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Carburanti, scatta il price cap Eni. Altri gestori potrebbero adottarlo

I consumatori chiedono al governo di estendere il tetto ai prezzi a tutti gli operatori. La concorrenza teme per i propri bilanci. Ma l’esperienza di Total in Francia dimostra che la strada è giusta

In corsa Complice la riduzione dello sconto sulle accise, ieri il prezzo del diesel è arrivato a costare in autostrada è arrivato a 2,43 euro mentre la benzina ha un costo di 2,25 euro al litro. Pesano le tensioni irrisolte in Medioriente

Il tetto di Eni ai prezzi di benzina e gasolio, in vigore da domani per 30 giorni e con possibilità di proroga fino a fine anno, può diventare un caso per il mercato e un banco di prova per il settore. La benzina non potrà superare 1,99 euro al litro e il diesel 2,19, circa 17 centesimi sotto i livelli medi attuali. Una scelta che arriva con la riduzione dello sconto sulle accise e che il governo ha accolto come un «lodevole atto di attenzione all’Italia».

Il punto di forza è nella struttura industriale di Eni. Il gruppo è presente lungo tutta la filiera del petrolio: dall’estrazione del greggio alla raffinazione, fino alla distribuzione attraverso Enilive. È proprio questa integrazione a consentire di assorbire parte della pressione sui margini, bilanciandola sulle diverse fasi della catena del valore». Eni, infatti, può utilizzare il greggio che estrae e collocare sulla propria rete una parte dei prodotti raffinati.

Non è la prima volta che il Cane a sei zampe interviene sul prezzo alla pompa. Nel 2012, quando alla sua guida c’era Paolo Scaroni, la società lanciò «Riparti con Eni», con uno sconto di circa 20 centesimi al litro su benzina e gasolio ogni weekend estivo in modalità self service. Allora era una promozione limitata al fine settimana; oggi si introduce un vero limite massimo.

Ed è qui che si apre il secondo capitolo: l’effetto domino. Se Eni può sostenere il sacrificio grazie alla propria integrazione, la domanda è se anche le altre major seguiranno la stessa strada. Le associazioni dei consumatori lo chiedono apertamente. Il Codacons invita il governo a «fissare un price cap come fatto da Eni» e a mantenerlo «fino al termine dell’emergenza». La partita, insomma, non riguarda soltanto il prezzo alla pompa: mette alla prova la capacità dei grandi operatori integrati di assorbire gli shock e trasformare la forza della filiera in un vantaggio per gli automobilisti.

Il confronto non è soltanto teorico. In Italia, oltre a Eni, la raffinazione fa capo anche a Ip (passata al gruppo azero Socar), mentre Q8 gestisce con Eni la raffineria di Milazzo, una joint venture paritetica. E Ludoil, attiva nella distribuzione con Staroil e Iperstaroil, ha appena assunto il controllo del 51% di Isab a Priolo, il maggiore complesso di raffinazione italiano. Un precedente europeo indica infatti che la strada è percorribile. TotalEnergies ha ripristinato in Francia un tetto di 1,99 euro per la benzina e 2,25 per il diesel sulla propria rete. La decisione di Eni si configura anche come un stress test per la logistica. Oltralpe non sono infrequente i casi in cui si formano lunghe code ai distributori oppure si esauriscano i carburanti presso i distributori.

Resta il malumore degli operatori. Assopetroli ha convocato d’urgenza il proprio Comitato di presidenza per «valutare l’impatto» dell’iniziativa «sugli equilibri concorrenziali del mercato». I gestori temono la concorrenza senza margini sufficienti per adeguarsi, soprattutto in una rete dove i margini sono già compressi.

Gli autotrasportatori chiedono al governo di intervenire sul caro-gasolio. Assotir avverte che, senza risposte, «i tir non saranno più in grado di camminare». Eni ha aperto una partita nuova sui carburanti: ora gli altri operatori devono decidere se rispondere.

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