Grazia Ingrao è agente di Polizia locale da 28 anni e segretario aggiunto del Dicap Sulpm di Milano Quali sono le principali criticità per gli agenti?
«Sul territorio nazionale e a maggior ragione nelle città metropolitane, dove i problemi di sicurezza sono più marcati, manca un inquadramento definito del nostro ruolo sulle dotazioni organiche, le dotazioni per la tutela dell'operatore durante l'espletamento del servizio a tutela anche del cittadino e del reo. Poi la previdenza e il profilo assicurativo, perché a Francesco, l'agente morto martedì durante un inseguimento, non spetta nulla. Siamo inquadrati come dipendenti del Comune: è come se fossimo amministrativi con la pistola. Altro che morte di Stato...».
Cosa significa?
«La legge 65 ha definito i ruoli ovvero ha aperto lo spazio per quanto riguarda la Polizia Giudiziaria, il ruolo amministrativo, il ruolo di sicurezza è stato definito dalla legge Minniti e dal successivo decreto Salvini in termini di Polizia di Prossimità e di Sicurezza pubblica».
In concreto?
«Noi vogliamo essere parificati alla Polizia Stato, ai Carabinieri, ma serve una legge organica perché ci manca la copertura legale, la questione assicurativa e previdenziale. È mai possibile che un agente di polizia locale a 67 anni debba andare ancora in pattuglia? Se un cittadino ha bisogno si rivolge a noi, ma non è possibile che abbiamo problemi di territorialità, di porto dell'arma, se ci infortuniamo in una manifestazione... Questo si chiama ordine pubblico, eppure se mi infortuno non vengo pagato allo stesso modo di un agente della polizia di Stato o di un carabiniere. Non ho la possibilità di andare in pensione a 62 anni».
Siete sotto organico?
«A Milano stanno cercando di recuperare per arrivare ai numeri del corpo con Albertini sindaco. Di fatto siamo arrivati a 3.150 operatori, numero che se fino a ieri poteva essere sufficiente, oggi nella situazione in cui ci ritroviamo e nella continua richiesta di presenza sul territorio per la sicurezza urbana potrebbe essere problematico anche se cerchiamo di essere presenti sul territorio per rispondere a tutte le richieste che arrivano dalla cittadinanza, dalla politica o dalle necessità del caso».
Per la strumentazione, il consiglio comunale continua a tergiversare sulla dotazione del taser.
«Sono solo motivi ideologici, perché la giunta ha dato incarico al comandante Mirabelli di procedere con la sperimentazione che è stata fatta per ben 6 mesi e ha avuto esito positivo, soprattutto per il valore di deterrenza del taser che è il più importante. Sotto una divisa, ci sono un padre, una madre di famiglia, ma anche un giovane come Francesco. Noi crediamo nella divisa, nel valore delle nostre azioni, in quello del nostro ruolo e del servizio che svolgiamo ogni giorno, ma vorremmo tornare a casa la sera dalle nostre famiglie».
La settimana scorsa un agente è stato morsicato da un clochard: secondo lei, con il taser si sarebbe potuta evitare la colluttazione?
«Come fattore di deterrenza è verosimile, ma ovviamente fin quando non lo avremo, non lo potremo dimostrare. Il Comune adesso si deve svegliare, ma non solo».
Cioè?
«La Regione ci ha tolto la possibilità di viaggiare gratis sui mezzi pubblici. Peccato però che i controllori si rivolgano a noi quando sono in difficoltà. Perché noi interveniamo anche sui mezzi, nel tragitto casa-lavoro eppure anche la Regione sta tergiversando sulla delibera per la Polizia locale. Noi non abbiamo un ministero o una forza politica alle spalle, quindi i primi che vengono messi da parte dal punto di vista dei diritti sono gli agenti di Polizia locale».
Ha visto però che il presidente del Consiglio è intervenuto sulla tragedia di martedì.
«Abbiamo apprezzato tutte le manifestazioni di cordoglio delle prime cariche dello Stato, a partire dal presidente Sergio Mattarella,
il presidente del consiglio e del Senato, i vari ministri. Ma dopo il giusto apprezzamento, se si vuole dare dignità a quello in cui credeva Francesco, passiamo a una legge seria e non il Ddl che è ancora fermo al Senato».