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Motori

“Schumi e la Ferrari ibrida regina 30 anni fa”

Nel giovedì del gran premio di Monza, la Ferrari ha riportato in pit-lane la F310 con cui Michael Schumacher vinse nel 1996

La vita pubblica di Micheal Schumacher  9

Guarda chi si rivede! Nel giovedì del gran premio di Monza, la Ferrari ha riportato in pit-lane la F310 con cui Michael Schumacher vinse nel 1996. Era l’8 settembre: il due volte iridato Benetton conquistò il terzo successo stagionale con una vettura tutt’altro che performante. Abbiamo chiesto all’ingegner Paolo Filisetti, da trent’anni in F1 uno dei maggiori esperti tecnici del circus a livello internazionale e firma della «Gazzetta dello Sport», di raccontarci quella vettura.

Qual è il primo aggettivo che le viene in mente sulla F310?

«Ibrida. Non era nata così e aveva problemi di stabilità aerodinamica. A metà stagione venne introdotto il muso alto per cercare di risolverli. Non era una macchina iper-competitiva, anche se vinse tre Gran Premi».

Fu solo il muso alto a fare la differenza?

«No, è una parte infinitesimale delle prestazioni. Il cuore fu il motore. A Monza si correva con ali ridottissime e contava l’efficienza aerodinamica. La Ferrari arrivava con una versione potenziata, il motorone. All’epoca non c’era il congelamento delle power unit: a Monza arrivava spesso un’evoluzione specifica».

Schumacher guidava con la testa verso destra per la questione aerodinamica. Cosa pensaste voi tecnici?

«Erano situazioni meno raffinate di oggi. Schumacher aveva scoperto che quella posizione, insieme all’inclinazione del casco, poteva aiutare. Non c’erano simulatori: tutto era molto più empirico. Le soluzioni che davano qualcosa in più venivano sfruttate e diventavano piccoli segreti della squadra».

Che ricordo ha di quella magica domenica?

«Molto particolare. Quel GP fu il mio debutto giornalistico proprio sul Giornale. Fu una grande emozione: iniziavo la mia carriera e, da ferrarista e italiano, ero felicissimo di assistere a una vittoria di Schumacher».

Quale epoca l’ha più stupita?

«Non una singola epoca: La F1 sa reinventarsi. Le macchine di allora erano molto più leggere e piccole: una vettura da corsa dovrebbe essere agile, leggera e potente, lasciando spazio all’abilità del pilota. Oggi pesano oltre 200 kg in più. Mi auguro una F1 più leggera. La tecnologia continua a stupire, ma manca il rumore: soprattutto a chi ha conosciuto V8, V10 e V12».

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