Un aereo da caccia blu come il mare con una piccola bandiera dei pirati, il celebre “Jolly Roger”, fatica a mantenere l’assetto nei cieli di Okinawa. È il primo giorno d’aprile del 1945. L’ultimo anno di guerra. È un Corsair, facilmente riconoscibile in volo per la sua peculiare ala a W, e appartiene al VF-17, il diciassettesimo squadrone da caccia dell’US Navy, uno dei primi a entrare in azione nello sconfinato fronte del Pacifico.
Il Corsair è stato pesantemente colpito nel duello con due caccia giapponesi, i temibili Zero, e per questo perde olio dal motore, ma, secondo la leggenda, ciò non impedisce al suo pilota, l’alfiere Jack Ernie, di scegliere uno tra i due avversari, mettersi sulla sua coda e scaricare una raffica che lo abbatte mentre diventa facile bersaglio del secondo Zero, che non gli lascerà scampo. Per Ernie non c’è più nulla da fare, via radio comunica gli ultimi due brevi messaggi: “Non riesco a lanciarmi”. “Ricordatevi di me con i Jolly Rogers!”, poi la picchiata verso il mare, dove le sue spoglie mortali scompaiono tra i flutti.
Sebbene non si trovi alcuna traccia di questo audace duello che ha avuto luogo nei cieli del Giappone, il nome di Jack Ernie, alfiere del VF-17, compare ancora oggi nell’elenco del personale in servizio attivo dello squadrone, e il cranio e le tibie, riposti in una teca di legno, accompagnano da allora il più giovane pilota della formazione. Lo squadrone continua ancora oggi a distinguersi in tutto il mondo per la bandiera pirata che compare dipinta sulla coda dei suoi aerei da combattimento.
Questa strana storia, che rimane sospesa nel mito e nel folclore, trova la sua origine in una tradizione secolare, quella di esibire la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate bianche per intimidire il nemico e avvertirlo che, come al tempo dei pirati che la issavano, non verrà concesso quartiere.
Al motto di "Fear the Bones”, letteralmente “Temi le ossa”, i piloti del 17° Squadrone Caccia, formato e addestrato dal comandante Blackburn, che nel 1943 fece confluire nella sua squadriglia veterani della guerra dell’aria e nuove reclute per portare la guerra a bordo dei primi caccia F4U-1 Corsair imbarcati sulla portaerei USS Bunker Hill, quelli che sarebbero passati alla storia come i “Jolly Rogers”, si imposero sul Fronte del Pacifico, dove dall’attacco di Pearl Harbor ai giorni successivi allo sgancio dell’atomica su Hiroshima infuriò una lunga e feroce battaglia aeronavale tra la Marina Imperiale Giapponese e l’US Navy. Il VF-17, in cui secondo la storia avrebbe volato anche l’alfiere Jack Ernie, ricevette il battesimo del fuoco durante l’Operazione Cartwheel, l’imponente offensiva guidata dal generale MacArthur e dall’ammiraglio Halsey che mirava a isolare e neutralizzare la potente base militare giapponese di Rabaul, in Nuova Britannia.
I Corsair del diciassettesimo squadrone combatterono a Bougainville, nelle Isole Salomone, diventando una delle “prime unità della Marina statunitense a entrare in azione nel tentativo di riconquistare il controllo dell’area dai giapponesi”, concludendo la guerra con 313 vittorie aeree. Alla fine del conflitto, tra il VF-17 originario e quello ricostituito nel 1945 a bordo della portaerei Hornet, i Jolly Rogers erano entrati nella leggenda dell’aviazione navale americana, e con loro la mitologica figura di Jack Ernie, alfiere dello squadrone, i cui resti, stando alla storia non ufficiale ma finora tramandata dalla US Navy, sono stati “recuperati al termine della guerra” e riposti, con il benestare della sua famiglia, in una teca di vetro che viene affidata al pilota più giovane della squadriglia per esaudire l’ultimo desiderio di Ernie: ricordarlo con i Jolly Rogers.
Oggi la tradizione è mantenuta viva dagli uomini e dalle donne del VFA-103 che volano sugli F/A-18 Super Hornet e hanno preso parte a missioni di combattimento nella prima guerra del Golfo e nella lunga lotta al terrorismo che ha previsto lo spiegamento delle forze imbarcate su portaerei in supporto delle operazioni condotte in Iraq e Afghanistan.
Stando a quanto viene narrato nella US Navy, i resti del vecchio Jack vennero ritrovati solo molti anni dopo, e la storia dell’alfiere Ernie onorata dal 1959, quando “venne alla luce grazie alla sua famiglia”. Su loro “suggerimento e consenso, il suo cranio e i suoi femori furono racchiusi in una teca di vetro e donati allo squadrone, esaudendo così l’ultimo desiderio”, quello di essere ricordato tra i suoi compagni di squadriglia.
Per questo, il pilota più giovane è costretto a portarlo sempre con sé dal suo comandante: "Andiamo alle partite di baseball, facciamo gite di squadrone, e poi lui lo riporta a casa la sera, ogni singola sera”, raccontò in un’intervista il comandante della squadriglia. Per i diari di bordo, Jack Ernie, l’alfiere dei Jolly Rogers, continua a volare con loro, almeno nello spirito, e continua a essere presente quando ogni giovane pilota prende in consegna la teca di vetro che custodisce teschio e tibie incrociate, e il motto “Fear the Bones” riecheggia nell’hangar delle navi da guerra più potenti del mondo.
