Eva Henger, ex regina dei film per adulti, debutta alla regia con un film intitolato L’ultimo numero e nei circolini dei cineasti si sono dati di gomito tra risolini e battutine: «Chissà che roba sarà». Lo sapranno il 10 settembre perché sarà presentato alla sala del Casinò alla Mostra del cinema di Venezia. Il protagonista del film, che è prodotto da Massimiliano Caroletti, marito di Eva, è però un grande artista, Leopoldo Mastelloni, abituato a registi come Peppino Patroni Griffi, Dario Argento, Pasquale Squitieri, Pupi Avati.
«Che roba sarà? Roba buona: Eva è stata bravissima», mi dice Leopoldo Mastelloni, che forse non vedeva l’ora di smentire quelli del circolino del cinema, forse troppo chiusi, ristretti ed esclusivi. «Ti sorprenderò: è stata un’esperienza bellissima. Eva Henger è stata brava come regista e non me l’aspettavo. Dal primo giorno ho capito che lei era padrona della materia, mi ha detto solo di recitare, dopo aver chiacchierato su chi fosse il mio personaggio. Sotto la sua direzione gli altri attori hanno dato il meglio a partire da Nadia Rinaldi, una compagna di lavoro che avrei voluto avere da tutta la vita». Evidentemente ogni tipo di cinema è esperienza anche se è solo per adulti. «Sì, ho capito che dal cinema che aveva fatto Eva prima aveva imparato la tecnica, aveva assorbito totalmente e bene e ha applicato l’esperienza su un soggetto, diciamo tra virgolette, normale, un racconto. Ha trasformato la sua esperienza di diva, magari non casta e non pura, nel raccontare invece un racconto duro e profondo e pare che il risultato sia buono, sono molto fiducioso». D’altra parte Eva ha anche un passato di spessore: figlia di un direttore di conservatorio e di una ballerina classica, otto anni di scuola di pianoforte, e ha recitato ne L’Ispettore Derrik, perché parla bene tedesco, oltre a ungherese, italiano, francese e inglese. Nel porno ha debuttato dopo aver sposato il produttore Riccardo Schicchi («Ma ho fatto solo 4 film»), poi ha recitato in due film di Carlo Vanzina e perfino in Gangs of New York di Martin Scorsese. Quanti del sofisticatissimo circolino possono vantare curriculum simili?
