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Arte e Storia

“Conoscere la sofferenza serba”, in Italia una campagna dedicata alla memoria

A Roma dal 7 al 13 settembre la campagna internazionale “Learn About Serbian Suffering”, promossa dal Centro Memoriale della Repubblica Srpska per portare nel dibattito europeo le testimonianze delle vittime serbe dei conflitti del Novecento. Schermi LED in diversi punti della Capitale racconteranno storie di persecuzioni con oltre 1.500 testimonianze

“Learn About Serbian Suffering”

Roma diventa per una settimana il punto di incontro tra memoria storica serba e pubblico italiano. Dal 7 al 13 settembre la capitale ospita “Learn About Serbian Suffering”, iniziativa internazionale promossa dal Centro Memoriale della Repubblica Srpska per far conoscere anche fuori dai Balcani le esperienze vissute dalla popolazione serba nel corso dei conflitti del Novecento.

La scelta della capitale italiana non risponde soltanto all’esigenza di dare visibilità internazionale al progetto. Per gli organizzatori, Roma rappresenta uno dei luoghi simbolo della civiltà europea: l’eredità dell’antica Roma, il diritto romano e il contributo italiano allo sviluppo della cultura e delle istituzioni del continente costituiscono elementi particolarmente apprezzati nel mondo serbo. Presentare qui la campagna significa quindi collocare queste testimonianze all’interno di un contesto europeo più ampio.

A questo legame storico e culturale si aggiunge una relazione più recente. Nella memoria serba viene ricordato il contributo dei militari italiani della KFOR in Kosovo alla protezione della popolazione e del patrimonio religioso ortodosso serbo. Un significato particolare viene attribuito alla tutela del Monastero di Visoki Dečani e di altri luoghi religiosi, garantita nel corso degli anni anche dalla presenza dei contingenti italiani.

È anche su questa base che i promotori considerano l’appuntamento romano un’occasione per consolidare il dialogo e i rapporti tra italiani e serbi, oltre che per presentare al pubblico una parte della storia contemporanea europea che ritengono ancora insufficientemente conosciuta.

La campagna sarà visibile direttamente negli spazi urbani attraverso grandi schermi LED. I contenuti digitali verranno diffusi in diverse aree centrali della città: Piazza della Repubblica e Via Nazionale, Castel Sant’Angelo e Lungotevere Prati, Cavour, Lungotevere Testaccio, l’area che comprende Trastevere, Marconi, Monteverde e Gianicolo e Via Gregorio VII, nei pressi del Vaticano.

Alla base dell’iniziativa c’è la volontà di raccontare la storia attraverso le esperienze delle persone. Il progetto si concentra sulle vicende di civili serbi che nel corso del XX secolo hanno affrontato guerre, persecuzioni, detenzione, perdita dei familiari e abbandono forzato delle proprie case. Documenti, materiali d’archivio e testimonianze dirette costituiscono gli strumenti attraverso i quali il Centro Memoriale intende conservare e divulgare queste storie.

Una parte importante del racconto riguarda la dissoluzione della Jugoslavia e i conflitti degli anni Novanta. Furono anni caratterizzati da processi politici e storici complessi, violenze e pesanti conseguenze per le popolazioni civili delle diverse comunità coinvolte.

In questo quadro, “Learn About Serbian Suffering” sceglie di concentrarsi specificamente sull’esperienza serba. Vengono ricordate le famiglie che persero i propri cari, le persone private delle loro abitazioni, le comunità disgregate dalla guerra e le centinaia di migliaia di individui costretti a lasciare le proprie case e i territori nei quali vivevano.

Secondo i promotori, questi aspetti hanno trovato uno spazio ridotto nella percezione occidentale degli avvenimenti balcanici. A loro giudizio, nel dibattito pubblico europeo si sono spesso affermate rappresentazioni semplificate del ruolo dei serbi durante le guerre jugoslave, mentre la complessità degli eventi e l’esperienza delle vittime serbe sono rimaste meno visibili.

L’intenzione dichiarata non è quella di contrapporre la memoria serba a quella delle altre popolazioni che hanno sofferto né di attribuire responsabilità collettive a popoli, Stati o società. La finalità è piuttosto aggiungere al quadro della memoria europea testimonianze e documenti riguardanti esperienze che gli organizzatori considerano ancora poco conosciute.

Il direttore del Centro Memoriale della Repubblica Srpska, Denis Bojić, individua proprio nella conservazione di questa memoria una delle principali responsabilità dell’istituzione. Il progetto, nella sua impostazione, guarda contemporaneamente alle vittime e alle generazioni future: conservare testimonianze significa impedire che le persone coinvolte negli eventi vengano ricordate esclusivamente attraverso dati numerici e statistiche.

Da qui l’attenzione riservata a nomi, volti, racconti personali e ricordi. La memoria della guerra viene ricostruita attraverso chi ha perso familiari, chi è stato costretto ad abbandonare la propria abitazione, chi ha conosciuto persecuzioni o campi di detenzione e chi ha continuato a vivere portando con sé le conseguenze di quelle esperienze.

Secondo Bojić, rendere disponibili queste testimonianze anche oltre i confini della Repubblica Srpska e della Serbia permette di inserirle nel patrimonio della memoria europea. In questa prospettiva, la conservazione delle storie individuali assume anche un significato legato alla dignità, all’identità e alla consapevolezza storica di un popolo.

A raccogliere e organizzare questo patrimonio è il Centro Memoriale della Repubblica Srpska, istituito il 30 maggio 2024 in seguito a una decisione del Governo della Repubblica Srpska. La sua missione comprende la raccolta, la documentazione, la conservazione e la presentazione di testimonianze relative alle sofferenze vissute dal popolo serbo.

Uno degli strumenti principali utilizzati dall’istituzione è la storia orale. Le testimonianze vengono raccolte direttamente da persone che hanno attraversato guerre, persecuzioni e altre esperienze traumatiche, con l’obiettivo di preservare non soltanto la ricostruzione degli avvenimenti, ma anche il punto di vista di chi li ha vissuti.

Il Centro ha finora raccolto e registrato più di 1.500 testimonianze audiovisive. Si tratta, secondo i promotori, di una delle iniziative di storia orale e cultura della memoria di maggiori dimensioni nell’Europa sudorientale.

Il materiale viene acquisito sul campo e successivamente archiviato. Le registrazioni possono poi essere utilizzate per documentari, pubblicazioni, esposizioni, attività di ricerca e risorse educative. In questo modo, alla documentazione storica tradizionale si affiancano le voci e i volti dei testimoni, così che le vicende personali non rimangano confinate nelle statistiche o nei documenti d’archivio.

Il progetto ha inoltre una dimensione internazionale. Il Centro Memoriale intende sviluppare collaborazioni con musei, archivi, istituzioni, università, ricercatori e organizzazioni che, in Europa e in altri Paesi, operano nei settori della storia, della storia orale e della cultura della memoria.

La presenza in Italia rientra in questo percorso di apertura verso interlocutori europei. Rendere accessibile all’estero il patrimonio di testimonianze raccolte significa, per l’istituzione, favorire una conoscenza più articolata delle conseguenze dei conflitti del Novecento e inserire le esperienze dei civili serbi nel confronto europeo sulle vittime della guerra, sulle persecuzioni, sulla detenzione, sugli sfollamenti e sulla perdita delle comunità di appartenenza.

“Learn About Serbian Suffering” nasce dunque con l’obiettivo di portare queste vicende davanti a un pubblico che potrebbe non averle mai conosciute direttamente. Attraverso la tappa romana, il Centro Memoriale vuole ampliare la circolazione delle testimonianze raccolte, promuovere il confronto con istituzioni europee e contribuire a una memoria del Novecento capace di includere una pluralità di esperienze individuali e collettive.

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