Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:45
Governo

Dopo l’auto tocca alla casa: caccia alle risorse per l’ecobonus

Il ministro Foti: “Con la revisione del deficit si saprà di quante risorse disporremo”

Pnrr, Foti indica la strada: "600mila progetti finanziati e in esecuzione"

Entra nel vivo la partita delle misure per la casa in manovra. Il primo appuntamento è fissato per martedì. Il 22 settembre l’Istat diffonderà i dati definitivi sui conti pubblici del 2025 e da quel numero potrebbe dipendere una parte delle scelte della prossima legge di bilancio. A indicare il nesso è stato ieri il ministro per gli Affari Ue Tommaso Foti, intervenendo a un convegno di Confedilizia. Sulle agevolazioni fiscali per gli immobili Foti ha spiegato che «potremo individuare la misura in ragione anche di questa data ormai storica dei prossimi giorni», quando sarà possibile «vedere se siamo al 3,1% o il 2,9%» del Pil. Un eventuale miglioramento, ha aggiunto, «mobiliterà ovviamente risorse diverse nella legge di Bilancio».

Se il deficit 2025 scendesse sotto il 3% e il dato fosse poi confermato da Eurostat (circostanza assai probabile), l’Italia potrebbe avvicinarsi all’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Questo consentirebbe di accedere alla clausola nazionale di salvaguardia (Nec) su difesa ed energia da 14 miliardi annui senza che questo comporti la

ricaduta tra i Paesi sotto osservazione. Bruxelles sta intanto esaminando la richiesta italiana di estendere alla sicurezza energetica la Nec. Il dossier procede senza intoppi.

Due le misure più attese sul versante immobiliare. La prima è direttamente connessa alla flessibilità sul piano energetico. La conferma dell’ecobonus sulle ristrutturazioni con efficientamento energetico con aliquota al 50% sulla prima casa e al 36% sulla seconda. Il Mef sta comunque valutando la possibilità di alzare la soglia sulla prima al 65 per cento. La seconda riguarda le locazioni commerciali. Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa ha ribadito la richiesta di estendere la cedolare al settore non abitativo, per favorire le locazioni di negozi. L’ipotesi riprende la flat tax al 21% applicata nel 2019 ai nuovi contratti per negozi e botteghe fino a 600 metri quadrati, con un possibile dimezzamento della soglia in modo da favorire soprattutto negozi e uffici di prossimità. Al di là del costo, che si sostanzia in qualche centinaio di milioni, un tale intervento si ripagherebbe con l’emersione del sommerso e, soprattutto, con la maggiore offerta di locazioni.

Foti ha poi messo nel mirino il nuovo Affordable Housing Act europeo, soprattutto per la parte relativa agli affitti brevi sui quali Bruxelles vuole introdurre una stretta nelle zone in cui i prezzi di vendita superino di 8 volte i redditi medi. «Sicuramente insisteremo a livello europeo e chiederemo esplicitamente che questa parte del regolamento non sia prescrittiva, ma una parte che ogni nazione può decidere o meno di applicare», ha detto. L’Italia, ha ricordato, «si è mossa ben prima con un piano casa che prevede nei prossimi dieci anni di mettere a disposizione 100.000 immobili», mentre la disciplina europea «eccede i poteri della Commissione». Sul fronte interno, Foti ha definito il disegno di legge sugli sfratti «un fatto rivoluzionario in Italia», sottolineando che il provvedimento si accompagna al Piano Casa. Il Fondo dei Fondi per l’housing sociale e l’emergenza abitativa, gestito da Invimit, dispone di oltre 3,6 miliardi.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.