Una risonanza magnetica urgente, prescritta per accertare una possibile sclerosi multipla. Tempo previsto dalla classe di priorità: dieci giorni. Prima data disponibile: 18 giugno 2030. Accade al Policlinico di Bari, dove una donna si è rivolta al Centro unico di prenotazione dopo la richiesta formulata dal medico curante il 12 giugno scorso. I sintomi manifestati nelle settimane precedenti hanno fatto sorgere il sospetto di una patologia seria. Per questo sulla prescrizione era stata indicata la classe B, quella riservata alle prestazioni “brevi”, da effettuare entro dieci giorni.
La risposta del Cup, però, ha trasformato l’urgenza in un’attesa di quattro anni. Il caso, raccontato dal Corriere della Sera, potrebbe essere legato alla scelta di eseguire l’esame proprio al Policlinico, struttura sottoposta a una forte pressione per l’elevato numero di pazienti. Resta però la distanza, difficilmente spiegabile, tra i tempi indicati dal medico e quelli proposti dal sistema di prenotazione.
Non si tratta dell’unico episodio segnalato in Puglia, Regione da tempo al centro delle polemiche per il dossier sanità. A Lecce una donna che doveva sottoporsi a un’ecografia tiroidea si è vista assegnare come prima data utile il 18 luglio 2029, all’ospedale di Copertino. In questo caso la prescrizione riportava la classe D, differibile: la prestazione avrebbe dovuto essere garantita entro sessanta giorni. Nessuna emergenza immediata, dunque. Ma tra due mesi e tre anni la differenza resta evidente. E riporta al centro il problema delle liste d’attesa.
La normativa prevede inoltre una tutela precisa. Quando una visita o un esame non vengono garantiti entro i tempi massimi associati alla classe di priorità, il cittadino dovrebbe poter ottenere la prestazione in regime di intramoenia oppure presso una struttura privata accreditata, pagando soltanto l’eventuale ticket. Un meccanismo rafforzato dal decreto approvato dal governo Meloni nel 2024, ma che secondo le segnalazioni troverebbe ancora un’applicazione limitata nelle aziende sanitarie.
Sui due casi è intervenuto l’assessore regionale alla Salute Donato Pentassuglia, annunciando verifiche sulle procedure di prenotazione. “Approfondiremo entrambi gli aspetti”, il suo annuncio: “Dobbiamo capire perché questa prenotazione a 4 anni di una prescrizione B, sia potuta accadere. Bisogna indagare se si tratta di un problema di flusso delle prenotazioni o di errata registrazione. C’è sempre una percentuale di inappropriatezza prescrittiva e di duplicazione di richieste: questo va ad intasare le liste d’attesa per chi arriva ora”. “Noi”, ha aggiunto, “non stiamo tralasciando nulla, abbiamo bisogno di fare approfondimenti per dare risposte sia per il rispetto delle norme, sia della corretta presa in carico dei pazienti”.
La Regione intanto prorogherà per altri sei mesi, fino a dicembre, il piano straordinario per l’abbattimento delle liste d’attesa. L’obiettivo – segnala il Corriere – è aumentare il numero delle prestazioni nelle discipline che hanno mostrato le maggiori difficoltà. Nei prossimi giorni sono previsti incontri con le aziende sanitarie per consolidare i dati relativi ai primi cinque mesi di attività e stabilire gli interventi successivi, comprese le risorse da mettere in campo. Finora sarebbero state contattate complessivamente 220 mila persone. Il lavoro di verifica avrebbe determinato una riduzione media del 10 per cento delle prescrizioni, anche attraverso l’eliminazione di richieste duplicate o non più necessarie.
I
numeri descrivono uno sforzo organizzativo, sì, ma le date comunicate alle due pazienti raccontano un’altra realtà: quando il calendario del Cup arriva al 2029 o al 2030, il problema non è più soltanto ridurre una coda.