Florence Bergeaud-Blackler, antropologa, ricercatrice del Centro nazionale per la Ricerca scientifica di Parigi, fra i massimi esperti di islamismo, cosa sta accadendo in questi giorni nelle piazze in Francia?
“I movimenti studenteschi delle scuole superiori si sono estesi a diverse città, sulla scia di rivendicazioni scolastiche. Tuttavia, ciò che si osserva in strada rivela un’alleanza tra islamisti e sinistra radicale, con rivendicazioni confuse che sembrano essere state sovrapposte a provocazioni alla violenza”.
Le proteste riflettono un disagio reale per la situazione delle scuole?
“Esistono casi specifici in cui le esigenze sono reali. Ma, nel complesso, la scuola francese appare in condizioni piuttosto buone. Ho interrogato personalmente alcuni giovani manifestanti: faticano a giustificare le loro rivendicazioni. Il disagio risiede altrove. In Francia esiste un problema di autorità: gli insegnanti non riescono più a farsi rispettare e una parte dei giovani, priva di adeguata cultura, non è più in grado di sostenere un dibattito, poiché il dissenso viene percepito come un’offesa”.
Qual è l’entità della partecipazione. E quale la natura della protesta?
“Non dispongo di cifre attendibili e non voglio azzardarne alcuna. Ciò che colpisce è la natura del movimento: una minoranza mobilitata e organizzata che trascina con sé adolescenti scarsamente politicizzati, unita a una causa – quella palestinese – che funge da vessillo comune”.
Gli atti di vandalismo sono casuali o fanno parte integrante delle proteste?
“Non sono casuali. Quando le rivendicazioni sono confuse e le provocazioni alla violenza precedono le parole d’ordine, la violenza non rappresenta un eccesso incontrollato, bensì parte integrante del repertorio d’azione”.
Lei ha scritto che il modello delle proteste è l’Intifada. Cosa intende?
“L’Intifada costituisce un modello di mobilitazione: giovani in prima linea di fronte alle forze dell’ordine, uno scontro messo in scena e filmato, e una narrazione che trasforma qualsiasi reazione dell’autorità in un atto di oppressione. Importare questo modello nei licei francesi significa trasformare la scuola e la polizia in simboli di una forza occupante. È proprio questo a rendere tali immagini così inquietanti”.

Le manifestazioni possono estendersi ad altri Paesi?
“Sì. È già il caso del Belgio. Stessa sociologia e stesso fenomeno di islamizzazione e wokizzazione”.
Si può parlare di infiltrazioni? Ha fatto riferimento ai Fratelli Musulmani.
“Il termine “infiltrazione” è fuorviante, poiché suggerisce un’operazione circoscritta nel tempo. Ciò a cui assistiamo è il frutto di un indottrinamento di lunghissima data, iniziato negli anni Novanta. Siamo ormai alla terza generazione di giovani islamizzati dai Fratelli Musulmani. Si tratta di un’ideologia fortemente proselitistica che influenza anche i non musulmani, imponendo le regole del lecito e dell’illecito, dell’halal e dell’haram. Gli esponenti dell’islamo-gauchisme sanno come mobilitare questi giovani. Ai Fratelli Musulmani non serve guidare un movimento: è sufficiente fornire il lessico e la causa di riferimento”.
Il voto del Parlamento Ue chiede misure contro l’infiltrazione dell’ideologia dei Fratelli Musulmani. È positivo?
“Sì, ma rappresenta solo l’inizio di una presa di coscienza. La frattura tra destra e sinistra è stata netta e il centro ha votato in gran parte con la destra. Attenzione: non si tratta di mettere al bando i Fratelli Musulmani, bensì di elaborare una strategia per contrastare la loro penetrazione. Tutto inizia ora. Stanno già emergendo divergenze tra destra e centro sulle misure da adottare, e la scarsa conoscenza del fenomeno da parte dei parlamentari europei rimane notevole: per alcuni il velo non è un simbolo islamista, per altri la separazione tra i sessi nelle piscine è una questione di tradizione. L’intero dibattito verterà sul confine tra islam e islamismo. La sinistra, che ha votato contro, politicizzerà al massimo la questione e ostacolerà l’adozione di misure concrete. Gli eletti devono formarsi e, soprattutto, evitare di trasformare la questione in un terreno di scontro politico”.
