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“Tesori dei Faraoni” al Quirinale: Valter Mainetti ricorda il trasferimento dei templi di Philae

Il salvataggio della cultura faraonica negli anni Settanta da parte delle imprese italiane Condotte/Mazzi dimostra l’impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale

“Tesori dei Faraoni” al Quirinale: Valter Mainetti ricorda il trasferimento dei templi di Philae
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La mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale fino al 3 maggio prossimo, presenta 130 opere provenienti dall’Egitto e si inserisce nelle relazioni tra Italia ed Egitto, sostenuta dal Piano Mattei per l’Africa e volta alla valorizzazione culturale. Il forte legame tra Roma e Il Cairo è rafforzato dal salvataggio di Philae negli anni ’70, realizzato da Condotte d’Acqua e Mazzi Estero con un intervento ingegneristico eccezionale.

“Una campagna promossa da Unesco e Ministero della Cultura egiziano - ricorda Valter Mainetti, Presidente di Condotte 1880, che guida oggi l’attività della storica impresa di costruzioni - salvò Philae dopo l’allagamento causato dalla seconda diga di Assuan. Ventiquattro Paesi, tra cui l’Italia, raccolsero nove milioni di dollari. Nel 1969 fu bandita una gara internazionale per trasferire i templi sull’isola di Agilkia, vinta dalla società ‘Condotte-Mazzi Estero’. Il Dipartimento della Cooperazione del Ministero degli Esteri italiano mise a disposizione una squadra di architetti e archeologi per collaborare alla complessa operazione anche sul piano topografico e storico”.

La storia

Sull’isola di Philae, a rischio scomparsa, i faraoni costruirono un santuario dedicato a Iside, seguito da altri templi in varie epoche. Situata tra Nubia ed Egitto, in un’area resa fertile dalle piene del Nilo, fu arricchita anche dai Romani con nuove costruzioni e decorazioni. Dopo secoli di abbandono, Philae tornò d’interesse nel ‘700 durante l’occupazione napoleonica, quando studiosi francesi catalogarono reperti e trasferirono molte opere a Parigi.

“Il valore archeologico del complesso monumentale di Philae - rileva Mainetti - esigeva la massima attenzione nei lavori di smontaggio e ricostruzione dei 45mila blocchi in cui vennero sezionati i templi dell’isola. Il processo di identificazione per ciascun blocco prevedeva precise indicazioni. In particolare, vennero elaborati in sito, durante lo smontaggio, numerosi disegni, nonché scattate circa 11mila fotografie per documentare la situazione originale da ripetere fedelmente nella ricostruzione. Lo stesso smontaggio faceva attenzione a percorrere a ritroso il sistema originario con cui erano stati costruiti i templi, per poi ripercorrerlo all’inverso in fase di ricostruzione”.

Per riposizionare le 95 strutture smontate fu usata una rete geodetica di alta precisione con distanziometro a raggi infrarossi. Lo smontaggio risultò agevole poiché i blocchi di pietra, non legati da malta, erano semplicemente accostati. I blocchi (28.000 tonnellate) furono trasportati su chiatte motorizzate attraverso il Nilo fino all’area di stoccaggio di Shallal, dove vennero ordinati per monumento e filare. Da qui furono poi ricollocati nella nuova sede, oggi meta molto ambita dai turisti.

In tal senso, sottolinea il Presidente di Condotte 1880: “Prima dello smontaggio, poiché i monumenti erano parzialmente sommersi, fu costruito un invaso di 35mila metri con una diga circolare di 800 metri.

Il bacino venne prosciugato e mantenuto asciutto con pompe durante tutto il lavoro. Il trasferimento del complesso da Philae, iniziato nel 1974, durò oltre sei anni, soddisfò le autorità egiziane e rimase nella memoria come motivo di orgoglio per tutti i partecipanti”, conclude Valter Mainetti.

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