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Governo

“Lascio Palazzo Chigi, non Giorgia. Lavorerò ancora con lei”

La sua scelta di interrompere, prima della scadenza e a un anno dalle elezioni, la collaborazione con la Presidenza del Consiglio ha alimentato voci e retroscena di ogni tipo

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Tommaso Longobardi è stata la persona che negli ultimi nove anni ha percorso più chilometri al fianco di Giorgia Meloni, ma ancor di più è stato il responsabile social che ha contribuito a costruire una presenza digitale da milioni di follower e interazioni. A lui si devono alcuni dei post di maggior successo: dai selfie con Narendra Modi a quello in versione anime-manga con la premier giapponese Sanae Takaichi, fino al video del Primo Maggio. La sua scelta di interrompere, prima della scadenza e a un anno dalle elezioni, la collaborazione con la Presidenza del Consiglio ha alimentato voci e retroscena di ogni tipo.

È passata una settimana dal post in cui annunciavi la scelta di lasciare Palazzo Chigi, dove negli ultimi quattro anni sei stato il responsabile della comunicazione digitale del Presidente del Consiglio, e non sono mancate in questi giorni ricostruzioni di possibili rotture con Giorgia Meloni, di una progressiva mancanza di fiducia partita dal risultato del referendum sulla Giustizia. Allora, ci racconti tutte le ragioni di questa tua decisione che ha fatto tanto discutere?

«Ho scelto di dare personalmente la notizia per spiegare con chiarezza quello che stava accadendo. La realtà, però, è molto più semplice delle ricostruzioni che ho letto. Secondo alcuni sarei stato io ad abbandonare Giorgia a pochi mesi dalle elezioni, secondo altri sarebbe stata lei a volermi fuori. Non è vera né l’una né l’altra cosa. Ho scelto di lasciare il mio incarico a Palazzo Chigi, non la comunicazione di Giorgia Meloni: continuerò a lavorare con lei sulla strategia e sulla comunicazione digitale. Dopo nove anni di lavoro, di cui quattro a Palazzo Chigi, ho sentito che fosse arrivato il momento di aprire una nuova fase. Il retroscena sulle presunte frizioni nate dopo la campagna referendaria è ancora più fantasioso, visto che non ho avuto alcun ruolo in quella campagna e che, poche settimane dopo, Giorgia ha voluto scrivere la prefazione al mio libro, riconoscendo il valore del lavoro fatto insieme in questi nove anni. Credo che i fatti raccontino la realtà meglio di qualsiasi retroscena.»

In questi nove anni al fianco di Giorgia Meloni ci sono stati momenti di scontro sulla strategia social da adottare, su un post pubblicato o da pubblicare? Come in tutte le coppie professionali avrete avuto di certo frizioni e disaccordi.

«Certo, e credo che il nostro rapporto professionale abbia funzionato per tanti anni anche per questo. Non abbiamo mai avuto bisogno di dirci quello che l’altro voleva sentirsi dire. Io non sono mai stato particolarmente accondiscendente, soprattutto quando tengo a un lavoro e sono convinto che una cosa possa essere fatta meglio. È capitato quindi di avere visioni diverse e di discuterne con grande franchezza. Ma non le definirei frizioni o scontri: era confronto. Ognuno portava la propria sensibilità e il proprio punto di vista, sapendo naturalmente che alla fine la decisione spettava a lei. Credo che anche questa libertà di dirsi le cose abbia contribuito a costruire un rapporto professionale durato nove anni.»

Come e quando hai comunicato a Giorgia Meloni di voler staccare la spina “Chigi” e, sinceramente, dimmi come l’ha presa, considerato che nel tempo si era creato tra voi un rapporto simbiotico che aveva portato alla corte di Meloni milioni di follower, interazioni e visualizzazioni?

«In realtà non c’è stato un momento in cui sono andato da Giorgia a dirle che avrei smesso di lavorare con lei, perché non era questo ciò che avevo deciso. Le ho semplicemente parlato della volontà di cambiare la forma della nostra collaborazione e ne abbiamo ragionato con grande serenità. È una cosa molto meno eccezionale di quanto possa sembrare. Negli staff politici le formule di collaborazione cambiano spesso e io stesso, in questi nove anni, ne ho cambiate diverse. Questa volta ha fatto più rumore perché il passaggio coincideva con la mia uscita da Palazzo Chigi e qualcuno ha voluto attribuirgli un significato politico che non aveva. Cambia la formula della collaborazione, non il rapporto professionale.»

Il tuo rapporto professionale con Meloni per ora continua solo come consulente esterno nella strategia politica, ma quanto secondo te questa scissione può servire alla prossima campagna elettorale?

«Qualcuno ha osservato che fosse una scelta strana a ridosso delle elezioni. In realtà, proprio perché non sto interrompendo la collaborazione con Giorgia, le elezioni non cambiano nulla. Con l’uscita da Palazzo Chigi, naturalmente, non seguirò più la comunicazione legata alla sua attività istituzionale. Continuerò invece ad affiancarla sulla strategia e sulla comunicazione politica e digitale. Da questo punto di vista, quindi, non credo che la prossima campagna elettorale risentirà della mia scelta.»

Chi prenderà il posto di Tommaso Longobardi, sempre che nell’immediato ci possa essere un sostituto che svolga esattamente lo stesso ruolo?

«In realtà c’è già una squadra di professionisti che in questi anni ha lavorato con me a tutta la comunicazione digitale, dalla grafica ai video fino ai contenuti, e ciascuno ha competenze e responsabilità specifiche. È una squadra solida, che conosco molto bene e che funziona.

Naturalmente potranno essere ridefiniti alcuni incarichi o attribuite maggiori responsabilità, valorizzando anche le professionalità che già ne fanno parte, ma questo spetterà a chi di competenza. La cosa importante è che c’è una struttura che continuerà a garantire pienamente il lavoro all’interno di Palazzo Chigi. E allo stesso modo continuerà il lavoro sulla comunicazione politica esterna a Palazzo Chigi, al quale continuerò a contribuire.»

Qual è il tuo futuro professionale, ci saranno nuove collaborazioni con altri politici, pensi di poter andare anche oltre la comunicazione politica, stai pensando di dar vita a una tua impresa?

«Intanto voglio mettermi alla prova e continuare a crescere. Il lavoro con Giorgia resterà centrale e questo, naturalmente, definisce anche il perimetro di qualsiasi altra eventuale collaborazione in ambito politico: non prenderei in considerazione incarichi che possano entrare in contrasto con il lavoro che continuo a svolgere con lei. Prima ancora che una questione di opportunità, per me è una questione di correttezza professionale. Mi interessa invece misurarmi anche fuori dalla politica, con realtà imprenditoriali e contesti nuovi nei quali mettere a frutto l’esperienza maturata in questi anni. Non tanto per replicare altrove quello che ho fatto finora, quanto per confrontarmi con problemi diversi e continuare ad ampliare le mie competenze. E poi c’è la dimensione dello studio e dell’attività accademica, alla quale tengo molto. La psicologia mi ha permesso di approfondire ciò che sta dietro alla comunicazione: comportamenti, dinamiche collettive e trasformazioni prodotte dal digitale. È un percorso che voglio continuare a sviluppare insieme all’attività professionale. Sul resto preferisco essere pragmatico. Ci sono progetti e possibilità su cui sto ragionando, ma credo sia più serio parlarne quando avranno assunto una forma concreta.»

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