Il faro è puntato su giovedì prossimo, 30 luglio, quando è in agenda la pubblicazione del Pil del secondo trimestre 2026. Le attese sono diverse. Si va dall’ottimistico +0,4% di Confcommercio congiunturale (cioè calcolato sul trimestre precedente), a chi come EY prevede addirittura un dato negativo (-0,1%). Nel primo caso il Pil su base annua (cioè anno su anno e depurato dalle differenze sul numero di giorni lavorativi, cioè quello che conta per ogni tipo di statistica e per la contabilità pubblica), raggiunge l’1%; nel secondo, si ferma a +0,5%. Dal Pil dipenderanno i gradi di libertà della prossima legge di bilancio e, quindi, anche il peso fiscale complessivo che ci aspetta nel 2027. In questi giorni gli italiani sono intristiti e preoccupati dai prezzi delle benzine che, con il petrolio di nuovo alle stelle e le accise di nuovo a regime, sono tornati a salire. Gli effetti ricadranno sul terzo trimestre e poi eventualmente sull’ultimo. Ma come si vede, la parte di Pil già acquisita è importante, per Confcom è intorno all’1%. Quindi, perché si concretizzino gli scenari recessivi che qualcuno ipotizza, nei prossimi 5-6 mesi dovrebbe avvenire un crollo pesante della domanda interna e delle esportazioni. Crollo di cui non si vedono elementi reali all’orizzonte. Preoccupazione sì, ma la base di partenza è molto solida.
Tutto questo per ribadire che l’economia italiana sta affrontando le difficoltà geopolitiche con una forza e una capacità di resistenza notevoli. E questo deve renderci più ottimisti e più fiduciosi, indipendentemente dalle posizioni politiche. Le imprese italiane hanno reagito ai dazi e a Hormuz (i due choc degli ultimi 15 mesi) molto meglio di quelle di altri paesi europei. Nel 2025 l’export in valore è cresciuto del 3,3% rispetto al 2024, a 643,2 miliardi. E nel primo trimestre 2026 l’export è cresciuto del 4% sul trimestre precedente, contribuendo in termini positivi (e decisivi) alla crescita del Pil. Un risultato che è dovuto anche al sistema Italia che, con questo governo, da 4 anni sta assistendo le imprese italiane all’estero con il coordinamento di Ice, Sace e Simest, anche nello sviluppo degli accordi europei su India e Mercosur, oltre che del Piano Mattei per l’Africa. In ogni caso, occhio al dato di giovedì 30 luglio. Due le tendenze da osservare. La prima è l’export, per vedere se il contributo al Pil è rimasto positivo; la seconda è la domanda interna, per cogliere i segnali attesi di miglioramento per manifatturiero e costruzioni (soprattutto non residenziale), e per la produzione industriale, tornata a crescere tra aprile e maggio dopo il rallentamento di inizio anno. Poi comincerà a farsi sentire anche il turismo, di cui avremo bisogno in questo terzo trimestre. Noi restiamo ottimisti.
