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Le Streghe della Notte: il terrore dei cieli della Seconda guerra mondiale

Un reparto composto da giovani aviatrici sovietiche trasformò l'inferiorità dei loro antiquati apparecchi in un'arma di logoramento capace di tormentare le armate tedesche schierate sul Fronte orientale. Così nacque la leggenda delle "Streghe della Notte"

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“I piloti sovietici che ci danno più problemi sono donne. Donne! Non temono nulla, vengono di notte a tormentarci con i loro obsoleti biplani e non ci fanno chiudere occhio per molte notti…”, con queste parole il comandante descriveva lo scompiglio causato da un gruppo di coraggiose donne sovietiche che i soldati tedeschi iniziarono a chiamare “Nachthexen”, le streghe che arrivavano e svanivano nel buio della notte senza poter essere intercettate per via di una semplice quanto sofisticata tattica di bombardamento in planata: con il motore spento che lasciava udire solo il sibilo del vento sfiorare la struttura dei loro vecchi biplani, che, proprio per tale ragione, ricordava ai tedeschi il rumore di una scopa volante e produceva nelle truppe un effetto psicologico devastante.

Non era il rombo cupo delle grandi formazioni di bombardieri, né il fragore dell'artiglieria che accompagnava gli assalti dell'Armata Rossa. Era un rumore appena percettibile, quasi un sussurro. I soldati tedeschi di guardia nelle trincee alzavano lo sguardo verso il cielo, ma spesso non riuscivano a distinguere nulla. Soltanto un leggero fruscio, simile al vento che attraversa gli alberi, precedeva il sibilo delle bombe che cadevano sui depositi di munizioni, sulle postazioni d'artiglieria o sulle colonne in marcia. Quando i riflettori cercavano di illuminare il nemico, quei piccoli velivoli erano già scomparsi nell'oscurità.

Dietro quella superstizione non si nascondeva alcuna magia, ma un'unità composta esclusivamente da donne destinata a diventare uno dei reparti più decorati dell'aviazione dell'Unione Sovietica.

La loro storia iniziò nell'autunno del 1941, quando l'Operazione Barbarossa travolse l'Unione Sovietica. Nel giro di pochi mesi la Wehrmacht aveva conquistato vaste porzioni di territorio e sembrava ormai avviata verso Mosca. Migliaia di giovani donne scrissero allora all'aviatrice Marina Raskova, già celebre in patria per i suoi record di volo, chiedendo di poter combattere in prima linea. Raskova comprese che quell'entusiasmo poteva trasformarsi in una risorsa militare e convinse Stalin ad autorizzare la costituzione di tre reggimenti aerei interamente femminili: uno da caccia, uno da bombardamento in picchiata e il 588º Reggimento Bombardamento Notturno.

Le reclute avevano spesso meno di vent'anni. In pochi mesi dovettero imparare a pilotare, navigare, bombardare e sopravvivere in combattimento, affrontando un addestramento intensivo che condensava in sei mesi ciò che normalmente richiedeva anni. Molte erano studentesse, insegnanti o operaie che avevano imparato a volare negli aeroclub civili sovietici; nessuna di loro immaginava che di lì a poco avrebbe trascorso le proprie notti sorvolando il fronte a bordo di aerei considerati decisamente antiquati.

Il vero protagonista della storia, però, non è soltanto il reparto, ma il suo improbabile strumento di guerra: il Polikarpov Po-2. Progettato alla fine degli anni Venti come addestratore, era un piccolo biplano costruito quasi interamente in legno e tela, con cabina aperta e prestazioni modeste. Prima della guerra era stato impiegato per l'addestramento dei piloti, per il collegamento tra reparti e perfino nei lavori agricoli, tanto che i tedeschi lo soprannominarono ironicamente Kukuruznik, "l'aereo del granturco". Nessuno avrebbe immaginato che proprio quel velivolo sarebbe diventato un incubo per la Wehrmacht.

Il Po-2 non disponeva di radio, radar, sistemi di puntamento o strumenti per il volo notturno. Pilota e navigatrice si orientavano con bussola, cronometro e cartine, sfruttando quando possibile i punti di riferimento sul terreno. Anche il ridotto carico bellico costringeva gli equipaggi a decollare più volte nella stessa notte per colpire gli obiettivi assegnati. Eppure, proprio quei limiti finirono per trasformarsi nei suoi maggiori punti di forza.

L'aereo era straordinariamente leggero e maneggevole. Giunte in prossimità dell'obiettivo, le pilote riducevano il motore al minimo o lo spegnevano del tutto, lasciando che il biplano planasse silenziosamente verso il bersaglio. Nel cielo restava soltanto il rumore del vento tra i montanti e le ali di tela. Dopo aver sganciato le bombe, il motore veniva riavviato e il Po-2 scompariva nuovamente nell'oscurità prima che la contraerea riuscisse a reagire.

Le Streghe della Notte perfezionarono rapidamente anche le proprie tattiche. Spesso gli aerei operavano in coppia: il primo attirava su di sé i riflettori e il fuoco della contraerea, mentre il secondo, approfittando della distrazione dei difensori, effettuava la planata finale e sganciava il proprio carico. Era una manovra estremamente rischiosa, ma capace di aumentare sensibilmente le probabilità di successo. Bombardavano depositi, ponti, bivacchi e linee di rifornimento, costringendo i reparti tedeschi a trascorrere notti insonni sotto una minaccia continua e arrivando a compiere fino a quindici missioni nella stessa notte.

Anche la lentezza del Po-2, apparentemente un grave limite, si trasformò in un vantaggio. I caccia tedeschi, molto più veloci, faticavano a intercettarlo durante le missioni notturne: rallentando fino alla velocità del piccolo biplano rischiavano di entrare in stallo, rendendo spesso impossibile un attacco efficace. Un velivolo ormai superato riusciva così a sfruttare proprio i suoi limiti per sopravvivere.

La comandante Yevdokija Beršanskaja contribuì ulteriormente all'efficacia del reparto introducendo un sistema di riarmo e rifornimento assimilabile a una moderna linea di produzione. Invece di assegnare un gruppo di specialisti a ciascun aereo, organizzò squadre dedicate a singole operazioni, permettendo ai Po-2 di tornare in volo in pochi minuti. Le pilote dormivano appena due o tre ore al giorno e, nelle notti più intense, arrivavano a compiere oltre una decina di missioni consecutive, affrontando il gelo, la fatica e il costante rischio di essere abbattute.

Alla fine della guerra le aviatrici del reparto avevano effettuato oltre 23.000 missioni di combattimento, sganciando migliaia di tonnellate di bombe. L'unità fu trasformata nel 46º Reggimento Bombardamento Notturno delle Guardie. Trentuno donne persero la vita in servizio e ventitré ricevettero il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica. Numeri importanti, ma incapaci da soli di spiegare la fama che le avrebbe accompagnate negli anni successivi.

La leggenda delle Streghe della Notte non nacque soltanto dal coraggio di quelle giovani aviatrici. Fu soprattutto il risultato della loro capacità di trasformare un biplano che il mondo considerava ormai superato in un'arma perfetta per la guerra di logoramento. Mentre la Luftwaffe inseguiva la superiorità tecnologica con caccia sempre più potenti e veloci, quelle ragazze dimostrarono che, a volte, l'ingegno tattico può contare più della velocità e della potenza di fuoco.

Alla fine non furono i moderni caccia tedeschi a entrare nella leggenda, ma quel piccolo Polikarpov Po-2 di legno e tela che, notte dopo notte, costrinse uno degli eserciti più potenti del mondo a temere il rumore del silenzio.

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