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Lo sciamano di Stonehenge cambia sesso: era una donna

Lo sciamano di Stonehenge cambia sesso: era una donna

Per quasi due secoli si riteneva fosse un uomo, tutti gli indizi portavano lì, e perfino un uomo barbuto e forte, di sicuro un artigiano capace di lavorare l’oro, quindi, si credeva, uno sciamano, tant’è che è noto come “lo sciamano di Upton Lovell”, una delle sepolture più importanti dell’Età del Bronzo britannica, a meno di sedici chilometri da Stonehenge, mica un posto qualsiasi, la struttura che continua a affascinare studiosi e turisti (e anche i soliti pseudoarcheologi alienati, nel senso che vedono alieni ovunque).

Ebbene, sapete una cosa? Lo sciamano di Upton Lovell era una donna, e lo si è scoperto grazie all’analisi del DNA. Lo scheletro risale a circa quattromila anni fa e era stato trovato nel 1803 in un tumulo funerario di Upton Lovell (sennò non sarebbe stato “lo sciamano di Upton Lovell”), nel Wiltshire, e William Cunnington, l’archeologo che effettuò lo scavo, concluse dalla grandezza delle ossa che dovesse trattarsi di “un uomo robusto”. Da allora quell’identificazione era rimasta sostanzialmente intatta, fino a entrare nelle ricostruzioni museali: il personaggio veniva mostrato come un uomo con la barba.

In realtà l’analisi era stata avviata con un altro scopo (quando si dice la serendipità, trovare qualcosa per caso cercandone un’altra), soprattutto per ricostruire l’ascendenza dell’individuo, non ci pensavano proprio al sesso. Il risultato ha invece mostrato cromosomi XX (e i ricercatori avranno esclamato “what?”). Per escludere contaminazioni o la possibile mescolanza di resti appartenenti a persone diverse hanno esaminato campioni prelevati dal cranio, da un dente e da un osso del piede, ottenendo risultati coerenti (e non sono emerse prove che quei resti appartenessero a più individui).

Quindi il famoso sciamano era una donna, morta dopo i quarantacinque anni, alta circa un metro e sessantacinque (non crediate che fosse bassa, una statura notevole per una donna dell’Età del Bronzo) e aveva una corporatura robusta (anche qui non pensate tipo a Schwarzenegger nell’età dell’Oro del culturismo). Presentava inoltre segni di artrite al polso destro, ma non al sinistro: una differenza compatibile con l’uso ripetuto della mano dominante durante una lunga attività manuale.

Tra l’altro, a rendere celebre lo sciamano (ora sciamana) erano la ricchezza e la stranezza del corredo funerario. Accanto al corpo erano stati deposti utensili di pietra, un’ascia da battaglia, strumenti per la lavorazione dei metalli, una pietra di paragone utilizzabile per verificare la qualità del metallo e una borsa decorata con zanne di cinghiale (come potevano credere fosse una donna). C’erano anche quattro spugne fossili scavate fino a ricavarne piccole coppe, forse impiegate nella preparazione di sostanze adesive, e numerose ossa animali perforate: queste ultime dovevano essere cucite su un abito o su un mantello cerimoniale e avrebbero prodotto un suono durante il movimento. Insomma, a parte la struttura corporea, è soprattutto da questo insieme di oggetti insoliti che deriva il soprannome di “sciamano”, sebbene non esista una prova diretta che la donna esercitasse davvero una funzione religiosa o sciamanica.

Tuttavia, prima dell’analisi genetica, uno studio del 2022 aveva modificato l’interpretazione del corredo: l’esame microscopico degli strumenti aveva individuato tracce d’oro e segni d’usura compatibili con diverse fasi della lavorazione, dalla martellatura alla levigatura alla lucidatura di sottilissime lamine. A questo punto poteva dunque essere una specialista nella produzione di ornamenti rivestiti d’oro (gli artigiani dell’epoca non lavoravano per forza oggetti d’oro massiccio: potevano ricoprire nuclei di legno, osso o rame con lamine d’oro estremamente sottili).

Naturalmente, già li vedo (anzi le vedo), adesso qualcuno (qualcuna) trasformerà la donna di Upton Lovell nella prova che l’Età del Bronzo fosse una società egualitaria, magari femminista e più avanzata della nostra (chissà perché le società antiche debbano essere sempre più avanzate, non solo gli alieni immaginari, lì almeno c’è la tendenza del nostro cervello nel vedere agenti intenzionali e esseri superiori ovunque). Piuttosto sappiamo una cosa meno grandiosa ma più concreta: una donna poteva essere forte, un’orefice specializzata, possedere strumenti preziosi e ricevere una sepoltura eccezionale. Storicamente non è poco. Il resto sarebbe un altro modo di usare il passato come uno specchio, sostituendo un pregiudizio antico con un desiderio contemporaneo, quindi ci sarà chi lo farà.

Una rondine non fa primavera, uno scheletro che cambia sesso nelle ricostruzioni dei musei non rende un’antica società egualitaria secondo i nostri criteri occidentali. Comunque sia un fatto è certo: l’uomo barbuto e sciamano l’avevamo inventato noi.

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