Immaginate di trovarvi in mezzo alla giungla nel cuore della notte e udire a poca distanza da voi la voce spettrale di un uomo che cerca disperatamente la sua famiglia, dicendovi d’essere morto e implorandovi di non fare la sua stessa fine, di non diventare come lui un’anima errante costretta a vagare senza pace nella morte, per essere caduto in battaglia lontano dalla sua casa. Cosa fareste? No, non è un racconto di fantasmi con la stessa atmosfera da tunnel nel sogno di Kurosawa, ma una delle più sofisticate operazioni di guerra psicologica condotte dall’Esercito degli Stati Uniti, l’Operazione Wandering Soul.
Durante la guerra del Vietnam, gli Stati Uniti, costretti a fronteggiare un avversario tenace quanto evanescente, arrivavano a impiegare ogni mezzo a loro disposizione per impedire che la superiorità tecnologica americana si dimostrasse vana di fronte ai guerriglieri Viet Cong.
Quando bombardieri strategici, elicotteri, reparti speciali avanzati e perfino defolianti e napalm iniziarono a rivelarsi poco incisivi contro un nemico che riusciva a scomparire nella vegetazione come uno spettro, per ricomparire alle spalle delle unità più addestrate, infliggendo perdite consistenti, gli specialisti delle Psychological Operations del Pentagono pensarono di avvalersi anche loro della capacità di uno spettro, cercando di fare leva sulle credenze locali e i loro fantasmi.
Fu così che nel novembre del 1965 il 6th Psychological Operations Battalion scelse di attivare una delle campagne più inquietanti dell’intero conflitto avviando l’Operazione Wandering Soul. L’idea nasceva da una credenza profondamente radicata nella cultura vietnamita. La morte lontano da casa veniva considerata una prospettiva terribile dato che, stando alle credenze locali, il defunto doveva ricevere i riti funebri ed essere sepolto nella propria terra, specialmente se era morto violentemente. Un corpo abbandonato nella giungla dopo un combattimento, senza una degna sepoltura, rischiava di diventare uno spirito separato dalla famiglia e dalla propria tomba, condannato a vagare senza pace come, per l’appunto, un’anima errante.
Dopo un’attenta documentazione delle tradizioni e delle credenze dei vietnamiti, gli specialisti americani, che si erano persino spesi per stilare interi rapporti sulle differenti tipologie di spettri che potevano essere sfruttate nelle loro Psyops, registrarono con il supporto di tecnici del suono e personale sudvietnamita nastri che comprendevano voci deformate, rumori e lamenti da manipolare per creare messaggi sonori inquietanti da diffondere in piena notte per terrorizzare il nemico facendo leva sulle sue debolezze, al fine di favorire diserzioni, inducendo i combattenti Viet Cong ad abbandonare il fronte e a tornare alle loro case, riducendone così gli effettivi.
Le registrazioni, che dovevano dare l’idea di una provenienza ultraterrena, contenevano pianti di donne e bambini, rintocchi di gong, ululati, voci di “discendenti” dei Viet Cong deformate dall’eco e rievocazioni di alcuni degli spettri più terrificanti del folklore vietnamita. Tra questi vi era lo “spettro del nodo scorsoio”, concepito per spingere le truppe nemiche al suicidio sussurrando la parola “cổ” – che in vietnamita significa “collo”.
Una delle registrazioni più famose, designata come “Ghost Tape Number Ten”, era basata sul messaggio di un presunto spirito di un combattente caduto lontano da casa. Un attore sudvietnamita, con la consulenza di disertori del nord, interpretava il “fantasma” che si rivolgeva ai viventi con tono angosciato. Diceva alla famiglia che il suo corpo non esisteva più. Si lamentava della propria sorte e infine si rivolgeva ai compagni ancora vivi: lui ormai era morto, era all’inferno, ma loro erano ancora in tempo. Dovevano abbandonare la guerra e tornare a casa prima di subire lo stesso destino.
Le registrazioni venivano diffuse esclusivamente di notte, quando il buio e l’impossibilità di individuare immediatamente la provenienza delle voci ne amplificavano l’effetto, utilizzando altoparlanti montati sugli elicotteri, imbarcazioni di pattuglia veloce (PCF) di classe “Swift” e squadre di terra che si spingevano nelle aree controllate dai Viet Cong sistemando gli altoparlanti a batteria nei cespugli o sugli alberi. Il nastro veniva riprodotto per ore, ad altissimo volume, con il suono che riusciva a penetrare e propagarsi attraverso i tunnel sotterranei che si snodavano nella giungla vietnamita, i famosi tunnel dove i Viet Cong erano soliti nascondersi, prima di essere scoperti, esplorati e bonificati dai temerari “tunnel rats”.
Gli effetti di queste operazioni spettrali non furono sempre quelli sperati, ma raggiunsero comunque dei successi collaterali. Oltre a logorare il morale del nemico, privandolo del riposo, i fantasmi attiravano il fuoco dei Viet Cong che avevano mangiato la foglia, ma scaricavano i loro fucili di fabbricazione cinese e sovietica in direzione delle anime erranti, rivelando la loro posizione e consentendo agli americani di localizzarli ed eliminarli in seguito.
I veterani di questa Psyop riportarono diverse testimonianze di “fantasmi” che si trasformavano in una sorta di esca per i guerriglieri intimoriti e turbati dalle voci degli spiriti creati dagli americani, che pure dovevano impiegare quell’arma psicologica con molta prudenza. Le credenze sulle quali Wandering Soul faceva leva non appartenevano esclusivamente ai Viet Cong, ma erano parte della cultura dei loro alleati sudvietnamiti; per questo i nastri non dovevano essere mai riprodotti vicino alle posizioni occupate dall’ARVN, l’Esercito della Repubblica del Vietnam. Altrimenti l’arma si sarebbe potuta ritorcere contro gli stessi americani, impressionandoli al punto da indurli a disertare, riducendo gli effettivi che non potevano essere messi al corrente dell’operazione.
La storia non è stata in grado di stabilire la reale portata dell’Operazione Wandering Soul. Secondo i resoconti, molti prigionieri ammisero durante gli interrogatori di avere ascoltato le registrazioni e di essere rimasti terrorizzati dalle parole di quell’anima condannata a vagare eternamente nel dolore. Terrorizzati al punto di arrendersi. È stato comunque difficile apprendere quanti Viet Cong o soldati nordvietnamiti abbiano realmente disertato, si siano arresi o abbiano modificato il proprio comportamento a causa di nastri come Ghost Tape Number Ten, lasciando che “Wandering Soul” diventasse semplicemente una delle storie più singolari della guerra del Vietnam.
Un conflitto che secondo il generale William Westmoreland, comandante delle forze statunitensi in Vietnam, avrebbe dovuto trovare nella guerra psicologica “l’essenza stessa della campagna di controguerriglia”, dato che non era “possibile vincere una simile guerra con i soli mezzi militari”. Anche il successore di Westmoreland, il generale Creighton Abrams, impartì direttive al 4° Gruppo Operazioni psicologiche per portare avanti psyops e realizzare volantini o altre strategie incentrate sulla persuasione del nemico, seguendo le orme di quanto era stato fatto durante la seconda guerra mondiale e durante la guerra di Corea.
È strano pensare al folklore come un’arma, e sebbene non si possa dire con certezza quanti uomini abbiano veramente creduto che quelle voci appartenessero allo spirito dei loro compagni caduti, non possiamo ignorare la portata delle operazioni psicologiche e della manipolazione che viene esercitata ancora oggi, specialmente attraverso la diffusione di contenuti capaci di influire sui nostri bias cognitivi, sulle nostre credenze, sulle nostre paure e sulle nostre convinzioni. La guerra psicologica rappresenta ancora un’arma sofisticata ed efficace, specie nel confezionamento di quelle post-verità che possono condizionare l’opinione pubblica e i decisori politici al punto di determinare l’andamento di una guerra prima ancora che essa venga combattuta. Sun Tzu docet.