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Arte e Storia

E ora i Quadroni di San Carlo vanno in restauro per sei anni

I telai di legno saranno sostituiti con nuove strutture in alluminio a molle per aiutare la conservazione del monumentale ciclo di 26 quadri del Seicento

Al lavoro Le tele sottoposte a delicati interventi

Il Cerano, il Duchino, il Fiamminghino, Carlo Buzzi e Antonio Procaccini. Sono tanti gli artisti che hanno contribuito all’imponente ciclo pittorico sulla Vita di San Carlo Borromeo che decorano la navata centrale del Duomo tra il 4 novembre, solennità in cui si festeggia il santo copatrono di Milano, e l’Epifania. Le ventisei monumentali tele a tempera su tela, ciascuna delle dimensioni di 6 metri per 475 centimetri, sono note come Quadroni di San Carlo e rappresentano una delle massime espressioni del Seicento lombardo. Adesso vanno in restauro e il lavoro durerà sei anni.

«Il ciclo dei quadroni è espressione del De pictura sacra del cardinale Federico Borromeo: uno stile didascalico con figure monumentali, che hanno lo scopo di essere devozionali. È un racconto liturgico» spiega Elisa Mantia, coordinatrice dell’area cultura della Veneranda Fabbrica del Duomo. «Uno dei tanti problemi di degrado è dovuto al funzionamento dei telai, di legno, probabilmente frutto di un intervento di restauro dell’Ottocento, perché in origine molto probabilmente non avevano un sistema di telaio fisso, ma erano un apparato effimero che poteva essere facilmente movimentato. Verranno sostituiti da telai di alluminio a molle, che aiuteranno a tensionare meglio la tela, che presenta afflosciamenti che a loro volta causano il degrado della superficie pittorica. C’è anche un tema legato all’aspetto climatico, inteso come variazioni di umidità e temperatura che non aiutano» spiega ancora la dottoressa Mantia. La decisione di restaurare tutte insieme le 26 tele è stata presa per rispettare l’opera, pensata sin dal principio per la cattedrale dal Borromeo.

L’investimento complessivo è intorno ai 3 milioni di euro (possibile grazie a un finanziamento di Intesa San Paolo) e il progetto, realizzato dalla restauratrice Roberta Grazioli, è stato condiviso e approvato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Il luogo in cui avviene l’attività è il Cantiere Marmisti della Veneranda Fabbrica.