitense “Wall Street Journal” Tra i sistemi più recenti figurano i droni a reazione Geran-5 e i missili da crociera a basso costo Banderol, sviluppati in pochi anni attraverso l’evoluzione di modelli precedenti, testati sul campo e rapidamente avviati alla produzione di massa. Secondo analisti e diplomatici interpellati dal quotidiano, il salto tecnologico è stato favorito in larga misura dall’impiego su vasta scala di componenti cinesi, tra cui motori a reazione, computer per la navigazione e sistemi di comunicazione. Si tratta prevalentemente di prodotti commerciali a duplice uso, la cui fornitura alla Russia violerebbe le sanzioni internazionali secondo l’Ucraina e altri analisti; Pechino afferma invece di regolamentare l’esportazione di tecnologie utilizzabili in ambito militare. I droni Geran-5 e i missili Banderol rispondono alla crescente esigenza, comune a entrambe le parti in conflitto, di disporre di armi capaci ma abbastanza economiche da poter essere impiegate in grandi quantità: il loro costo unitario è stimato in circa 100mila dollar, contro oltre 2 milioni per un missile da crociera Tomahawk statunitense e sistemi russi comparabili. Il Geran-5 deriva dai droni iraniani Shahed, ma è più veloce e resistente e, grazie a sistemi elettronici più sofisticati, è in grado di navigare con maggiore precisione ed eludere più facilmente alle difese ucraine. La sua velocità e configurazione lo rendono, secondo Mike Monnik, amministratore delegato della società di intelligence sulle minacce dei droni Drone Sec, una sorta di “missile da crociera dei poveri”. Gli ingegneri russi avrebbero inoltre sviluppato antenne e reti di comunicazione capaci di aggirare le contromisure elettroniche e i sistemi di disturbo impiegati da Kiev, consentendo attacchi di precisione in profondità sul territorio ucraino.
Il vantaggio di Mosca non riguarda tuttavia soltanto la progettazione, ma soprattutto la capacita’ di passare rapidamente dall’innovazione alla produzione su larga scala. La Russia ha riorientato una parte consistente della propria economia verso lo sforzo bellico, mobilitando risorse di bilancio e finanziamenti delle banche statali e mantenendo elevati livelli produttivi nonostante gli attacchi ucraini contro infrastrutture e nodi economici. Secondo Kateryna Bondar, ricercatrice senior del Center for Strategic and International Studies di Washington, l’Occidente tende a sottovalutare la capacità russa di trasformare rapidamente un’idea sperimentale in un prodotto industriale: proprio questo ciclo di sviluppo, osserva, dovrebbe essere studiato dalle forze armate occidentali. Per l’Ucraina, i nuovi droni si aggiungono alla minaccia dei missili balistici russi e delle bombe plananti sganciate dagli aerei, che rappresentano secondo gli esperti un problema ancora più grave, in quanto Kiev dispone di strumenti molto limitati per contrastarle. Per gli Stati Uniti e la Nato si pone invece anche un problema economico: difendere le proprie forze da droni e missili relativamente economici ricorrendo a intercettori Patriot o a caccia molto più costosi rischia di diventare insostenibile in un conflitto di logoramento ad alta intensita’. Le aziende occidentali sono già impegnate a sviluppare intercettori piu’ economici e veloci, compresi modelli a reazione, mentre la Nato ha promesso oltre 40miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per le capacita’ anti droni. Gli esperti sottolineano infine la necessita’ di prepararsi in anticipo alle nuove generazioni di minacce: l’Ucraina, osserva Bondar, disponeva da anni di indicazioni sullo sviluppo da parte della Russia di droni areazione e missili da crociera economici, ma non era preparata al loro impiego su larga scala.
Trump: "Ho chiesto a Zelensky di non colpire raffinerie russe"
“Il problema che ho con l’Ucraina e la Russia è che gran parte del gasolio arriva dalla Russia, e questo è ciò che sta causando un grosso aumento delle importazioni, e gli impianti russi vengono colpiti dall’Ucraina. Ho chiesto al presidente Zelensky di non colpire gli impianti di gasolio e le raffinerie”.
A Trump è stato anche chiesto se Kiev otterrà l’autorizzazione sui Patriot. Il presidente americano ha chiarito che si sta discutendo di una versione “meno sofisticata” dei sistemi missilitici.
