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Ambiente

I “semi dell’apocalisse”: identificata dagli scienziati quale coltura dura più a lungo

Nella Banca del seme australiana, alcuni cereali hanno mostrato una longevità di parecchi decenni: ecco quali e come avviene la loro conservazione

Cereali e fibre aiutano contro cancro, diabete e infarto

Il nome non è buttato lì a caso. Qualora il nostro pianeta subisse una catastrofe causata da incidenti, disastri nucleari, cataclismi, alcuni particolari alimenti sarebbero fondamentali perché riescono a durare di più e in grado di germogliare anche dopo decenni di congelamento nelle banche dei semi.

Gli alimenti più longevi

La nuova ricerca appena pubblicata sulla rivista Plant Genetic Resources e guidata dall’Australian Grains Genebank (Agg), la Banca genetica nazionale australiana dedicata ai cereali, ha emesso la sua sentenza: i fagioli mung (fagiolo indiano verde) potrebbero diventare un alimento base nel menù di un’eventuale apocalisse. In recenti test di germinazione, i semi congelati di fagioli mung e fagioli comuni sono rimasti altamente vitali per decenni.

Qual è il loro ciclo vitale

Anche dopo 45 anni di conservazione, almeno il 90% dei semi di fagioli mung di un lotto è ancora in grado di germinare e potenzialmente di produrre una pianta. Anche se la Banca genetica australiana dei cereali non è “famosa” come la “Cassaforte dell’apocalisse” in Norvegia, contiene una delle banche genetiche di colture più grandi e diversificate al mondo.

Tutti i risultati

I ricercatori, guidati da Katherine Baum hanno condotto test di germinazione su quasi 3.900 lotti conservati nella Banca dei semi australiana e appartenenti a sei colture diverse: il sorgo, il fagiolo comune, il fagiolo verde, il fagiolo azuki, la soia e il pisello piccione. Alcuni dei semi risalivano agli anni ’60. Le performance peggiori sono state registrate dai semi del fagiolo azuki che hanno una vita media di appena 17,4 anni. Al contrario, i fagioli verdi si sono dimostrati i più longevi con una media di 63,5 anni, seguiti dalla soia con 49,6 anni.

Quali sono i rischi

“Dal momento che abbiamo dimostrato che la vitalità dei semi scende al di sotto dell’85% già in un arco di tempo compreso tra i 20 e i 40 anni - spiegano gli autori dello studio - anche in condizioni di conservazione ottimali, un monitoraggio così sporadico e a intervalli così lunghi appare rischioso”. Infatti, il rovescio della medaglia è che si riteneva che i semi congelati di queste specie non avrebbero avuto bisogno di essere controllati per centinaia, o addirittura migliaia, di anni.

Come avviene la conservazione

Gli scienziati hanno conservato centinaia di migliaia di tipi di semi di cereali, legumi e semi oleosi, ognuno dei quali è sigillato in una confezione con un’umidità relativa del 15% e una temperatura di -20 °C per prolungarne la naturale durata di conservazione.

“Considerato che abbiamo dimostrato in tempo reale che i semi presentano una percentuale di vitalità inferiore all’85% già dopo 20-40 anni in condizioni ottimali di conservazione a lungo termine per tutte le specie, un monitoraggio così estremo e poco frequente sembra rischioso”, aggiunge Baum.

Gli scienziati utilizzano questa misurazione come indicatore di vitalità. Tuttavia, la crescita di una pianta completamente sviluppata richiede ancora molti passaggi. “Finché le banche genetiche continueranno a raccogliere dati sulla vitalità e a collaborare per condividere informazioni sulla longevità dei semi, la nostra comprensione della longevità osservata nelle specie continuerà a crescere”, aggiungono gli autori dello studio.

Quale futuro

Grazie a questa nuova mole di informazioni, si potranno affinare sempre di più i modelli predittivi sulla durata di conservazione dei semi, “aspetto fondamentale per la conservazione globale delle risorse genetiche vegetali”.

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