Enrico Lagattolla
Donne ancora vittime di violenze e maltrattamenti. Reati che non accennano a diminuire, almeno negli ultimi tre anni. È quanto si scopre leggendo i dati relativi ai fascicoli aperti in Procura da dieci magistrati. Quelli del terzo dipartimento, che si occupa di «soggetti deboli».
Primo. Tra il 2003 e il 2005 sono aumentate le notizie di reato relative ai maltrattamenti (la maggior parte dei quali è legato alle separazioni tra coniugi), che passano da 633 a 689. Aumentano anche i rinvii a giudizio, da 228 a 277. Una novità, inoltre, è data dal fatto che l'età media delle donne che denunciano di essere state maltrattate si sta abbassando, concentrandosi in una fascia compresa tra i 35 e i 45 anni.
Crescono in numero anche le violenze sessuali di gruppo. Se nel 2003 erano state fatte indagini su 17 denunce contro persone note, le stesse diventano 19 lanno successivo, e 23 nel 2005. Più numerose, anche se non quantificate, quelle contro ignoti.
Il dato più preoccupante, e che non segna alcuna flessione significativa negli ultimi anni, è quello relativo alle violenze sessuali. Sono 232 nel 2003, e 233 nel 2005. Una situazione, dunque, rimasta immutata, e che solo nel 2004 ha segnato un lieve decremento, con 199 casi segnalati alla Procura. Inoltre, circa la metà delle denunce si traduce in un rinvio a giudizio. Laltra metà dei casi, invece, si conclude con unarchiviazione. E questo, spiegano gli inquirenti, è dovuto al fatto che ogni notizia di reato contro «soggetti deboli» diventa oggetto di indagine, anche quando gli elementi in mano ai pubblici ministeri non sembrano essere tali da delineare con certezza il crimine, e che le indagini sono particolarmente complesse e «delicate».
Un dato, quello riguardante le violenze sessuali, che si presta a una doppia lettura. Se da un lato, infatti, le donne continuano a essere vittime di aggressioni (e gli ultimi casi registrati a Milano, con due stupri nel giro di pochi giorni, ne sono un esempio), dallaltro - spiegano i magistrati - laumento delle denunce mostrerebbe una nuova «cultura» femminile. Con sempre maggiore coraggio, infatti, le donne si ribellano ai propri aguzzini.