Scroll culture
locuzione nominale
Attitudine a passare da una cosa all’altra senza fermarsi, scorrendo tra argomenti, contenuti o situazioni senza sosta. È una dinamica che deriva dai social media e dallo scorrimento costante dei feed, caratterizzato da consumo rapido e frammentato di informazioni, attenzione selettiva, continua ricerca di stimoli immediatamente gratificanti, e una soglia di noia molto bassa.
(loc. nom.)
Abitudine di passare da una cosa a un’altra continuamente. Esempio: I social media hanno completamente cambiato i nostri tempi di attenzione: se un video non mi prende nei primi secondi, passo oltre.
Self aware
aggettivo
È un termine derivante dalla psicologia che indica la consapevolezza di sè, dei propri limiti, bias, comportamenti e del proprio impatto sugli altri che si manifesta in una forte introspezione su temi come autenticità e identità. È un valore oggi comunemente apprezzato per trasparenza e credibilità.
(agg.)
Consapevole di sè e dei propri limiti e capace di autoriflessione. Esempio: Momento self aware: mi rendo conto che sto procrastinando senza motivo.
Slay
verbo, interiezione
Fare qualcosa così bene che viene notato da tutti, sintomo di autostima ed empowerment. È un termine inglese che letteralmente significa uccidere, ma che in slang acquista il significato di spaccare o eccellere, molto diffuso sui social media e nella cultura pop.
(v.)
Fare qualcosa in modo eccezionale o apparire impeccabile. Esempio: Ha slayato il reel: l’editing e il mood del video sono incredibili.
Too corporate
locuzione aggettivale
Indica un contenuto, un brand o una situazione eccessivamente istituzionale, freddo o autocelebrativo nel linguaggio o nello stile, privo di autenticità e personalità. Letteralmente troppo aziendale, è un termine usato come una critica a un modo di comunicare o comportarsi che risulta essere troppo rigido e burocratico.
(loc. agg.)
Troppo formale, rigido e impersonale. Esempio: Questa presentazione è davvero too corporate, dobbiamo renderla più autentica.
Triggerato
participio aggettivale
Quando una parola, un argomento, una persona o una situazione mette a disagio e innesca un meccanismo di allontanamento e fuga immediato. Deriva dall’inglese trigger , che significa proprio innesco, ed è un termine usato anche nel mondo della psicologia per riferirsi a uno stimolo che riattiva delle reazioni emotive intense.
(part. agg.)
Innervosito, messo istantaneamente a disagio, che ha avuto una reazione emotiva forte. Esempio: Quell’argomento per me è molto delicato, quando ho sentito che ne parlavano, mi ha triggerato subito e sono andato via.
Trust issue
locuzione nominale
Indica la difficoltà a fidarsi pienamente di persone, istituzioni o brand, che scaturisce nella continua ricerca di prove e conferme di autenticità e trasparenza. È un termine derivante dal mondo della psicologia ma diffuso online per descrivere un pattern relazionale molto comune tra la Gen Z.
(loc. nom.)
Fatica a fidarsi per precedenti delusioni o insicurezze. Esempio: Ultimamente ho un trust issue con i brand di skincare. Ne ho provati tanti, ma nessuno è mai davvero così efficace come dice di essere!
Vibe check
locuzione
Dall’inglese vibe, atmosfera, e check, verifica, indica il controllo dell’atmosfera, dell’energia o dello stato emotivo di una persona, di un ambiente o di una situazione per capire se è positivo, neutro o negativo. È utilizzato come invito a testare il clima del momento, osservando segnali, dinamiche e relazioni sia in contesti sociali molto informali sia in situazioni più professionali.
(loc.)
Valutazione rapida dell’atmosfera o dell’energia di un gruppo o di una situazione. Esempio: Prima di iniziare, facciamo un veloce vibe check in sala riunioni e vediamo com’è.
