Mentre le banche italiane sono impegnate nel loro risiko, e macinano miliardi di profitti trimestre dopo trimestre, la loro trasformazione cambia anche la società in cui viviamo. Dal 2020 al 2025, i comuni che ospitano sportelli bancari sono diminuiti del 12,4%, da 5.102 a 4.468. In Italia, in media chiudono 72 sportelli al mese. Nel 2024 per la prima volta si è scesi sotto le 20mila unità (da 23.480 filiali nel 2020, a 19.140 nel 2025, pari a -18,5%). Così, gli italiani che vivono in comuni senza presenza bancaria sono già quasi 5 milioni. Ma secondo l’ultimo Rapporto Uilca sulla desertificazione bancaria, che ha intervistato un corposo campione di italiani, questa evoluzione non piace più di tanto alla popolazione: 9 persone su 10 sono insoddisfatte per la riduzione o chiusura delle filiali e la presenza di un bancomat non è sufficiente a sostituire il rapporto umano.
Di fronte a banche sempre più efficienti e tecnologiche, il tessuto sociale subisce contraccolpi le cui conseguenze ultime non sono molto indagate dalla politica. La crescita del valore di Borsa delle banche e dei profitti macinati con commissioni e margini d’interesse ha la sue radici nella forte riduzione del rapporto tra costi e ricavi: il rapporto cost/income che 25-30 anni fa era normalmente del 50-60%, oggi è sceso di 10-15 punti percentuali. Ogni volta che avviene una grande fusione, la somma teorica degli sportelli delle due aziende si riduce drasticamente nella realtà risultante. Mentre la tecnologia spinge verso la migrazione sull’internet banking. Sono tutte cose strarisapute. Quello che si conosce meno è che, in seguito a tale spopolamento, crescono i fenomeni di usura, le truffe on line, il riciclaggio. E una buona fetta di anziani, quelli meno abituati alla tecnologia e più colpiti dalla desertificazione degli sportelli, si trova in difficoltà: in un Paese che sta invecchiando a vista d’occhio non può non essere un problema. Anche le imprese più piccole, senza un presidio bancario a portata di mano, possono incontrare problemi di sviluppo. C’è poi il tema della sicurezza, perché un comune senza più sportelli, già afflitto dalla chiusura di tanti esercizi commerciali (che subiscono in parte gli stessi fenomeni), diventa più deserto e buio. Poco sicuro. E in estrema analisi poco abitato: per 7 intervistati su 10 la presenza di una filiale incide sulla scelta di vivere o meno in un certo territorio.
Il mercato e la tecnologia non si possono fermare, ci mancherebbe. Mentre un neo dirigismo è l’ultima ricetta che serve a un Paese che cerca proprio di aumentare la produttività delle sue imprese, esattamente come hanno fatto le banche. Ma lasciare andare le cose come vanno potrebbe generare alla collettività costi superiori ai benefici. Per cui ha ragione il segretario generale della Uilca, Fulvio Furlan, a insistere sull’avvio di un Osservatorio con la partecipazione delle parti politiche, sindacati bancari e Abi per monitorare il fenomeno e individuare a quali condizioni si deve intervenire in anticipo sul territorio. La difesa di quest’ultimo è un argine imprescindibile per la difesa dell’identità nazionale.
