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Politica

Renzi: “Corre anche Iv”. Il caso Ruffini-Gabrielli

L’annuncio della candidatura di un riformista. De Luca rilancia il tema sicurezza. I timori sul ruolo dei due centristi, ex Entrate ed ex Servizi segreti

Ospite L'incontro tra Vincenzo De Luca, e Matteo Renzi è l'evento principale della Leopolda

Francesco Boezi

nostro inviato a Firenze

«Sei un noto incosciente, grazie dell’invito». La notizia è che l’alchimia Renzi-De Luca funziona. L’ex premier apre il rodato meccanismo della Leopolda con un duetto: le parole sono del leader Iv, lo spartito musicale è del sindaco di Salerno. De Luca, commosso, cita Epitteto in greco: «Anzitutto dì a te stesso chi vuoi essere, poi fa ciò che devi fare». L’assist è il nome omerico della kermesse renziana: «Itaca». Poi Iv ci mette la sua dose di storytelling, intitolando il panel «Il kraken e lo sceriffo». L’uomo dall’expertise internazionale, il «mostro» marino della geopolitica e l’amministratore securitario: è questa l’equazione proposta. De Luca vorrebbe il carcere al secondo Daspo urbano. Entrambi sono convinti che il centrosinistra vada svegliato sulla sicurezza: «Non si può giocare in difesa», intima Renzi. De Luca definisce l’ambito «un bisogno primario che serve alla povera gente». A qualche centinaio di chilometri, la segretaria del Pd Elly Schlein ha semi-ufficializzato la discesa in campo per le primarie.

Ma con il doppio turno pure «Iv avrà il suo candidato», annuncia l’ex premier. Chi? Non Silvia Salis, che ha detto «no», ma «mi piacerebbe un sindaco». I due primi cittadini presenti sul palco sono Alberto De Toni, sindaco di Udine, e Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, che parlava con i ragazzi della scuola «Meritare l’Europa» e De Luca. Certo, l’ipotesi che a scendere in campo, alla fine, sia proprio l’ex premier sembra difficile da scartare. «Schlein ha ragione sull’uno non vale uno», osserva il leader Iv, che non perde occasione per marcare la distanza dai populismi 5S. Ieri l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli ha ufficializzato la sua discesa in campo. Sarà al fianco di Ernesto Maria Ruffini, ex numero uno dell’Agenzia delle entrate, e del suo «centrino». Una coppia che, per i ruoli ricoperti, richiama giocoforza i temi dei controlli da parte dello Stato. Gabrielli - elemento per nulla secondario - è stato anche direttore del Side e dell’Aisi. Sia lui sia Ruffini, insomma, hanno avuto a che fare con dossier e informazioni sensibili sugli italiani. E la loro comparsa sulla scena politica accende più di qualche interrogativo. Il «centro», poi, non è mai stato rappresentato da pezzi dell’«apparato». Le priorità che risuonano qui, nello spazio post-industriale che è la Leopolda, sono diverse. La partecipazione, specie quella dei più giovani, stupisce pure il padrone di casa. La prima giornata si chiude con 5mila presenze: «Non me l’aspettavo», sorride Renzi, che scherza sul 3% a cui è sondato il suo partito. Poi le proposte sull’acqua, sull’autismo e sulla quattordicesima mensilità agli insegnanti. C’è, come ovvio da queste parti, la critica al governo di Giorgia Meloni. La foto del «campo largo» senza Iv-Casa riformista tiene ancora banco: «Per noi a quel tavolo ci va Boschi, che in foto viene anche molto meglio di come possa venire io», chiosa Renzi. La senatrice Raffaele Paita, al Giornale, cita «garantismo, sicurezza e crescita» quali parole d’ordine. In serata il dibattito con il direttore del Giornale Tommaso Cerno e il senatore Ivan Scalfarotto. La 14esima edizione della Leopolda si apre con l’annuncio di una candidatura alle primarie. Il profilo è stato individuato, il nome no. «Ti lancio una bomba a mano», dice un ragazzo introducendo una domanda. «Dimmi Sigfrido» è la battuta renziana che chiude la prima giornata.