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Storia d’Assalto

I MAS italiani sul lago Ladoga: una battaglia dimenticata al largo di Leningrado

Nel 1942 la Regia Marina inviò quattro MAS sul fronte orientale per interrompere i rifornimenti sovietici diretti a Leningrado. Un episodio poco noto della guerra navale italiana

Storia

Quattro piccoli scafi della Regia Marina, al secolo Motoscafi Armati Siluranti, più noti con il solo acronimo di MAS, avanzano lentamente nelle acque scure e ghiacciate del lago Ladoga, nel cuore del fronte orientale, dove gli alleati tedeschi si confrontano con la tenace Armata Rossa dell’Unione Sovietica. A migliaia di chilometri dal Mediterraneo che li ha già resi celebri nel mondo come temibile arma asimmetrica nelle più temerarie imprese mai viste nella guerra navale, la 12ª Squadriglia MAS muove contro la linea di rifornimento che tiene in vita Leningrado, la città fortezza assediata dalla Wehrmacht, per “colpire” i sovietici in una delle missioni meno note della Seconda guerra mondiale.

Con l’avvio dell’Operazione Barbarossa il Terzo Reich, che s’era imposto con la Blitzkrieg in tutta l’Europa continentale, ad eccezione dell’isola d’Albione che aveva opposto una strenua resistenza nella battaglia d’Inghilterra, aveva invaso l’Unione Sovietica, considerata il principale e vero “nemico” da battere, puntando su tre direttrici: Leningrado, Mosca e Stalingrado. Nel giro di pochi mesi Leningrado, la capitale del Baltico che oggi conosciamo con il nome di San Pietroburgo, era stata completamente isolata. Ogni linea di collegamento era stata tagliata, ogni strada era controllata dalle armate del Reich, mentre a nord erano i finlandesi, storici nemici dei sovietici, ora alleati dei tedeschi, a sbarrare ogni possibile linea di approvvigionamento; l’unico collegamento rimasto con il resto della Russia passava per il Ladoga, il lago d’acqua dolce più grande d’Europa, attraverso il quale i convogli sovietici continuavano a far affluire uomini, munizioni e le poche vettovaglie a disposizione.

Per l’Alto Comando di Berlino, sollecitato da Helsinki, tagliare l’ultima linea di approvvigionamento e costringere la città alla resa era una priorità strategica, ma non potevano opporre un ulteriore “sforzo”, disimpegnando uomini e mezzi dal fronte. I finlandesi, che avevano schierato una vecchia cannoniera, la Sisu, e poche imbarcazioni leggere armate, non disponevano delle forze e soprattutto dei mezzi necessari a compiere una tale missione; c’era bisogno dell’esperienza della Regia Marina, pioniera nell’impiego dei mezzi d’assalto navali nel primo conflitto mondiale e padrona del Mediterraneo nel campo delle incursioni nel cuore del territorio nemico, dove sapeva bene come mettere a ferro e fuoco navi da battaglia e porti fortemente difesi. Il comando della Kriegsmarine avanzò la richiesta e a Roma Supermarina la accolse, costituendo, nell’aprile del 1942, la 12ª Squadriglia MAS affidata al capitano di corvetta Giuseppe Bianchini. Per i veloci motosiluranti e soprattutto per i loro siluri, una flotta lacustre di almeno cinquanta battelli da trasporto sovietici protetti da unità di scorta avrebbe dovuto essere una facile preda, anche in acque sconosciute come quelle.

Il reparto nasce a La Spezia, raccogliendo quattro MAS della classe 500 — il 526, 527, 528 e 529 — e novantanove uomini tra ufficiali, sottufficiali e marinai, ma la prima vera sfida in vista della battaglia che si sarebbe combattuta sul lago Ladoga era quella di portare sul fronte orientale quattro scafi di 17 metri con il necessario. Il trasferimento dei MAS è un’impresa logistica straordinaria che ha inizio il 25 maggio del 1942, quando i motoscafi furono caricati su pianali e trainati attraverso il Brennero fino a Innsbruck, quindi raggiunsero Stettino. Da lì furono caricati a bordo del piroscafo tedesco Thielbeck per poi proseguire tra canali, essere caricati a bordo di treni e altri trasporti terrestri, prima di essere rimessi in acqua a Lahdenpohja, sulle rive del Ladoga, pronti a combattere dopo un viaggio di ventisei giorni che li aveva visti percorrere ben tremila chilometri, dal mar Ligure al cuore della Russia.

Una volta operativi, i MAS italiani vengono integrati in quello che era stato denominato “Distaccamento navale internazionale K”, una formazione congiunta italo-tedesco-finlandese incaricata di colpire i rifornimenti sovietici diretti a Leningrado che, secondo i rapporti raccolti dall’estate del 1941, contavano su una flotta di una dozzina di cannoniere, almeno il doppio di dragamine a scorta e una quarantina tra piroscafi, rimorchiatori e altre imbarcazioni adibite al trasporto.

Le prime manovre, alla fine di luglio, portarono il MAS 526 a incagliarsi, a causa della nebbia fitta, sugli scogli dell’isolotto di Mokerikko. Il motosilurante riportò danni che lo costrinsero alle necessarie riparazioni, mostrando agli uomini di Bianchini i pericoli e le insidiose condizioni di un ambiente operativo complesso, caratterizzato da bassa visibilità e condizioni estreme in acque sconosciute. Ciononostante, il resto della squadriglia proseguì nelle missioni assegnate e il 14 agosto sbarcò, come compito secondario, un gruppo di informatori e osservatori finlandesi sulla costa russa: la loro missione era quella di riferire al comando del Distaccamento K i movimenti della flotta lacustre per consentire ai MAS di intercettare e attaccare i convogli. Ma il 15 agosto, durante un’altra operazione di sbarco, i MAS 527 e 528 intercettarono le prime tre unità sovietiche, affondando con un siluro la cannoniera Bira, da 900 tonnellate. Fu la prima delle 37 missioni condotte dai motosiluranti schierati sul lago Ladoga.

La “caccia” al naviglio nemico non ebbe sempre successo. Dopo i primi affondamenti di mercantili carichi di munizioni e armamenti, i MAS vennero spesso respinti dall’intenso fuoco di sbarramento delle formazioni russe. Il 1º settembre, il MAS 529 ingaggiò uno scontro a fuoco con due unità sovietiche nei pressi dell’isola di Verkkosaari, ma dovette ritirarsi dopo aver esaurito le munizioni. Il 29 settembre, lo stesso 529 e il 528, sotto il comando diretto di Bianchini, attaccarono un convoglio scortato, ma i siluri non andarono a segno. Con il tempo emerse inoltre un limite strutturale: le acque poco profonde e il basso pescaggio delle unità sovietiche riducevano l’efficacia dei siluri lanciati dai motosiluranti italiani che spesso impiegavano anche le loro mitragliere per avere la meglio sul nemico e defilarsi prima d’essere assistiti dall’aria dai bombardieri della Luftwaffe.

I motosiluranti finirono così per essere impiegati sempre più spesso come cannoniere veloci, un ruolo per cui non erano progettati e che li esponeva a rischi elevati, soprattutto per via del carburante altamente infiammabile. Tra le ultime missioni degne di nota vi fu il supporto nel tentativo di conquista da parte di finlandesi e tedeschi della strategica Suho, una piccola isola artificiale realizzata all’inizio del XVIII secolo per ordine dello zar Pietro I, dove era stato eretto un faro e da dove i russi potevano controllare e dirigere il loro traffico navale. Il piano d’attacco elaborato dalla Kriegsmarine, nome in codice “Basil”, prevedeva un’incursione notturna per lo sbarco di un centinaio di soldati tedeschi che avrebbero dovuto assaltare la guarnigione russa e mettere a tacere i loro cannoni. I battelli tedeschi che trasportavano le truppe si persero nella fitta nebbia e rientrarono alla base. Il secondo tentativo, sfociato in un duro combattimento, fallì.

Con l’arrivo dell’inverno il lago Ladoga si trasformò, come ogni anno, in una distesa di ghiaccio impraticabile per ogni tipo di battello ad eccezione dei rompighiaccio. Le operazioni navali per i MAS divennero di fatto impossibili e il 29 ottobre del 1942 la squadriglia venne ritirata e trasferita a Reval, in Estonia, dove giunse a metà novembre. La missione della Squadriglia di Bianchini era di fatto conclusa. Con il peggioramento della situazione nel Mediterraneo, l’Italia decise di non proseguire l’impegno sul fronte del Ladoga. Tra il 5 e il 25 giugno 1943, la 12ª Squadriglia MAS venne sciolta e i suoi mezzi ceduti alla Marina finlandese, che li mantenne in servizio fino al 1961.

Quella dei Motoscafi Armati Siluranti della 12ª Squadriglia che avevano incrociato nelle gelide acque del lago Ladoga contro il nemico sovietico rimase una piccola pagina della storia bellica della Regia Marina che seppe impegnarsi nel prestare le sue capacità impareggiabili all’alleato tedesco, che pure poteva contare sulle sue Schnellboote. La pagina di una battaglia dimenticata fatta di incursioni notturne avvolte nella nebbia e nella morsa del gelo che, in qualche modo, ostacolò ma pure sostenne l’Armata Rossa nell’assedio di Leningrado.

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