Il sorriso, prima ancora delle parole. Vittorio Sgarbi torna a Palazzo dei Diamanti e ritrova il suo pubblico, quello che lo aspetta per sentirlo parlare di un quadro, seguire un accostamento, scoprire un artista. A Ferrara, all’inaugurazione della mostra “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità”, un lungo applauso accoglie il critico. Un ritorno nel luogo e nel ruolo che gli sono più familiari: nella sua città, tra le opere, a esercitare quel mestiere di interprete e divulgatore che ha portato la storia dell’arte nella vita di tanti italiani.
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A raccontare il significato di questa giornata è la sorella Elisabetta Sgarbi, che intervistata da IlGiornale.it mette a fuoco soprattutto un dettaglio: il modo in cui Vittorio ha accolto l’affetto dei presenti. “Un lunghissimo applauso lo ha accolto, un applauso pieno di affetto e di gratitudine”. Poi gli incontri, i saluti, la vicinanza delle persone: “Ma la cosa che più mi ha fatto piacere è vederlo sorridere alle persone che si avvicinavano a lui per salutarlo e stringergli la mano”. È in questi gesti che il ritorno assume il suo significato più bello. La cerimonia pubblica lascia spazio a qualcosa di semplice e personale: il piacere di esserci, di ritrovarsi.
Naturalmente, Sgarbi resta Sgarbi. E davanti a una mostra di questa ambizione l’omaggio passa anche dall’osservazione critica, dal nome che manca, da una possibile aggiunta al percorso. “Nel suo discorso, come ha sempre fatto, non solo ha lodato la mostra ma, per dispetto e per amore, ne ha colto una eventuale assenza, quella di Lorenzo Viani”, racconta Elisabetta. Quel “per dispetto e per amore” restituisce bene il suo temperamento: la conoscenza che sollecita, la passione che non si accontenta. Anche un’assenza può diventare l’occasione per allargare il discorso, richiamare un’opera, accendere una curiosità.
Da presidente di Ferrara Arte, il critico ha rivendicato il valore dell’esposizione e il ruolo della città. Sgarbi ha espresso soddisfazione per “l’impresa di questa mostra”, definendola “un’occasione significativa per restituire a Ferrara la funzione di luogo di conoscenza e di informazione rispetto all’arte moderna e contemporanea”. L’incontro tra le opere dei musei ferraresi e quelle del Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam diventa così la dimostrazione di una vocazione internazionale da coltivare attraverso progetti concreti.
Curata da Sandra Kisters e Vasilj Gusella, l’esposizione riunisce 120 opere ed è visitabile fino al 10 gennaio 2027. Al centro, il rapporto con la natura e le trasformazioni della vita moderna, in un dialogo tra l’arte italiana e quella europea dell’Ottocento e del Novecento. Il percorso comprende anche il progetto multisensoriale “Dalla natura vissuta al paesaggio interiore”, che affianca suoni e odori alla visione delle opere.
Per Sgarbi è anche l’occasione di riconoscere il lavoro di chi gli è cresciuto accanto. “Era molto compiaciuto del suo allievo Pietro di Natale, direttore di Ferrara Arte”, la sottolineatura di Elisabetta Sgarbi. Una soddisfazione che aggiunge al ritorno il senso di una continuità: trasmettere il sapere, vederlo maturare, ritrovarlo nel lavoro degli altri.
Infine, la sorella consegna un’ultima immagine della giornata: “E poi era elegantissimo, aveva una bellissima giacca verde di lino”. Un particolare affettuoso, che riporta il racconto alla persona. A Palazzo dei Diamanti, tra un appunto su Viani e una stretta di mano, Vittorio Sgarbi torna a occupare il posto nel quale il suo talento si riconosce meglio. Davanti all’arte, con qualcosa da dire e qualcuno felice di ascoltarlo.



