Ca’ di Rajo guarda al Friuli per il suo nuovo rosso. La cantina della famiglia Cecchetto, nata e cresciuta a San Polo di Piave, nel Trevigiano, porta sul mercato un Pinot Nero Friuli DOC, nuova etichetta che allarga una gamma costruita soprattutto intorno al Veneto orientale, al Prosecco e ai vitigni storici del territorio. Un vino che racconta anche la dimensione ormai interregionale assunta dall’azienda, presente tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
Il Pinot Nero attualmente proposto da Ca’ di Rajo è l’annata 2024, ottenuta al 100 per cento dal vitigno e con una gradazione alcolica del 13 per cento. La vinificazione prevede una macerazione di circa 20-25 giorni, mentre una parte del vino passa almeno quattro mesi in tonneaux. Ne scaturisce un rosso nel quale il frutto rimane in primo piano, accompagnato dalle note speziate portate dal breve passaggio nel legno. Il prezzo indicato nello shop della cantina è di 9,50 euro.
Il debutto del Pinot Nero si inserisce nel percorso intrapreso negli ultimi anni dalla famiglia Cecchetto. Dal 2024 Ca’ di Rajo è infatti il cuore di Ca’ di Rajo Group, realtà che comprende anche Terre di Rai e la tenuta friulana Aganis di Treppo Grande, oltre a strutture operative ad Azzano Decimo e Chions, in provincia di Pordenone. Un’estensione verso est che consente al gruppo di lavorare su denominazioni e vitigni dei due territori.
Per Ca’ di Rajo è un ulteriore capitolo di una storia che viene da più lontano. L’azienda con questo nome nasce nel 2005 per iniziativa di Simone Cecchetto, raccogliendo però una tradizione viticola familiare precedente. Oggi Simone, che segue lo sviluppo strategico, lavora insieme ai fratelli Alessio, responsabile della parte agronomica, e Fabio, impegnato sul fronte commerciale: la terza generazione della famiglia.
La sede di San Polo di Piave, tra Conegliano e Oderzo, conserva anche uno degli elementi più riconoscibili dell’azienda: le vigne allevate a Bellussera, sistema messo a punto alla fine dell’Ottocento dai fratelli Bellussi e un tempo molto diffuso nella pianura trevigiana. Le viti crescono sostenute da pali alti circa quattro metri e si sviluppano formando grandi raggi sospesi che fanno assomigliare le vigne, se viste dall’alto, a dei diamanti. Una tecnica nata anche per consentire di utilizzare il terreno sottostante per altre colture e diventata nel tempo una presenza caratteristica del paesaggio del Piave, oggi molto meno frequente.
È soprattutto qui che Ca’ di Rajo coltiva il legame con le varietà locali. Accanto al Prosecco DOC e al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, il catalogo comprende vitigni come Raboso, Incrocio Manzoni Bianco e Manzoni Rosa, Marzemina Bianca e Torchiato di Fregona. Tra le etichette più rappresentative ci sono Notti di Luna Piena, Malanotte del Piave DOCG da Raboso, e Sangue del Diavolo, Raboso Piave DOC.
Il nuovo Pinot Nero parte invece dal Friuli e aggiunge un vitigno internazionale a questo repertorio fortemente nordestino. È anche una fotografia abbastanza precisa della Ca’ di Rajo di oggi: le radici restano tra le Bellussere del Piave, mentre il raggio d’azione della famiglia Cecchetto si va allargando oltre il confine regionale