La notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola per l’attentato subito da Sigfrido Ranucci ha colpito molti. L’iniziativa della procura di Roma è stata inaspettata e ribalta tutte le ipotesi che finora erano state avanzate sulla matrice dell’ordigno piazzato davanti a casa del conduttore, che fortunatamente non ha fatto vittime. Con Lavitola sono indagati anche Pellegrino D'Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis e Clesio Tavares Gomes. A tutti loro vengono contestati a vario titolo i reati di tentato delitto di strage, detenzione, porto e impiego illegale di esplosivi, danneggiamento aggravato e minaccia aggravata, tutti contestati con l'aggravante del metodo mafioso. “Sono veramente stordito, è un amico”, queste le parole del conduttore di Report a La Stampa. “Ci sentiamo al telefono molto spesso. Chiamate e messaggi settimanali se non giornalieri”, ha aggiunto Ranucci, che non riesce a darsi pace per questa svolta nell’indagine.
Secondo l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma, Lavitola ricoprirebbe il ruolo di mandante mentre Gomes, camerunense di 47 dipendente di un ristorante riconducibile a Lavitola, avrebbe svolto la funzione di intermediario tra il presunto mandante e gli esecutori materiali dell'attentato. Secondo l'accusa, l'imprenditore avrebbe dato mandato a Gomes Clesio Tavares '”di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all'abitazione di Ranucci e “in un'occasione partecipando con Clesio Tavares a un sopralluogo nei pressi dell'abitazione del giornalista''. Gomes e Lavitola si conoscono almeno dal 2017, anno a partire dal quale risulta l’assunzione nel locale, dove Ranucci sarebbe andato diverse volte, come testimoniano anche delle foto rese pubbliche. Nulla di strano, visto che erano amici, almeno stando a quanto riferisce Ranucci. Subito dopo l’attentato, forse per far perdere le tracce o per evitare le attenzioni degli investigatori, l’imprenditore avrebbe consigliato al suo dipendente di tornare in Camerun, preoccupandosi perfino della sua assistenza legale. L’uomo, stando a quanto emerge dall’indagine, sarebbe tutt’ora nel Paese africano. Nel decreto si spiega, inoltre, che D'Avino, quando è stato raggiunto dalla misura cautelare avrebbe detto al suocero di “avvisare Clesio Tavares affinché quest'ultimo avvisi 'quell'altro'” presumibilmente Lavitola.
“Forse vale la pena leggere questo vecchio articolo de Il Riformista, pubblicato quando ero direttore di quel giornale, un giornale che - almeno allora - faceva persino qualche scoop”,
ha scritto Matteo Renzi nella sua e-news in merito alla vicenda, pubblicando un articolo del quotidiano datato 23 maggio 2023 dal titolo “Altro che autogrill, la cena tra Ranucci, Lavitola e un importante prelato”.