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“Altro che Fi ingiallita, grazie a Tajani il partito è cresciuto e attira i giovani”

In Fi si discute, è naturale per un partito liberale. Occhiuto è una risorsa importante. Ma Tajani ha assunto la guida quando molti pensavano che dopo Berlusconi Fi si sarebbe dispersa

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Fulvio Martusciello, lei è segretario di Forza Italia in Campania e capogruppo al Parlamento europeo: il vice Roberto Occhiuto attacca Antonio Tajani?

«In Fi si discute, è naturale per un partito liberale. Occhiuto è una risorsa importante. Ma Tajani ha assunto la guida quando molti pensavano che dopo Berlusconi Fi si sarebbe dispersa. Ha tenuto insieme una comunità, l’ha fatta crescere e le ha dato una prospettiva. Oggi discutiamo di quanto Fi possa diventare più forte. E questo porta innanzitutto la firma di Tajani».

Per Occhiuto Fi è ingiallita e la comunicazione vecchia. Che cosa risponde?

«L’evento di Napoli per i 90 anni di Berlusconi ha dimostrato il contrario. Molti ragazzi di Fi nel 1994 non erano ancora nati. Il 29 settembre hanno ideato contenuti, realizzato video e sono saliti sul palco accanto a chi quella storia l’ha vissuta. Dobbiamo unire esperienza ed energie nuove: chi ha costruito Fi trasmette storia e competenze, i giovani portano idee e linguaggi nuovi. Berlusconi ha sempre guardato avanti: tenere viva la sua storia significa affidarla anche a mani nuove».

Fi deve diventare più smart?

«Deve innovare, non cambiare natura. In Campania siamo passati dal 10,64% delle politiche 2022 al 10,82% delle europee 2024 e al 10,92% delle regionali 2025, senza governare né Regione né Comune di Napoli. Aggiungiamo formazione, intelligenza artificiale e responsabilità ai giovani. Essere smart significa innovare senza perdere il rapporto con le persone».

Tajani ha voluto i congressi locali, per Occhiuto formula vecchia

«Se permettere agli iscritti di scegliere è vecchio, dobbiamo intenderci sulla parola moderno. Tajani ha restituito voce ai territori e centralità alla partecipazione. Gli iscritti vanno coinvolti stabilmente: i segretari provinciali devono fare almeno quattro assemblee l’anno».

Nella maggioranza ci sono attriti con la Lega. E a Bruxelles?

«Fi è liberale, popolare, europeista e atlantista. Nel Ppe lavoriamo per un’Europa più forte, competitiva e meno burocratica. Con la Lega abbiamo sensibilità diverse, ma il centrodestra sa trovare una sintesi. Fi non deve rincorrere gli alleati: cresce se resta se stessa»