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“No alla Babele nelle nostre classi. Il tetto agli stranieri è una legge giusta”

L’ex ministro dell’Istruzione dei governi D’Alema e Amato: “Se non si parla italiano non ci può essere integrazione”

Studentesse e studenti della Rete degli studenti medi in piazza per manifestare contro il Dl Valditara e per rivendicare un'idea di scuola pubblica, "inclusiva e realmente accessibile a tutte e tutti", Padova, 26 settembre 2026. ANSA/Ufficio stampa Rete studenti medi ++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE � FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++

Il decreto scuola voluto da Giorgia Meloni divide la politica italiana. In particolare una norma, il tetto agli stranieri in classe, ha scatenato l’indignazione degli azionisti del campo largo. Eppure all’interno del contenitore progressista o comunque del centrosinistra c’è qualcuno che si oppone alla lettura di Elly Schlein che parla di caccia agli stranieri da parte dell’esecutivo. È uscito allo scoperto Beppe Fioroni, ministro dell’Istruzione dell’ultimo esecutivo Prodi.

Adesso è la volta di Ortensio Zecchino, classe ’43, storico esponente della Democrazia Cristiana, poi nel Partito popolare italiano assieme a Sergio Mattarella e già ministro dell’Università e della Ricerca dei governi D’Alema e Amato.

Insomma, Zecchino ha vissuto da protagonista fra Prima e Seconda Repubblica e oggi anche se non fa più politica attiva osserva con interesse tutto quello che succede nel palazzo.

Zecchino, che ne pensa dell’introduzione del tetto del 30% agli stranieri in classe? Da ex ministro dell’Università la trova una norma di buon senso o è una forma di discriminazione?

«È un’ipotesi avanzata da tempo, anche in un tempo in cui non era così drammatico il fenomeno della migrazione. Non a caso in questi giorni si sono evocate le circolari di Sergio Mattarella quando quest’ultimo era ministro dell’Istruzione nel 1989. Ecco, nel 1989, che è preistoria, era un problema da niente. Il problema esiste. Le aggiungo un elemento».

Quale?

«Ricordo che il 27 agosto di quest’anno Ernesto Galli della Loggia ha scritto un fondo sul Corsera sui limiti del multiculturalismo. Interrogandosi: e se fosse arrivato il momento di smetterla di parlare di multiculturalismo? Diciamola tutta: questa storia del multiculturalismo può significare la fine della culture».

È dunque giusto che ci sia un tetto?

«È pacifico. L’integrazione richiede di evitare che ci sia una torre di Babele nelle classi dove alla fine gli italiani dimentichino la lingua e gli stranieri non parlino l’italiano. A livello teorico trovo il tetto giusto, ritengo sia più difficile a livello pratico».

Il decreto può favorire l’applicazione?

«Non c’è dubbio. Dubito però che possa risolvere tutto. Il problema è complicato perché alcune realtà sono nei fatti ingestibili. Giorgia Meloni ha individuato uno strumento più immediatamente coercitivo».

L’opposizione parla di caccia allo straniero

«Sul tema dell’immigrazione c’è tanta demagogia, va di moda sventolare bandiere. Il tema è complesso e richiederebbe un senso di responsabilità».

La sinistra sottovaluta la questione?

«Chiaramente cavalca la demagogia. Non credo che le renda questa strada imboccata. L’opinione pubblica anche quella più moderata - non bisogna essere legati ai nazisti - è sensibile al tema. E la sinistra che fa? Si dimena, non trova una strada e vive in questa contraddizione».

Zecchino, ne approfittiamo di questa breve chiacchierata per chiederle del campo largo. A distanza di quattro anni dalle ultime elezioni: non c’è un leader, un programma, un perimetro di coalizione. Qual è la sua previsione?

«Tutto il disastro è nato quando è caduto il muro del Berlino. Per 50 anni avevamo auspicato una seria contrapposizione tra una posizione centrista e una socialdemocratica. Poi è venuto fuori l’Ulivo di Prodi che ha rovinato tutto e poi ancora il Partito Democratico. Il campo largo? Che le posso dire: è una miscela di populismi che rivendicano di essere sempre più radicali, dove addirittura recentemente i giovani di quel campo rispolverano il comunismo».

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