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Affari d'oro

Tra benzina e Hormuz, Pil italiano all’esame d’estate

Giovedì 30 luglio il dato sul secondo trimetre. Ecco perché dobbiamo essere ottimisti

A vessel transits the Bab el-Mandeb Strait off the coast of southern Yemen on July 25, 2026. A spokesman for Yemen's Houthis had said on July 24 that the rebels were not blocking traffic through the strategic Bab al-Mandeb Strait, after they declared a maritime embargo this week on their foe Saudi Arabia. The Iran-backed group attacked a Saudi ship in the nearby Red Sea after announcing the blockade, which threatens the top oil exporter's ability to get its supplies to the world following Iran's parallel blockade of the Strait of Hormuz, the kingdom's only other maritime route. (Photo by Khaled ZIAD / AFP) /

Il faro è puntato su giovedì prossimo, 30 luglio, quando è in agenda la pubblicazione del Pil del secondo trimestre 2026. Le attese sono diverse. Si va dall’ottimistico +0,4% di Confcommercio congiunturale (cioè calcolato sul trimestre precedente), a chi come EY prevede addirittura un dato negativo (-0,1%). Nel primo caso il Pil su base annua (cioè anno su anno e depurato dalle differenze sul numero di giorni lavorativi, cioè quello che conta per ogni tipo di statistica e per la contabilità pubblica), raggiunge l’1%; nel secondo, si ferma a +0,5%. Dal Pil dipenderanno i gradi di libertà della prossima legge di bilancio e, quindi, anche il peso fiscale complessivo che ci aspetta nel 2027. In questi giorni gli italiani sono intristiti e preoccupati dai prezzi delle benzine che, con il petrolio di nuovo alle stelle e le accise di nuovo a regime, sono tornati a salire. Gli effetti ricadranno sul terzo trimestre e poi eventualmente sull’ultimo. Ma come si vede, la parte di Pil già acquisita è importante, per Confcom è intorno all’1%. Quindi, perché si concretizzino gli scenari recessivi che qualcuno ipotizza, nei prossimi 5-6 mesi dovrebbe avvenire un crollo pesante della domanda interna e delle esportazioni. Crollo di cui non si vedono elementi reali all’orizzonte. Preoccupazione sì, ma la base di partenza è molto solida.

Tutto questo per ribadire che l’economia italiana sta affrontando le difficoltà geopolitiche con una forza e una capacità di resistenza notevoli. E questo deve renderci più ottimisti e più fiduciosi, indipendentemente dalle posizioni politiche. Le imprese italiane hanno reagito ai dazi e a Hormuz (i due choc degli ultimi 15 mesi) molto meglio di quelle di altri paesi europei. Nel 2025 l’export in valore è cresciuto del 3,3% rispetto al 2024, a 643,2 miliardi. E nel primo trimestre 2026 l’export è cresciuto del 4% sul trimestre precedente, contribuendo in termini positivi (e decisivi) alla crescita del Pil. Un risultato che è dovuto anche al sistema Italia che, con questo governo, da 4 anni sta assistendo le imprese italiane all’estero con il coordinamento di Ice, Sace e Simest, anche nello sviluppo degli accordi europei su India e Mercosur, oltre che del Piano Mattei per l’Africa. In ogni caso, occhio al dato di giovedì 30 luglio. Due le tendenze da osservare. La prima è l’export, per vedere se il contributo al Pil è rimasto positivo; la seconda è la domanda interna, per cogliere i segnali attesi di miglioramento per manifatturiero e costruzioni (soprattutto non residenziale), e per la produzione industriale, tornata a crescere tra aprile e maggio dopo il rallentamento di inizio anno. Poi comincerà a farsi sentire anche il turismo, di cui avremo bisogno in questo terzo trimestre. Noi restiamo ottimisti.

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