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Mutui, l’aumento dei tassi si abbatte sulla casa

Immobili sotto pressione anche per il taglio dei crediti sulle ristrutturazioni

Mutui, l’aumento dei tassi si abbatte sulla casa
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L’aumento del tasso d’interesse di riferimento dello 0,25% era ampiamente scontato. I rendimenti a breve erano già in rialzo da mesi. Tuttavia, gli effetti sulla vita quotidiana si faranno sentire fin da subito, soprattutto nell’attesa di ulteriori rialzi, perché pochi pensano che sia finita qui.

Gli effetti più evidenti riguardano i mutui: per chi lo deve fare, anche il tasso fisso aumenterà; per chi ha già un tasso variabile, aumenteranno gli importi delle rate. Secondo i calcoli diffusi dalla Fabi, il principale sindacato bancario italiano il costo dei mutui tornerà sopra il 4%, in pratica 100 punti base in più della media del 2025, a conferma che il rialzo era già cominciato. Per un finanziamento, da 100mila euro, la maggiore spesa mensile oscilla tra 59 euro su una durata di 10 anni, e 70 euro su trent'anni. Su un mutuo da 200mila euro l'incremento della rata è compreso tra 118 e 141 euro al mese, quindi fino a 1.680 al mese. Naturalmente più si allunga il piano di ammortamento, maggiore è il peso degli interessi sul costo complessivo del finanziamento.

Se le famiglie italiane dal 2024 avevano ritrovato tassi sostenibili, da oggi tornano a vivere l’ansia del biennio 2022-2023, che aveva fatto impennare i tassi dei mutui fin oltre il 5%. Nonostante gli ultimi 5 anni di inflazione e di tassi alti, la casa non ha mai smesso di rappresentare la forma di investimento preferita dalle famiglie italiane. Nel solo 2025, i finanziamenti per l'acquisto della casa sono aumentati del 3,4%. Ma ora le cose potrebbero cambiare perché, sulla casa, si addensano anche altre nuvole. Per esempio la brusca riduzione delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni che, già da quest’anno, dipenderanno dal reddito: chi dichiara più di 75mila potrà detrarre solo una quota irrisoria delle spese. Facciamo un esempio: a fronte di 90mila euro di spese, se il reddito supera i 75mila, il limite di spesa a cui applicare l’aliquota di detrazione crolla da 96mila a 14mila euro. A questo vanno applicati i coefficienti per i figli a carico: con un figlio a carico il coefficiente è 0,7, che abbatte il limite a 9.800 euro. Se la detrazione è su una seconda casa, vale solo per il 36%, quindi 3.520 euro, pari a 352 euro l’anno per 10 anni. A parità di esempio, la detrazione precedentemente in vigore sarebbe stata il 50% su 90mila: 45.000 euro, pari a 4.

500 euro l’anno per 10 anni. Va da sé che se fino al 2025 poteva valer la pena di indebitarsi per poi ristrutturare, oggi i conti non tornano più. E questo aumento dei tassi rende il settore immobiliare ancora meno attraente.

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