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La stanza di Feltri

Le Bioscienze rischiano di sfuggire al controllo

Il problema è che, per quanto sofisticata possa diventare la scienza, a maneggiarla continua a essere l’uomo. E l’uomo sbaglia

Fecondazione eterologa. Dalla Regione Toscana via libera nei centri

Gentile Direttore Feltri, ho letto la vicenda della coppia napoletana che, dopo essere ricorsa alla fecondazione assistita, ha scoperto che la bambina portata in grembo e poi data alla luce non era biologicamente figlia né della madre né del padre. Avevano cinque embrioni congelati e oggi si domandano che fine abbiano fatto i loro. La bambina, naturalmente, è stata riconosciuta ed è amata dai genitori che l’hanno vista nascere. Ma non riesco neppure a immaginare il trauma di scoprire una cosa del genere e, soprattutto, di convivere con il dubbio che da qualche parte possa esserci un proprio figlio biologico cresciuto da qualcun altro. Le chiedo, direttore: quando arriviamo a manipolare embrioni, provette e materiale genetico, non c’è il rischio che qualcosa ci stia sfuggendo di mano?

Giacomo Esposito

Caro Giacomo, non me la prenderei con la scienza. Sarebbe troppo facile e, soprattutto, sarebbe ingiusto. La procreazione medicalmente assistita ha consentito a un numero enorme di uomini e donne di diventare genitori quando la natura aveva chiuso loro quella porta. Dietro quelle tecniche che a noi profani possono apparire fredde ci sono spesso anni di tentativi, frustrazioni, dolore e un desiderio elementare quanto antico: avere un figlio. Il problema non è dunque che la scienza sia andata troppo avanti. Il problema è che, per quanto sofisticata possa diventare la scienza, a maneggiarla continua a essere l’uomo. E l’uomo sbaglia. Sbaglia un nome, una provetta, un’etichetta, una procedura. Soltanto che esistono errori rimediabili ed errori che cambiano una vita. Quando si lavora con un embrione, non stiamo parlando di una cartella clinica finita nel cassetto sbagliato. Stiamo parlando dell’origine biologica di un essere umano. La vicenda di Napoli, proprio per questo, impressiona. Una donna porta una bambina dentro di sé per nove mesi, la partorisce, insieme al marito la riconosce come figlia e comincia ad allevarla. Poi un’anomalia nel gruppo sanguigno suscita un dubbio. Arrivano gli esami genetici e quel dubbio diventa una certezza: quella bambina non possiede il Dna dei due genitori. Naturalmente questo non cancella ciò che è accaduto nel frattempo. Quella bambina è la loro figlia nella vita, nell’affetto, nella cura quotidiana. E trovo molto bello che i due abbiano ribadito di voler continuare a crescerla e ad amarla. Ma sarebbe ipocrita fingere che la scoperta biologica non abbia alcun peso. Ce l’ha eccome. Abbiamo bisogno di più responsabilità intorno alla scienza. Perché quando si maneggia l’origine della vita, una distrazione non rimane una distrazione. Diventa il destino di qualcuno.

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