Mentre Nicole Minetti si divide tra i suoi impegni di madre con il bambino («È sempre con lei», mi dicono) che ha adottato con il compagno Giuseppe Cipriani, e il lavoro nel Gruppo Cipriani (4000 dipendenti circa) i loro avvocati sono stati più che attivi anche in agosto. Le loro azioni sono soprattutto contro Report di Rai 3 e Il Fatto Quotidiano che aveva dato voce sulla presunta irregolarità della grazia concessa dal presidente della Repubblica a Nicole «per gravi motivi umanitari e familiari, legati alla cura di un bambino adottato in Uruguay insieme al compagno».
Il procuratore generale di Milano Francesca Nanni, che aveva verificato i documenti sulla domanda di grazia, ha scritto che «i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero». E ora (attraverso i loro legali) Minetti e Cipriani, che ritengono di aver subito un danno, presentano un conto salato. «Abbiamo giafatto mediazioni», ed è questa la notizia. Me lo rivela l’avvocato Emanuele Fisicaro, che, insieme all’avvocata Antonella Calcaterra e al loro collega Paolo Siniscalchi, è il legale difensore di Cipriani e Minetti. «Abbiamo avviato una procedura di mediazione anche con Il Fatto e Rai 3. C’è già stato un incontro con gli avvocati e solo Il Fatto non si e presentato. Diciamo che stiamo parlando tra legali e siamo in attesa delle proposte. Allo stato attuale abbiamo superato la fase obbligatoria della mediazione, dove c’è stata apertura». L’avvocato sembra soddisfatto, ma sottolinea: «Si sono ignorati i principi fondamentali della Carta di Treviso, esponendo un minore a una narrazione mediatica che avrebbe dovuto essere evitata». Marco Travaglio, il grintoso direttore del Fatto, si è detto più che sicuro della correttezza del lavoro fatto e dei suoi giornalisti, per lui solo «sonni tranquilli», parole sue. Eppure si è parlato di una richiesta che fa accapponare la pelle. «La cifra ancora non la diciamo», mi dice l’avvocato Fisicaro, «Ma tranquilli: siamo i primi a difendere libertà e pluralismo d’informazione». Tocchiamo ferro.
